La replica della Pietà

di Cinzia Colzi // pubblicato il 05 Aprile, 2007

Se siete o verrete a Firenze, non dovete lasciarvi scappare l'attimo fuggente!
Infatti, solo per una settimana (da oggi al 12 aprile), la replica della Pietà di Michelangelo sara visibile a tutti aCasa Buonarroti che ha il privilegio di ospitare il bronzo a grandezza naturale della scultura della basilica di San Pietro in Vaticano e potrete soffermarvi nell'osservazione
ravvicinata dei particolari, che il capolavoro a Roma, protetto dal vetro, non consente più.

Il monumentale bronzo (cm. 165x190x85), è stato realizzato dal calco in gesso tratto dall'originale in marmo nel 1932 e accuratamente conservato dalla Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli di Firenze, nota in tutto il mondo e la presenza di quest'opera, di alto artigianato, nel Museo della Casa Buonarroti costituisce un evento per la potenza evocativa che la Pietà sucita - l'unica sulla quale, in tutta la sua vita, Michelangelo volle imprimere il proprio nome - scolpita su incarico del cardinale francese Jean de Villiers de la Groslaye quando Michelangelo aveva solo ventitré anni ed era era stato introdotto dall'importante banchiere romano Jacopo Galli.
Il contratto originale del 1498, redatto dallo stesso Galli, è un prezioso documento dell'Archivio Buonarroti ed é esposto in una teca a fianco della scultura bronzea. Galli promise che sarebbe stata "la più bella opera di marmo che sia hoge in Roma, et che maestro nisuno la faria megliore hoge" :

L'armonia del gruppo michelangiolesco, combina le due figure della Madonna e del Cristo in una struttura piramidale dove "la testa di Cristo è rivolta all'indietro in modo tale da non spezzare la linea di contorno e, sotto il suo corpo, le pieghe del manto della Vergine si riversano in basso come una cascata" per usare le parole di John Pope-Hennessy. Ed è proprio con la Pietà vaticana che Michelangelo divenne il più importante scultore italiano, vivendo fino al 1564, in tempo per vedere la sua statua divenire un'icona (in data 8 febbraio 1546, il re di Francia Francesco I scriveva all'artista in Roma per chiedergli il permesso di eseguire un calco della Pietà da inviare in Francia "perché io possa ornare una delle mie cappelle con una delle vostre opere più squisite ed eccellenti". In segno di speciale cortesia nei riguardi del suo amico e mecenate, Luigi del Riccio, Michelangelo concesse allo scultore Nanni di Baccio Bigio di scolpire una copia della Pietà per la cappella Del Riccio in Santo Spirito a Firenze, dove è tuttora visibile) e la fama della Pietà si è diffusa nel mondo attraverso innumerevoli copie nelle varie tecniche: incisioni, disegni, sculture.

L'opera che oggi potete ammirare, rifinita a mano dagli esperti artigiani della Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli, replica della Pietà, ripropone nel bronzo l'inimitabile espressione e le proporzioni dell'originale in marmo e a Casa Buonarroti, l'emozione di ammirare due celebri rilievi marmorei, capolavori della giovinezza di Michelangelo, la Madonna della scala e la Battaglia dei centauri. Ma non meno significativo, per chi varca il portone del palazzo secentesco di via Ghibellina 70, è collegare le opere michelangiolesche con le vicende secolari della famiglia Buonarroti, che si è prodigata per ampliare la dimora, per abbellirla, per conservarvi preziose eredità culturali, per raccogliervi rare collezioni d'arte.
Dal patrimonio della famiglia non derivano soltanto i celebri capolavori di Michelangelo, ma anche dipinti, sculture, maioliche e reperti archeologici, distribuiti oggi nei due piani del Museo.
Il significato della Casa Buonarroti non si esaurisce però nella celebrazione di una figura eccezionale come quella di Michelangelo, anche se su di lui possiede ed espone opere e documentazioni rese più ricche dai doni che si sono aggiunti al patrimonio familiare e da pezzi concessi in deposito da musei fiorentini. L'idea della creazione di un fastoso edificio a gloria della famiglia e soprattutto del grande avo risale a Michelangelo Buonarroti il Giovane, eminente figura di letterato e di organizzatore di cultura che, a partire dal 1612, che impiegò circa trent'anni per realizzare il suo sogno. La Casa Buonarroti è, ora come allora, un modello di residenza fiorentina tra i tanti perduti, che emana un fascino segreto e peculiare legato al fascino della storia familiare (orario: tutti i giorni, escluso il martedì, dalle 9.30 alle 14.00 - informazioni in mostra: tel. 055 241752 fax 055 241698 e-mail: fond@casabuonarroti.it sito: www.casabuonarroti.it).

