Le xilografie di Stefano Cipolat
di - pubblicato il 04 Marzo, 2008 in Mostre
E' stata inaugurata ieri sera a Palazzo Cerretani di Firenze una mostra di Xilografie di Stefano Cipolat che rende omaggio ai grandi del 900 attraverso diciotto opere nate tra il 2005 e il 2008, con le quali l'artista si confronta con una tecnica antica e oggi divenuta rarissima, ma che ha segnato i fasti delle riviste d'avanguardia del secolo scorso.
In una galleria di ritratti, da Maccari a Viani, da Soffici a Tobino, Stefano Cipolat esprime la passione e l’interesse per la critica letteraria e artistica del Novecento.
L'attività di Cipolat, oltre all’incisione, spazia dalla ricerca alla scrittura, al disegno, alla pittura, ma questa sua personale tiene lontana la poliedrica versatilità dell'artista perché, attraverso un taglio preciso, egli pone l'attenzione solo sulle xilografie.
Dal saggio di Giulia Ballerini si legge: "L’assenza odierna di un’arte che sia anche tecnica, sapienza, bravura, e non solo pura installazione e art specific, e la mancanza di una letteratura profonda e innovativa, è per Cipolat compensata con l’ammirazione che egli ha verso gli artisti dei primi cinquanta anni del Novecento, termine oltre il quale non vede una pari profondità. La stessa venerazione, da parte di Cipolat, per il passato, spiega anche l’uso di modi espressivi usati in Europa agli inizi del secolo scorso; il suo pensiero affonda le proprie radici nel segno grafico di Edvard Munch e nell’espressionismo tedesco della Brücke, dove grazie a personaggi come Kirchner, Heckel, Nolde, Schmidt-Rottluff e Müller, la xilografia riprese il suo posto di prestigio e dignità tra le tecniche artistiche. Anche in Italia nel primo Novecento, furono molti gli artisti che con la sgorbia e con il legno si dedicarono all'illustrazione libraria o stamparono singoli fogli per un mercato che sembrava finalmente dedicare più attenzione alla tecnica incisoria più antica. L’idea della xilografia eseguita liberamente, rinunciando alle sgorbie, nacque in Francia alla fine dell’800 grazie a Paul Gauguin ed Emile Bernard, e fu poi continuata da Felix Vallotton, che incideva con un coltello ed un temperino. Tale libertà incisoria in Italia la dobbiamo ad Ardengo Soffici che, di ritorno da Parigi, per primo ruppe con la metodicità di De Carolis. Il più geniale interprete di questa apertura fu poi Mino Maccari come anche Lorenzo Viani e “L’Eroica” di Ettore Cozzani edita da Emilio Mantelli. La galleria dei ritratti di Cipolat è dunque un omaggio a personaggi che egli ha ammirato, studiato ed indagato, personalità che gli hanno fatto respirare atmosfere diverse dalle attuali, intellettuali a tutto tondo, come oggi non esistono più e che il presente ha quasi dimenticato, eccetto un pubblico di nicchia"

Ancora alcuni spunti di riflessione: "Il tema doloroso della follia fu uno dei grandi e amati argomenti della sua poetica, assieme al mondo degli affetti familiari, a quello della guerra, della Resistenza nella lotta di Liberazione contro il Nazi-Fascismo, e condusse con pochissimi medici una battaglia impari contro la demagogia e la mistificazione socio-politica che negavano l’esistenza e la specificità della follia. Questi personaggi hanno sofferto di ingiuste o superficiali letture, che hanno pagato per le loro convinzioni ideologiche, mal ammesse dalle generazioni successive: l’ex anarchico Viani, che omaggiò di alcuni ritratti il Duce, che lui vedeva come il nuovo rivoluzionario, era ritenuto un “rivolta giubbe”, ma era attaccato dai giornali fascisti perché disegnava le famiglie italiane come composte da straccioni; Soffici, prima futurista e poi fascista, fu apprezzato nel contesto delle avanguardie degli anni Dieci, ma poi tacciato come un reazionario, perché si preferì rimuovere o denigrare, piuttosto che affrontare con serenità e imparzialità, il rilievo culturale del personaggio, durante l’ascesa, il consolidamento e il deterioramento del regime;
Moses Levy fu costretto a lasciare l’Italia con l’avvento delle leggi razziali; Bilenchi, promotore della rivista “Società”, organo culturale della cellula fiorentina del Partito Comunista formatasi dopo lo scioglimento del Comitato Toscano di liberazione nazionale, si formò poi una coscienza di classe attraverso la frequentazione della classe operaia della sua Colle Val D'Elsa, e si iscrisse al partito fascista, guardato sempre e comunque da un punto di vista eccentrico, fino poi ad uscirne per diventare comunista a tutti gli effetti. Tutte queste complesse personalità sono la galleria che Cipolat rappresenta con le sue incisioni, proprio come quelle un tempo facevano sulle pagine delle riviste italiane, da “La Voce” a “Lacerba” a “Il Selvaggio”. Le altre xilografie trattano di sé e seguono una poetica personale (Apuania, Il nano e la gnocca); come diceva Sigfrido Bartolini, altro artista, da poco scomparso, maestro nella xilografia, «una buona conoscenza della tecnica favorirà l’espressione, ma la sola bravura tecnica, il virtuosismo o un’esasperata elaborazione, varranno poco o niente, quando non saranno addirittura deleterie, se chi ne fa uso non saprà dominarle unicamente nel segno della poesia».