La sensualità della pittura nell’ultimo Tiziano
di // pubblicato il 28 Gennaio, 2008
Prorogata al 4 maggio 2008
«... E Tizian che onora
non men Cador, che
quei Vinezia e Urbino»
L. Ariosto, Orlando Furioso
Le Gallerie dell’Accademia di Venezia, da l'altro ieri, fino al 20 aprile 2008, dopo il grande successo ottenuto a Vienna, per iniziativa del Kunsthistorisches Museum e della Soprintendenza
Speciale per il Polo Museale Veneziano, presentano 28 capolavori dipinti da Tiziano dal 1550 in poi.
Le Gallerie posseggono l'ultima opera del Maestro, “La Pietà” (ex voto contro quell’epidemia devastante che lo avrebbe portato alla morte), il momento più alto della tecnica e di quella sua stagione artistica, inoltre, in occasione dell'allestimento viennese, è stato concluso il delicatissimo intervento di restauro della “Ninfa e pastore” (iniziato nel 2002) consentendone il trasporto a Venezia e rendendo possibile, per la prima volta, il confronto con altre opere coeve e altri capolavori come la “Punizione di Marsia”, proveniente da Kromeriz (Repubblica Ceca).
Quasi sessantenne, Tiziano scopre un nuovo modo di dipingere: con pennellate generose e colori liberi e veloci, le forme si scompongono per esaltare una sensualità profondamente spirituale.
Quella tecnica anticipatrice dà vita a una pittura "teatrale" che non può lasciare indifferenti e non è esagerato definirla emozione pura, quasi come legarla all’opera del Tasso e agli scritti di Ariosto pubblicati negli anni ‘30 del Cinquecento, proprio a Venezia.
Ammirandola, constaterete voi stessi quale spessore spessore di mostra vi stia suggerendo la visita, ne é dimostrazione il grande successo ottenuto in Austria.
Sylvia Ferino-Pagden, che con Giovanna Scirè Nepi, ha curato l'evento, spiega: All’idea di «sensualità» contenuta nel titolo della mostra, il profano appassionato d’arte associa immediatamente le erotizzanti figure di Venere dipinte da Tiziano, le sue Danae, le Diana e altre belle donne. Alle parole «ultimo Tiziano» collega invece naturalmente l’opera tarda di Tiziano e potrebbe dunque chiedersi – se non ha anch’egli l’indole di Goethe – in che modo la maturità e la sensualità possano combaciare. Di fatto, Tiziano dipinse le sue figure femminili più sensuali nelle «poesie» e nelle «invenzioni mitologiche » della tarda maturità, di cui la nostra mostra contiene alcuni esempi eccelsi. 
Lo scopo di questa esposizione è di esaminare la sensualità del suo stile pittorico, il «tocco carezzevole» e amorevole – per citare la sentita descrizione di David Rosand – con cui il suo pennello sfiorava le superfici degli incarnati, in particolare quelle dei corpi di donna. A volte si tratta tuttavia anche di pennellate sferzate da una veemente carica di energia, o da un tocco ozioso e trascurato che accenna solo vagamente le forme, e spesso è il colore a imitare la pelle e la carne. È questa rivoluzionaria tecnica pittorica aperta che intendiamo rendere accessibile all’osservatore: una tecnica contrassegnata da tracce di pennello ben visibili che attribuiscono alle sue rappresentazioni di qualunque soggetto una qualità sensuale mai immaginata prima e che pertanto avrebbero influenzato anche la pittura dei secoli successivi fino alla modernità.
Una mostra di soli capolavori con prestiti museali tra i più noti (assicurati per un valore vicinissimo al miliardo di euro), articolata in tre sezioni: ritratti, temi profani e pittura sacra, in una nitida manifestazione del titanico impegno di Tiziano e dove, a emozionare, ancor più delle storie, sono le immagini che proseguono oltre la mostra, nelle collezioni permanenti delle Gallerie, per scoprire o rivedere i contemporanei in un paragone con i caplavori di Giorgione, Veronese e Tintoretto, per amplificare la novità dell'ultimo messaggio tizianesco.
Bellissimo il catalogo edito da Marsilio perché approfondisce, anche con il ricorso a grafici, radiografie, sezioni trasversali di particolari e comparazioni proprio quel messaggio universale trasmesso dalle opere.
E' da lì che ho tratto le due citazioni desiderando incuriosirvi maggiormente!
«[…] l’artista deve riflettere alla sua età, e secondo essa scegliere i suoi soggetti. La mia Ifigenia e il mio Tasso mi sono riusciti perché io ero abbastanza giovane per permeare del mio sentimento l’idealità della materia, e così ravvivarla. Ma ora, in questa mia tarda età, soggetti così ideali non sarebbero più adatti per me, ed io farei forse bene a sceglierne di quelli che recassero già in sé una certa realtà sensibile» J.W. von Goethe
p.s.
Un'ultima annotazione per gli amanti della cioccolata come la sottoscritta: all'uscita dalla mostra guardatevi in giro e troverete inattese possibiltà.