Un affascinante scoperta sono le tecniche di fusione a cera persa per arrivare a questa perfezione nel Bronzo che sarà collocato in una cattedrale degli Stati Uniti (Los Angeles o Washington) e come ci ha spiegato Ferdinando Marinelli (continuando la tradizione della fonderia artistica omonima, e dedicata al nonno, il fondatore nel 1919) ben un anno e mezzo di minuzioso lavoro dove "per prima cosa si esegue un calco negativo sul modello che si vuole riprodurre in bronzo. A tal fine si esegue sul modello un calco in gomma siliconica in più parti, in modo che sia possibile successivamente aprire tale calco. Sul calco in silicone, quando è ancora sopra il modello originale, si esegue un guscio in gesso, detto madreforma, sopra ogni parte di silicone. Serve a tenere fermo il calco in silicone che, una volta tolto dal modello originale, è molle e sbrendolante. Si apre la madreforma e si toglie il silicone. All'interno del silicone adagiato nella madreforma di gesso aperta, si spennella a caldo della cera pigmentata in rosso, in modo da formare uno strato sottile di cera sulla superficie interna del silicone. Successivamente si ingrossa tale strato con un altro strato spesso 5-6 mm di cera marrone spalmata a mano. Si applica alla cera una rete tridimensionale di tubi (canne di palude) dette colate che serviranno durante il getto del bronzo fuso far arrivare il bronzo nelle parti più complesse (dette colate di portata) e per far sfiatare i gas che si formano durante tale getto (dette colate di sfiato). Mentre la cera (che ha anche addosso la rete tridimensionale di colate) è ancora dentro il silicone e madreforma di gesso, la si copre con del materiale refrattario detto loto (costituito da gesso e mattone macinato). Una volta che il loto ha fatto presa si estrae la cera riempita di loto dal silicone. A questo punto inizia la lunghissima e difficile fase del ritocco delle cere, per togliere eventuali imperfezioni nate durante la creazione della cera stessa. Si trafigge poi la cera con una serie di chiodi di ferro facendone penetrare una parte nel loto e lasciandone una parte fuori della cera. Si tratta dei cosiddetti chiodi distanziatori. Si copre anche l'altra superficie (quella ritoccata) della cera con lo stesso loto, in modo da ottenere una forma di loto completamente chiusa contenente all'interno la cera. Si mette a cuocere in una fornace la forma di loto con la cera dentro a circa 700. La cottura dura molti giorni. La cottura fa si che la cera si liquefaccia e bruci, lasciando uno spazio vuoto dentro la forma di loto della stessa identica forma e spessore della cera. A cottura avvenuta si estrae la forma dalla fornace, e la si cala in una buca nel pavimento per poterla circondare di terra che viene compressa, in modo da creare una specie di muro di terra intorno alla forma che le permette di non rompersi e aprirsi per la pressione del bronzo fuso (che pesa circa 9 volte l'acqua) che le viene gettato dentro. Si esegue il getto di bronzo fuso (la lega del bronzo è composta dal 90 % di rame e dal 10% di stagno) a circa 1.100, e si lascia raffreddare dentro la forma. Si estrae la forma dalla buca, e si spacca il materiale refrattario liberando la fusione così ottenuta. Si taglia la rete tridimensionale delle colate, che si sono trasformate in colate di bronzo. E si estraggono i chiodi distanziatori che sono serviti per tenere a giusta distanza le aprti della forma di loto una volta che sono stati vuotati dalla cera durante la cottura in fornace. Le fusioni devono poi essere sabbiate per poter eliminare i composti carboniosi durissimi che si formano sulla superficie del bronzo. Si lavorano le varie parti in bronzo: si saldano i buchi lasciati dai chiodi distanziatori, si raspina a mano la superficie, si cesellano a mano le parti da cesellare. Le varie parti della statua vengono assemblate a freddo tramite staffe e dadi per ricostruire perfettamente le forme e i volumi dell'opera. A questo punto si saldano insieme le parti con la stessa lega di bronzo. Si lavorano rapinando e cesellando le zone di saldatura. Quando il lavoro in bronzo è terminato, l'opera passa alla patinatura, che si ottiene per ossidazione chimica uguale a quella che avverrebbe naturalmente sul bronzo nel corso degli anni. A patinatura terminata, si stende uno strato infinitesino (poco più che moinomolecolare) di cera a protezione della patina stessa".

 

 

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