Le Sale del Garofalo nel Palazzo del Seminario Vecchio
di // pubblicato il 13 Giugno, 2008
In occasione della grande retrospettiva dedicata al pittore ferrarese dalla Fondazione Ermitage Italia al Castello Estense, la città di Ferrara offre al pubblico la possibilità di visitare, fino al 4 luglio, le due sale del Seminario Vecchio affrescate dal Garofalo.
La storia del palazzo cominciò nel 1444 quando, innalzato per volere di Leonello d’Este, fu subito donato da questo all’amico e Maestro di camera Folco di Villafuora. In seguito la proprietà passò in mano a varie famiglie ferraresi per diventare poi, nel 1721, la nuova sede del Seminario, rimase tale fino al 1960 quando questo venne spostato in altro luogo e l’edificio fu completamente restrutturato ed adibito ad altre diversificate attività civili.
Quando tra il 1519 e il 1520 la famiglia Sacrati, allora in possesso dello stabile, decise di commissionare al Garofalo la decorazione delle due sale, la fama del pittore doveva ormai essere alta in città e questi dovevano probabilmente avere già ammirato la precedente “Sala del Tesoro” realizzata dall’artista in Palazzo Costabili tra il 1503 e il 1506.
Nel 2004 sono stati avviati i lavori di restauro di entrambi i cicli decorativi grazie ai quali ora possiamo ammirarne lo splendore.
La prima sala:
Durante i primi restauri del 1964 in questa prima sala è emersa la data che indica il termine dei lavori nel 1520.
La decorazione rimane nel soffitto dove, attraverso l’affresco, è simulata una decorazione a cassettoni evidenziati da un’incorniciatura a finto stucco e sapientemente ornati al loro interno da racemi e grottesche. Lunette, vele e pennacchi fungono da raccordo tra il soffitto e la parete. Al loro interno sono raffigurate a monocromo allegorie delle Arti Liberali, delle stagioni e delle Virtù tra le quali si riconoscono la Fede, la Carità e la Pace.
Nonostante le piccole dimensioni della sala, il decorativismo architettonico di derivazione archeologica romana e raffaellesca è svolto con grande perizia esecutiva e ricalca la cromia tipica del Garofalo.
La seconda sala:

La seconda sala è palesemente la principale tra le due, lo si evince immediatamente dall’ampia e complessa decorazione di tematica profana che ricopre il soffitto a doppia volta.
Al centro un’apertura illusionisticamente concepita come una balaustra marmorea esagonale fa bella mostra di sé. Da questa si affacciano otto personaggi, maschili e femminili, intenti alle loro conversazioni, che si stagliano contro un cielo rannuvolato.
Accanto a loro due putti non perdono tempo per giocherellare e anche l’esotico trova posto, rappresentato da una scimmia curiosa che si trova accanto a un personaggio di colore. Immediato è il rimando compositivo all’opera mantovana del Mantegna, la Camera degli sposi, alla quale Garofalo si era già ispirato nella realizzazione della Sala del Tesoro. Non va inoltre dimenticato il legame del primo proprietario del palazzo, Folco di Villafuora, con il Mantegna stesso che ne ritrasse le fisionomie.
Tutt’intorno lo spazio è strutturato in doppie volte a vele gotiche. Elaborate membrature e cornicioni a finto stucco scandiscono i vari scomparti entro i quali vi sono decorazioni a grottesche, fregi con putti, medaglioni con mezzibusti rappresentanti le diverse età dell’uomo, tondi e riquadri poligonali con scene bibliche e scene mitologiche relative al mito di Prometeo.
Proprio all’interno di una di queste raffigurazioni è presente la data di esecuzione nel 1519 che, assieme alla date di termine dei lavori della sala precedente, ci permette di datare esattamente l’intervento.
Tutta la complessa decorazione sembra avere come tema conduttore quello della Giustizia, del premio e del castigo ravvisabili nel mito di Prometeo e nel giudizio di Salomone. Sopra la porta d’ingresso entro un tondo vi è infatti narrato il Giudizio di Salomone e, specularmente nella parete tra le finestre, il Mosè e la prova dei carboni ardenti. Più difficile pare invece essere l’interpretazione degli altri episodi.
Nel suo insieme questa decorazione a monocromo, sottilmente ermetica, risulta profondamente intrisa delle novità raffaellesche e di quei rimandi alla cultura archeologica elaborata a Roma da Raffaello stesso e dai suoi allievi che costituisce uno dei dati caratteristici dell’arte del Garofalo, originariamente scaturita da una fusione tra i modi di Raffaello e il colorismo veneto di Giorgione.
Palazzo del Seminario Vecchio e le Stanze del Garofalo, via Cairoli 32 - Ferrara
Fino al 4 luglio 2008 Orario: 9:30-13:00 / 14:30-17:30, chiuso lunedì. Ingresso libero