La raccolta Talamoni e altro ancora al Mart!
di // pubblicato il 08 Luglio, 2008
di Daniela Vannini
Il tratto metafisico di de Chirico, la scrittura essenziale di Hartung, la pittura di gesto di Vedova, il lirismo di Licini e Melotti e ancora le evocazioni pop di Festa e Angeli. Fanno tutti parte - insieme ad altri grandi nomi dell’arte informale europea - della Raccolta Talamoni approdata al Mart di Rovereto con 200 opere che vanno ad aggiungersi ai 31 fondi d’arte in deposito temporaneo a lungo termine presso il museo, e visitabile fino al 17 agosto 2008.
La rassegna ripercorre il passaggio storico dal figurativo, con la sua vocazione mimetica della natura, all’informale e astratto attraverso il filtro del sentimento, del gusto e dell’alto spirito critico di un uomo, un imprenditore, un collezionista: Domenico Talamoni.

L’esposizione racconta, in un certo senso, una storia d’amore. Una passione che Tamaloni nutriva per l’arte e che lo ha portato a girovagare tra musei, case d’asta e gallerie sempre in cerca del pezzo mancante di un patrimonio artistico che conta oggi oltre 800 gioielli di pittura e scultura informale e astratta europea. Un’attrazione e un’energia che questa mostra restituisce nella sua interezza con garbo ed eleganza anche attraverso l’allestimento prescelto per accogliere i numerosi dipinti.
Passeggiando nelle ampie sale bianche del museo scopriamo come sia cambiato nel corso degli anni il gusto del collezionista che dapprima privilegia il figurativo come ben testimoniano le tele in mostra di Campigli, Sironi e de Chirico per poi rivolgersi verso quella tendenza europea del dopoguerra che viene chiamata “arte informale”, sintetizzata nell’espressionismo gestuale e materico.
E’ davvero emozionante e sorprendente osservare, anzi ‘ascoltare’ con il cuore l’intenso dialogo culturale che queste pitture ancora ancorate alla struttura formale, figurativa o geometrica che sia, intessono con quelle astratte e informali degli anni ’50 e ’60 la cui ambizione è, invece, quella di esprimere la totalità, di dissolvere gli oggetti nel quadro, in sintesi di rifiutare la ‘cultura’, ovvero il razionale per diventare ascolto dell’inconscio.
Qui emerge sicuramente il forte richiamo in Talamoni per la capacità evocativa della pittura di veicolare il caos che abita negli strati più profondi dell’io. Ed ecco la presenza di grandi nomi del calibro di Alberto Burri, Wassilij Kandinsky, Emilio Vedova, Lucio Fontana e Paul Klee, Zoran Music e Joan Mirò.

Altrettanto suggestiva la sezione surrealista con l’olio di André Masson del 1948, le tre tele di Graham Sutherland (Composizione, 1962, Farm in a wood, 1974 e Hatching 1977) e una tela di Sebastian Matta. Presenti anche Superficie 255 (1957) di Giuseppe Capogrossi e Achrome del 1960 di Piero Manzoni.
Uscendo dalla raccolta Talamoni, si passa dal secondo dopoguerra agli orrori del Prima Guerra mondiale con il Trittico del’900 di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, due artisti da sempre impegnati nel denunciare le contraddizioni che le guerre, la società di massa e la realtà della globalizzazione hanno prodotto nella nostra vita.

I tre lavori video - presenti nella videoteca del MoMa di New York, nel British Film Museum,nella Cinémathèque Frainçaise solo per citarne alcune - arrivati al Mart nel 2002, commentano i momenti più significativi della storia della cultura artistica del ‘900 suscitando nel visitatore inevitabilmente riflessioni etiche.
Fortemente poetica, è, invece, la Project Room “Qualcosa in giallo”dedicata al giovane scultore Giuseppe Capitano che con i suoi vestiti, armature, maschere, code o volti tribali frutto di impasti fatti di canapa, marmo, ferro e travertino, sorprende per l’originalità e suggerisce sensuali visioni simboliche. Entrambe le esposizioni sono visitabili fino al 31 agosto 2008.
Ma, il Mart sbarca anche all’estero, esattamente al Museo Pushkin di Mosca, con la mostra “Futurismo Italia-Russia. La rivoluzione radicale” fino al 24 agosto 2008, proprio alla vigilia del centenario della fondazione del movimento futurista quando il 20 febbraio 1909 uscì sul “Le Figaro” il manifesto futurista di Tommaso Marinetti che esaltava i miti della modernità: la macchina, la velocità e il progesso.
Il percorso espositivo – curato da Irina Antonova e Gabriella Belli - mette a confronto le opere di Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Gino Severini, Fortunato Depero, Enrico Trampolini e di molti altri artisti, quali straordinari esempi del futurismo italiano, con i capolavori di Gonchorova, Larianov, Popova e Exter, a testimonianza del fecondo scambio artistico teorico e pratico che è avvenuto tra i due paesi in quel periodo. A completare la mostra uno spazio dedicato alla letteratura con Zung Tumb Tuuum e le Parole in Libertà di Filippo Tommaso Marinetti, e alla musica con gli Intonarumori, una singolare sperimentazione di Luigi Russolo.
Info: www.mart.trento.it
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Daniela Vannini