Lo Zibaldone della Firenze perduta
di // pubblicato il 04 Marzo, 2008
Ebbi fede e pregai la patria nostra / La vidi schiava, quando uscii da scuola
Con Rospetti e Mazzini, anch’io la stola / Cinsi di giacobino e ne fei mostra.
Vidi, più tardi, che la scenza sola / Fa i miracoli veri…a nuova giostra
Scesi ben tosto e abbandonai la chiostra / Dei credenti nell’inno e nella fola.
Io son fatto così, mia mercé tale / O in mercede dei tempi e non mi curo
Di finire in galera o all’ospedale. Quello ch’io so, che se fo’ guerra al muro
Nella coscienza mia discerno il male / E il meglio è l’ideal del mio futuro.
10 ottobre 1860
(Carta 25 verso. Sonetti. A rime obbligate)
Questa mattina, alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, è stata presentata l’edizione anastatica dello Zibaldone di Telemaco Signorini, un momento di autentica emozione per qualsiasi fiorentino perché il pittore rappresenta una figura centrale della nostra cultura nella seconda metà dell'Ottocento.
E' però riduttivo definirlo pittore perché intellettuale cosmopolita, giramondo, poeta versatile e polemista appassionato, un uomo che, se esistesse oggi, andrei a cercarlo ovunque si nascondesse!
In epoca globalizzata dove il pensiero soccombe all'arroganza divenuta status, il volume ci dona una chiara sintesi critica di un segmento della nostra storia, quando esisteva dibattito e contraddittorio.
Tenerlo in mano, sfogliarlo, immergersi in quella lucida analisi, è ossigeno puro, un antidoto al banale, alla volgarità, al nulla intellettuale di chi popolare o famoso, predica dai media sempre più genoflessi alla nuovissima "utilità" senza passato e senza futuro.
Un progetto editoriale di valore straordinario come la sua complessità e l’anastatica (edizioni Sillabe) offre a studiosi e lettori appassionati un documento unico, senza eguali che Signorini compose, affidando alle pagine di questo diario di vita, ritagli di articoli e immagini tratte dalla stampa dell’epoca, foto, disegni e caricature autografe, riflessioni e versi spesso inediti vergati di proprio pugno, in un collage culturale, artistico e umano, che arricchisce la conoscenza non solo dell'autore, ma anche di tutto il mondo a lui circostante.
Lo Zibaldone è dunque l’autobiografia critica e sentimentale di un artista socialmente aristocratico, quanto culturalmente aperto alle suggestioni di un’arte rinnovata e le sue pagine divengono testimonianza di uno specifico periodo in cui, la Firenze postunitaria, è polo catalizzatore dell’intellighenzia europea, meta privilegiata di libere accademie del gusto.

Composto da 167 carte recto-verso, il volume è di grande formato (32 cm x 21,5) e si leggono, tra l’altro, le prime segnalazioni critiche degli impressionisti (con i nomi, allora poco noti in Italia, di Monet, Manet, Pissarro, di cui Fattori commentava: “Ho veduto due quadri dell’impressionista Pissarro! Brutti...Signorini vuole farmeli passare per belli!”) e si ricordano i giorni giovanili del Caffè Michelangiolo e delle polemiche macchiaiole, gli incontri con John Ruskin e James Whistler, i rapporti con i mercanti d’arte europei, l’ammirazione per Proudhon, le amicizie con le grandi dame, le discussioni con Carducci ed Enrico Nencioni, la passione per la fotografia mentre, tra i versi, le stesse dediche ai libri di sonetti rivelano un mondo di relazioni amicali intense e durevoli, vissute anche con spirito e ironia. A Fucini scrisse: “Renato / Ho partorito / E il mio figliuolo è nato / Tal quale come è stato concepito”. E a Collodi: “Carlo se la grammatica / Ti accenna uno sproposito / Non far, come sei solito / Dando di naso in natica / Stringendo un occhio o due / Per darmi un po’ del bue”.

L’iniziativa ha inaugurato il programma di celebrazioni fiorentine nel centenario della morte di Giovanni Fattori (di cui Elisabetta vi ha anticipato, lo scorso 22 febbraio, tutti gli eventi del 2008) ed è stata elaborata da Carlo Sisi, uno dei massimi esperti di arte dell’Ottocento.
Il progetto è promosso e prodotto dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze (che farà dono dell’anastatica alle biblioteche pubbliche italiane) con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze.
Alla presentazione dell Zibaldone, insieme a Carlo Sisi, hanno partecipato il presidente dell’Ente Cassa Edoardo Speranza, Isabella Lapi Ballerini, direttore della Galleria d’arte moderna (dove lo Zibaldone originale sarà esposto nella Sala del Fiorino con alcune copie consultabili fino a tutto il mese di aprile), i docenti di Letteratura italiana Enrico Ghidetti e Storia dell’arte Ettore Spalletti, e Silvio Balloni curatore del volume allegato, con saggio critico e indice dei duemila nomi citati da Signorini, un lavoro di due anni, ma il cui risultato è sorprendente e diverrà valido strumento per docenti e studenti.
Contro la furia distruttrice di chi ritiene due treni che passano da piazza del Duomo la panacea ai problemi attuali, ancora una volta, il vero amore per Firenze propone, attraverso la storia, un ulteriore argomento di riflessione.