Le ‘Stanze’ di Guido Reni
di // pubblicato il 18 Marzo, 2008
Presso il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffici una mostra dedicata a Guido Reni, importante occasione per riconsiderare l’opera del disegnatore senza posa, artista dal tratto sublime, e il suo ruolo nella grafica del Seicento.
Aperta al pubblico fino al 1 Giugno 2008, la mostra ripercorre il percorso artistico di Reni e le diverse funzioni dell’attività disegnativa dell’artista, questo grazie allo scandaglio del fondo artistico degli Uffizi che conserva un cospicuo numero di fogli del pittore bolognese.
La curatrice della mostra Babette Bohn, prendendo spunto dalla lunga biografia scritta dal conte Carlo Cesare Malvasia (1678), suo concittadino e amico, si è proposta di esplorare le collezioni dell’Istituto per valutare la presenza al loro interno di artisti appartenenti alla scuola di Reni, quelle famose “stanze” che il maestro aprì a Bologna e a Roma per accogliere i suoi numerosi allievi.
Attraverso la biografia del Malvasia è stato possibile comprendere alcuni aspetti dell’arte e del carattere di Guido Reni , come la sua generosità e la sua spensieratezza, in particolare dell’artista viene affermata e sostenuta una pratica del disegno che non può essere pienamente compresa in base al limitato numero di fogli pervenutoci.
In che modo l’artista abbia adoperato i disegni, la loro destinazione e l’uso che ne fece la bottega sono questioni centrali che vengono affrontate nel saggio e nel catalogo.
Come viene dimostrato, i disegni del Reni continuarono ad essere riutilizzati, sia dal maestro che dai suoi assistenti, con un uso intenso che spiega la perdita di molti fogli.
Tale fenomeno è confermato dalla ripetitività delle invenzioni di Reni, dai numerosi disegni di cui ne è stata persa la traccia e dal cattivo stato di conservazione di alcuni di quelli che sono rimasti. I suoi disegni erano costantemente riusati dagli assistenti di bottega e questo spiega il cattivo stato di conservazione di molti e la perdita di numerevoli altri.
Come dimostra la sua produzione, Reni si allontanò da alcune delle pratiche disegnative dei Carracci, suoi celebri maestri.
Egli, infatti, ridusse notevolmente i lunghi procedimenti preparatori che i Carracci avevano adottato nello sviluppo creativo dei dipinti, limitando la pratica del disegno dal vero fondamentale nella prassi artistica dei maestri.
La bottega ebbe un ruolo cruciale nella produzione artistica del Reni: come riportato da Malvasia i suoi allievi furono più di duecento: sebbene il maestro non fosse un intellettuale e la sua capacità inventiva non fosse l’aspetto piu’ qualificante della sua produzione artistica, Reni insegnò ad un numero senza precedenti di artisti a creare opere di uno stile idealizzato e pieno di grazia.
Tuttavia la biografia fornisce una visione straordinariamente oggettiva di un artista le cui peculiarità caratteriali senza dubbio influirono pesantemente sulla produzione artistica, con effetti spesso catastrofici.

L’esposizione dei più celebri fogli del Reni verrà affiancata a quella di disegni dovuti ad artisti talora ugualmente noti o comunque rilevanti, oppure strettamente legati al linguaggio del maestro.
Il volume della mostra, che vede l’ormai storica collana di cataloghi in una nuova veste editoriale, aspira a documentare in forma estesa la produzione grafica di un disegnatore senza posa quale fu Guido Reni e di molti altri artisti presenti nella sua scuola, presenti soprattutto nella collezione fiorentina.