MARIA MADDALENA DE’ PAZZI SANTA DELL’ “AMORE NON AMATO”

di Cinzia Colzi // pubblicato il 18 Maggio, 2007

Il Seminario Arcivescovile di Firenze (lungarno Soderini, 19) ospita, fino al 20 luglio 2007 (martedì-venerdì: 10-12.30 / 16-18.30, sabato e festivi: 10-13), la mostra iconografica Maria Maddalena de? Pazzi. La Santa dell??Amore non amato? per approfondire la significativa vicenda spirituale della Santa, ultima figura fiorentina canonizzata dalla Chiesa.

Sono esposti 28 dipinti antichi dei secoli XVII e XVIII, 2 legni dipinti e 14 reliquie della Santa (tra cui un paio di scarpine, una cuffia, uno dei piccoli guanciali su cui morì e vari oggetti di culto). Le opere provengono dal Monastero delle Suore Carmelitane di Careggi, a eccezione di alcuni oli su tela provenenti dal Museo dell?Opera del Duomo di Prato (Livio Mehus), dall?Abbazia di San Miniato al Monte (Francesco Conti), dalla Galleria degli Uffizi (Andrea Sacchi) e da tre collezioni private.
Tra gli autori ricorrenti nel percorso espositivo rileviamo Francesco Curradi, Andrea Camassei, Andrea Sacchi, Carlo Dolci e Giovan Camillo Sagrestani.

Mostra e catalogo (edito da Polistampa) sono stati curati da Piero Pacini, autore di numerosi studi sulla Santa, e documentano i principali momenti di un?evoluzione spirituale e iconografica che inizia col rigore monastico della Controriforma e, per gradi, sfocia nei fastosi ?teatri del Paradiso? dei pittori al servizio dei Barberini e della Chiesa romana.
Tre sono i motivi iconografici peculiari della vicenda di Santa Maria Maddalena de? Pazzi: la sua ascesi mistica, l?afflato celebrativo degli anni della Beatificazione e della Canonizzazione, la Santa intesa come simbolo della Chiesa romana che riafferma il suo magistero spirituale dopo il Concilio di Trento.

Domani, l?urna con il corpo incorrotto della Santa, giungerà al Seminario Arcivescovile dove resterà fino alle ore 21 di domenica 20 maggio quando, con una processione, sarà trasportato in Duomo per restarci fino a sabato 26, giorno in cui la Santa sarà condotta a Pistoia.

Se si esclude il breve, ma importante incontro con Maria de? Medici, regina di Francia, nel 1600, la vita della Santa è priva di eventi ?sociali?. Caterina de? Pazzi nasce a Firenze il 2 aprile 1566, in una delle famiglie più in vista della nobiltà fiorentina, da Maria Buondelmonti e da Camillo di Geri de? Pazzi, commissario del Granducato toscano. Battezzata come Caterina, ma chiamata Lucrezia, ha tre fratelli: Geri, Alamanno e Braccio. Il 27 novembre 1582, a sedici anni, entra nel Monastero di clausura di Santa Maria degli Angeli (oggi San Frediano in Cestello, in Oltrarno), il più antico dell?Ordine Carmelitano. Qui riceve il nome di Suor Maria Maddalena.
Dopo la professione religiosa, il 27 maggio 1584, inizia un itinerario mistico contraddistinto da prodigi e da esperienze singolari che fanno di lei una delle più grandi estatiche della Chiesa. I primi cinque anni di vita monastica sono i più ricchi di notizie: estasi, esperienze mistiche e drammatizzazioni di episodi evangelici si intrecciano con la vita ordinaria della giovane carmelitana. In realtà la varietà di fenomeni è assai diversificata: dalla meditazione sulla Parola a sospensioni di coscienza, fino a scene di mimo.

A eccezione di tre lettere, non scrive niente di proprio pugno. Ma poiché i suoi confessori vogliono determinare se l?origine di questi fenomeni sia divina e se lei comunichi dal suo stato di estasi (non volendo le suore ?lassar perdere nessuna? delle sue parole), Maria Maddalena è obbligata a riferire ai superiori tutto ciò che le accade tramite le sorelle che trascrivono ogni sua parola fuori e dentro dell?estasi. Vengono così raccolte sotto dettatura le relazioni delle sue esperienze mistiche, integrate da altri testi di natura biografica, avvisi, ammaestramenti e ricordi personali, raccolti a titolo particolare da altre carmelitane che con lei vivono: tutto questo materiale verrà a costituire una delle più grandi opere della letteratura mistica cattolica.

