Le tessitrici del Laos alla 72a edizione di ART

di Katty Colzi // pubblicato il 24 Aprile, 2008

Una tradizione fiorentina, la vetrina per i cultori del bello o del “fatto a mano” alla ricerca del pezzo unico o per gli estimatori dell’ hi-tech abbinato alla tradizione. La 72^ Mostra Internazionale dell’Artigianato concentra le espressioni creative, artistiche e artigianali, di culture ed etnie diverse accomunate dalla stessa ricerca per forme, materiali, oggetti. Sarà il Presidente della Giunta Regionale Claudio Martini a inaugurare domani alla Fortezza da Basso alle ore 11, un’edizione speciale con tante novità ed eventi.

Nella Palazzina Lorenese, ART pone grande attenzione agli antichi mestieri con un percorso dove, nelle ventotto botteghe, è ospitata la selezionata rosa di maestri artigiani effettivamente al lavoro, quasi una passeggiata ideale nella Firenze rinascimentale.

Spazio anche per una fotografia fatta di manualità e tecnica di professionisti con scatti di scorci cittadini, laboratori, volti e gesti per svelare il profilo di artisti artigiani spesso appartati e quasi segreti.

Quanto mi ha maggiormente colpito in questa edizione è il risvolto sociale legato all'iniziativa di tessitrici del Laos che ci portano coloratissime sete realizzate con la loro antichissima arte. Infatt Silk Home, Padiglione Cavaniglia, presenta e vende splendidi tessuti nell'ambito del progetto cooperazione che prevede la realizzazione, in Laos, di centri in cui le donne possono trascorrere l'ultimo mese di gravidanza e dopo partorire in assoluta sicurezza.
Oltre al sanitario si tratta di un centro educativo e di incontro, di formazione e informazione.

“Casa della Seta” vi farà ammirare la tecnica adottata in villaggi ai confini con il Vietnam e scoprirete come il lavoro coinvolga tutto il corpo: l’ordito è arrotolato su una canna di bambù ed è tenuto largo con un’altra canna appoggiata agli alluci dei piedi della donna, solitamente seduta e il piano di lavoro,cioè il “telaio”, è a terra.
Una tecnica forse semplice a vedersi, ma solo la grande esperienza porta a una manualità tanto perfetta delle donne di Kaleum e di altri villaggi remoti del Laos meridionale, che partecipano alle iniziative di Firenze, sfoggiando i loro costumi tradizionali diversi in base all'etnia di appartenenza.

Inserite in un ampio progetto sostenuto dall’Associazione SAIMAI, il filo di seta che ha sede presso la ONG Sviluppo 2000 di Firenze, prevede la ripresa della filiera della seta, interrotta per la guerra, mediante realizzazione di un primo impianto di quarantacinquemila piante di gelso, l’allevamento dei bachi, il filo di seta, la sua colorazione e tessitura con gli antichi metodi tradizionali. Il progetto prevede anche tutela e valorizzazione del patrimonio di conoscenze, competenze e saperi tradizionali delle donne che vivono nelle province meridionali del Laos, Attapeu, Saravan e Sekong, particolarmente ricche di etnie (ne sono state censite sedici diverse) e che hanno sviluppato nel corso dei secoli tecniche e decori specifici.

L’attività di studio prevede anche la pubblicazione di un atlante con il recupero di questi antichi saperi.

Lontano da intermediazioni commerciali che localmente impongono prezzi irrisori ai loro prodotti, le donne  si stanno organizzando localmente in cooperative di produzione e commercializzazione al fine di recuperare redditi aggiuntivi per loro e le loro famiglie destinando una quota dei ricavi alla tutela della salute materna e infantile in un’area dove la mortalità, delle madri e dei neonati è tra le più alte al mondo e dove il 25% dei bambini non supera il quinto anno di età. 


Orario mostra ART: tutti i giorni dalle ore 10,00 alle ore 23,00 (il 4 maggio, ultimo giorno, chiusura alle ore 20,00).

Le foto pubblicate, con la sola esclusione della prima (appartenente all'archivio ART), ci sono state gentilmente concesse da:
Foto: F. Spingola
Archivio SAIMAI –Il filo di seta

Per ulteriori informazioni visitate il sito
www.saimai.it 

 

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