MACRO
di // pubblicato il 09 Giugno, 2008
Al MACRO, Museo d’Arte Contemporanea Roma, che si propone di sostenere e dare visibilità all’arte emergente, sono state inaugurate tre mostre di giovani artisti contemporanei.
Gregor Schneider
Dal 1990 l’artista nato nel 1969 in una piccola zona industriale della Germania e più precisamente a Rheydt, ricrea incessantemente, nelle varie mostre allestite nel mondo, gli ambienti della sua casa natale, ed ogni volta gli stessi spazi ricreati spariscono da quella originale. Le finestre così come le porte dell’edificio vengono oscurate, ed ermeticamente tagliate fuori dal mondo con pannelli isolanti, nel tentativo di portare a compimento il suo progetto di rivisitazione degli spazi domestici dal titolo “Haus ur” appunto “la casa morta”.
Nella mostra di Roma ricrea questa volta la sala da bagno e la camera da letto dei genitori. Oltre ad un terzo ambiente costituito da una cella di isolamento.
Questa sua ossessiva ricostruzione degli spazi della casa di Rheydt, nonché l’introspezione artistica che ne deriva gli hanno permesso di vincere il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 2001.
La mostra è allestita presso le sale MACRO che per l’occasione l’artista ha voluto in total black, così da trasmettere al visitatore una sensazione claustrofobica ancora più potente che avrà il suo culmine nella “cella di isolamento”. La stessa fa parte del progetto di studio ed analisi di quegli spazzi pubblici che per la loro destinazione hanno un forte impatto emotivo. In questo caso il riferimento è al carcere di Guantanamo a Cuba.
FORGET THE HEROES di Paolo Chiasera 
Presso le sale Panorama, sempre al MACRO di Roma, è allestita questa mostra destinata alla Collezione Permanente del Museo.
L’artista, considerato tra i più promettenti della realtà contemporanea, sviluppa nella mostra un progetto ambizioso, quello cioè di trasformare le teorie di quattro grandi del ‘900, che con le loro idee hanno comunque segnato la nostra epoca.
E più precisamente, l’economo Adam Smith, l’architetto e designer Le Corbusier, le teorie informatiche di Seymour Cray ed infine il linguista Noam Chomsky.
La mostra che è allestita in due sale, ha il compito di dimostrare come queste teorie abbiano subito l’influenza del tempo, al quale si sono andate via via adeguando, perdendo parte di quella efficacia che le aveva viste invece nascere come rivoluzionarie.
Il tentativo è di creare un’alterananza tra distruzione e costruzione. Nei video le mani dell’artista distruggono le statue di creta che ritraggono i quattro personaggi e successivamente quelle stesse mani sono intente nella costruzione di materia nuova.
Per ultima, ma solo per elencazione, la mostra del brasiliano Ernesto Neto, fino al febbraio 2009, occupa l’intera galleria vetrata del museo e che è alla sua prima personale in un museo italiano.
Fedele alla tradizione di coinvolgere totalmente i sensi del visitatore anche in questa mostra ogni distanza con l’arte viene abbattuta creando “un’arte che unisce, che ci aiuta a interagire con gli altri, che ci mostra il limite, inteso non come un muro, ma come un luogo di sensazioni, di scambio e di continuità.”
Enormi contenitori di lycra, appesi alle capriate del soffitto, sono sospesi a circa un metro da terra ed al loro interno contengono quantità infinite di spezie macinate: chiodi di garofano, pepe, cumino, zenzero, curcuma. Il profumo, forte e incessante coinvolge totalmente l’olfatto in una sorta di capogiro di sensazioni.
Le tre mostre, nello loro così assoluta particolarità, evocano emozioni forti, lontane dalla tradizione a cui siamo abituati, per portarci, prepotentemente, in un modo di fare arte sperimentale che coinvolga anche i nostri pensieri e li scuota dal pensare comune.
Per ulteriori informazioni
www.macro.roma.museum