Ammalatasi, Maria Maddalena passa gli ultimi tre anni travagliata nel corpo e nello spirito, fino alla sua morte che la coglie il 25 maggio 1607 a quarantun?anni, colpita da tubercolosi polmonare.
A un anno dalla sepoltura, il corpo della mistica è ancora incorrotto; le carmelitane ne avviano la venerazione e tra i fiorentini si fa strada la fama della sua santità.
Nel 1609 ? su invito di Maria de? Medici, regina di Francia ? viene stampata la Vita della Madre suor Maria Maddalena de? Pazzi fiorentina, stesa dal confessore Vincenzo Puccini.
Nell?agosto del 1611 l?Arcivescovo Alessandro Marzio Medici ? futuro Papa Leone XI ? avvia il processo diocesano informativo; l?8 maggio 1626 Papa Urbano VIII la dichiara Beata; e il 28 aprile 1669 Papa Clemente IX la proclama Santa.
Sotto il Granducato di Cosimo III, in un clima di esultanza e di grande coinvolgimento popolare, col contributo dei maggiori artisti del tempo, viene portata a termine la sontuosa cappella della Santa nella chiesa di Borgo Pinti; le sue spoglie vengono collocate nel sacello decorato da Carlo Marcellini. Il suo corpo resterà lì fino al 1888, quando viene spostato nel nuovo monastero di piazza Savonarola. Nel 1928, sarà infine collocato in quello di Careggi, dove tutt?ora è custodito dalle consorelle carmelitane.

Gli articoli su internet devono essere, per loro natura, coincisi e brevi, ma, ogni tanto faccio delle eccezioni e questa ne è una.
In conclusione,?riporto un saggio di Mons. Stefano Manetti, Rettore del Seminario Arcivescovile, perché vorrei che i lettori percepissero la celebrazione del quattrocentesimo anniversario del transito di Santa Maria Maddalena quale riconoscimento di Firenze alla personalità di chi lasciato un segno indelebile nel suo tempo.
La devozione ha oltrepassato le mura della comunità religiosa per investire di ammirazione la città, e non solo nella sua componente ecclesiastica, bensì nel sentimento stesso del popolo, da cui fu immediatamente riconosciuta come uno dei personaggi più meritevoli di venerazione già al suo tempo,?come attestano le cronache contemporanee e come verrà ripreso dai biografi.
La Santa fiorentina dei fiorentini o, forse, da donna, sento il desiderio di accostamento?all?Etttrice Palatina perché donne gloriose della nostra storia, ma, soprattutto, per il loro messaggio senza tempo.

?Inevitabilmente le celebrazioni di questi giorni ripropongono la domanda: cosa ha da dire Santa Maria Maddalena a Firenze oggi? Quale il suo messaggio per la cultura, per la città? Se guardiamo alla sua vita essa si presenta lineare, casa-famiglia-monastero, niente conversioni clamorose, niente colpi di scena. Una ragazza di nobile casato entra in religione all?età di 16 anni e inizia l?iter formativo ordinario. Dopo appena due anni la sua vicenda sarebbe già terminata: malata gravemente di tisi è data per spacciata, il padre confessore ordina che le si faccia fare la professione religiosa in articulo mortis. Quando viene riportata in infermeria, la suora che doveva assisterla nel suo ultimo respiro non sentendola più tossire scosta la tenda per vedere, credendo che fosse già andata all?altro mondo: Suor Maddalena è invece ratta in Dio: ?...aveva fatta una faccia bellissima, con le carni vermiglie...?. In un certo senso è davvero ?nell?altro mondo? e ci rimarrà tutta la vita per via di quel tiro interiore che la rapisce senza preavviso, in qualsiasi luogo del convento e in qualsiasi ora, per introdurla quasi fisicamente nella dimensione soprannaturale. A questa sua prima estasi da religiosa ne seguiranno moltissime altre (ne sono state contate più di quattrocento), alcune duravano giorni. La raccolta iconografica che abbiamo di fronte ci fa intuire il mondo di Santa Maria Maddalena, vi è ritratta in alcuni momenti alti del suo rapporto con Dio. ? entrata giovanissima nel mondo di Dio e le è stata data la grazia di esplorarlo in un modo originalissimo e straordinario. Vi entra con tutta la sua femminilità: le sue espressioni sono cariche di un?affettività intensa, umanissima. La sua mistica non è una lama che separa in lei spirito e corpo, tutt?altro: il corpo vi partecipa in tutta la sua consistenza, ha un ruolo di primo piano. Si potrebbe dire che le sue estasi sono ?corporee?, ella si deve muovere, deve gridare, è avvampata dal caldo, ?si rizza a volo?: ?Questa pena la dimostrava per i gesti e movimenti di esso corpo, però che non si fermava punto. Quando si allargava nelle braccia, quando batteva le mane insieme; hor pigliava la tonaca e mantello che haveva indosso e con gran forza gli tirava, a tale che stracciò un pezzo di mantello e ancora la tonacella, e non restava punto di dire: 'Amore, Amore', e chiamar l'anime che venissino a il? suo Amore. Ardeva tanto la fiamma del? divino amore nell'anima sua che trapassava ancor nel? corpo, onde fece un viso molto infocato; e per il? gran calore non poteva tenere nulla in sul' petto, e si sventolava come quando si sente un gran caldo.? (PO2 189).
Se ci addentriamo negli scritti che rendono conto di questa esplorazione del divino, rimaniamo abbagliati da tanto splendore: ella descrive Dio plasticamente, dipinge quadri immensi in cui la divinità nel suo mistero ineffabile ci è presentata con immagini originali, costruite con estro e piglio artistico, capaci di lasciarti smarrito mentre le segui. Non poteva essere altrimenti in un?anima fiorentina che vive al tramonto dell?età d?oro della città che ha dato i natali all?Umanesimo e al Rinascimento e che doveva, in qualche modo, rappresentarne misticamente il carisma. Ella dice l?indicibile di Dio, descrivendolo in figure diventate nel suo dettato esempi per unire il visibile e l?invisibile, mentre il suo afflato amoroso si esprime con una musicalità appassionata, sgorgante dalla tenerezza infinita che le è provocata dalla contemplazione dell?amore di Dio: ?(il Verbo) va bussando a tutti, va dolcemente battendo, ricercando che ognuno si disponga a ricevere questo dono (dello Spirito Santo). Va soavemente cantando con dolce pianto, va giubilando piangendo, ricercando che ognuno sia disposto a ricevere esso dono?E (lo Spirito Santo) con il suo peso e leggerezza si muove in tutti quei luoghi idonei e preparati a riceverlo. Dal suo molto parlare e molto tacere è sentito da tutti; con uno impetuoso sguardo, immobile e mobilissimo, a tutti s'infonde. Con l'operare e col' suo non operare fa grandissime, degne e ammirabili opere. Col' suo andare della ferma sua immobilità, si ferma e strugge ogni cosa. Col' suo intenso, sapiente e stolto udire, ode nulla, udendo ogni minimo ché? (RE 61).
L?apice della sua santità, l?esperienza del nudo patire, viene raggiunto negli ultimi tre anni della sua vita terrena (1604-1607), all?inizio di un secolo nel cui grembo saranno concepiti eventi che determineranno la cultura successiva fino a noi. Nella prima metà del secolo XVII, (periodo attorno al quale si collocano la maggior parte dei dipinti della mostra), scoppia la Guerra dei Trent?anni e gli eserciti cristiani riempiranno l?Europa di terrore, mentre si consuma quel divorzio tra religione e cultura i cui effetti ci riguardano. Galileo scrive il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo e Cartesio pubblica il suo Discorso sul metodo. ? il secolo che ha dato i natali alla scienza moderna.
La nostra Santa è piuttosto un personaggio del ?500 ma mi piace cogliere la sua attualità a partire dal fatto che il frutto maturo della sua ascesi venga deposto nell?incipiente ?600, all?alba del secolo nascente. Santa Maria Maddalena chiese il nudo patire perché su di lei si facesse la giustizia, fosse dato cioè a Dio l?amore che gli spetta e che raramente gli viene tributato dalle anime. Da qui il desiderio di finire nuda con Cristo in croce e il giusto appellativo di Santa dell?Amore che gli sarà tributato. Questo è il suo carisma: l?eccesso d?amore. Suor Costanza Morelli, una delle sue consorelle scrive: "in tempo di sua vita ebbe spesso di simili eccessi e andava per il convento esclamando: 'Amore, Amore, Amore, non amato nè conosciuto! Incitava le anime che venissero ad amar Gesù e incontrando le monache le prendeva per mano, e non si zittiva finché non le dicevano di voler amare questo Signore e talvolta, prendendo le fune delle campane, suonava a fuoco d'amore, chiamando le anime che venissero ad amare Dio. E a vederla in tali eccessi, accendeva a questo amore?.
Eccedere nell?amore e accendere a questo amore:
ecco il suo ritratto, dove possiamo senz?altro trovare un motivo della sua attualità: l?uomo è oggetto di un amore smisurato che supera la sua conoscenza, l?amore divino che non contraddice la natura umana ma ne offre piuttosto la chiave interpretativa, essendo in grado di decifrarne il mistero, di illuminarne il destino, di soddisfarne le aspirazioni. Il suo fervore mistico ci giunge come un appello a voler considerare l?amore ?non conosciuto? per scoprirlo ?vita vitale?, sorgente di una rinascita spirituale. Per dirla con una espressione dei giorni nostri: ?Cristo svela l?uomo all?uomo e gli fa nota la sua altissima dignità? come ci ha ripetuto continuamente Giovanni Paolo II (tra l?altro formato alla spiritualità carmelitana) nel suo storico pontificato. La Santa lo diceva a modo suo: "Amore, Amore! O Amore, che non sei né amato né conosciuto! ?. O anime create d'amore e per amore, perché non amate l'Amore? E chi è l'Amore se non Dio, e Dio è l'amore? Deus charitas est!?.
 

Dettagli