La poliedrica personalità di Giulio Cesare ‘L’uomo, le imprese, il mito’
di // pubblicato il 28 Novembre, 2008
Fino al 5 Aprile 2009 il Chiostro del Bramante di Roma ospita la prima mostra realizzata, in Italia e nel mondo, incentrata sulla figura di Giulio Cesare attraverso l’esposizione di innumerevoli reperti e opere d’arte, testimoni dei momenti più importanti della sua vita, dall’ascesa al potere fino alla tragica morte, avvenuta alle idi di marzo del 44 a.C..
E’ certamente emozionante descrivere una mostra che presenta e racconta il maggiore protagonista dell’antica Roma, uomo di grande spessore, primo “dittatore” che concorse, quale comandante dell’esercito romano, alla creazione del grandioso impero. Dopo il periodo monarchico dei sette Re, durato 244 anni, e quello repubblicano, con Giulio Cesare Roma entra nella terza fase della sua storia, quella imperiale.
Fu uomo poliedrico di eccezionali qualità; abbaglia il suo genio, l’eleganza, l’audacia e soprattutto la determinazione, ma c’è anche il rovescio della medaglia che ci mostra un uomo ambizioso, spietato, adultero, tiranno.
Giulio Cesare nacque nel 100 a.c. da un’antica e nota famiglia patrizia romana. Letterato, storico e politico, già in vita iniziò a costruire il mito di se stesso presentandosi come discendente di Venere (a tal proposito segnalo un elegantissimo rilievo attico marmoreo con Paride, Elena ed Afrodite presente in mostra). Probabilmente la drammaticità del suo assassinio, che lo sorprese all’apice del fulgore, contribuì a rafforzare il suo mito. Il “culto” di questa figura eroica e tragica, rimase vivo anche nei secoli di decadenza dell’impero e anche nei successivi anni segnati dalle invasioni barbariche. Nel periodo medievale il mito di Cesare si mantenne ancora così vivo da far custodire l’urna cineraria del grande condottiero nella sfera sovrastante l’obelisco vaticano. Anche William Shakespeare, con il suo Julius Caesar (fine 1500), magnifica le gloriose imprese di questo eccezionale personaggio. Il “Cesarismo” ha attraversato i secoli fino alla fine del Settecento e dell’ Ottocento, quando l’interesse per l’antichità e per i suoi protagonisti culminerà con l’Illuminismo. Nel Novecento, il cinema terrà vivo il mito di Cesare con oltre cento pellicole prodotte.
La mostra raccoglie opere di grande importanza e bellezza (sculture, mosaici, affreschi, gioielli, gemme, monete), provenienti dai maggiori musei italiani e stranieri. Troviamo esposti circa cento dipinti che rappresentano sapientemente il mito di Cesare e del cesarismo nel corso dei secoli fino a giungere ai filmati d’epoca, ai costumi di scena e alle scenografie che raccontano le gesta del condottiero.
I curatori Giovanni Gentili, Paolo Liverani, Enzo Sallustro, Giovanni Villa hanno selezionato sapientemente le opere della mostra che illustrano il condottiero audace e abilissimo, il celebrato scrittore, l’acuto politico, il brillante uomo di mondo e il primo dittatore della Roma antica. L’esposizione si apre con il celebre ritratto detto Cesare “Chiaramonti”, selezionato come immagine-logo che ci presenta il protagonista in età matura con le guance scavate, la fronte alta e rugosa, lo sguardo penetrante, deciso e volitivo.
In mostra accanto a Cesare, troviamo i protagonisti del periodo; Cicerone, con il magnifico busto dei Musei Vaticani, Crasso, forse identificato in una splendido busto marmoreo del Museo del Louvre, Marco Emilio Lepido, rappresentato in una bella testa del Museo Archeologico di Chieti, e Pompeo, ultimo avversario sconfitto da Cesare a Farsalo.
Delle battaglie contro i Galli la mostra espone un’ampia serie di armi provenienti dall’ assedio di Alesia e da altri territori. Vi sono punte di giavellotto e di frecce ritrovate nelle fortificazioni della città gallica insieme ad un proiettile di balista, del quale, il Museo della Civiltà Romana, a Roma, espone un modello ricostruito. Di particolare interesse le splendide spade e il pugnale del museo di Chaon-sur-Saone e i vetusti elmi. Il pezzo forte della sala dedicata alle campagne di Gallia è comunque l’imponente scultura raffigurante un guerriero gallico.

Degne di nota le molteplici opere raffiguranti la sovrana d’Africa Cleopatra, come il ritratto ellenistico dei
Musei Vaticani, riconducibile al soggiorno della regina nella capitale tra il 46 e il 44 a.C., un prezioso busto in basalto e due unicum iconografici di grande effetto. Incredibile la bellezza e la modernità dei numerosi monili e preziosi rinvenuti soprattutto nelle zone vesuviane. L’amore per il bello si concretizza nelle lunghe collane in oro, intrecciate anche agli abiti, negli eleganti specchi in argento, nella linea e originalità degli anelli e delle gemme preziose come il grande cammeo in sardonica con “Giove che fulmina i giganti”, appartenuto a Lorenzo dei Medici.
Altrettanto affascinanti sono il magnifico intaglio in ametista con la dea Artemide e l ’acquamarina con Nereide.

Di particolare interesse l’intaglio in calcedonio chiaro con il profilo di Cesare, realizzato al tempo del suo soggiorno in Egitto, l’effige del generale incastonata in un anello custodito al British di Londra e l’anello con il profilo di Marco Bruto.
Il bassorilievo di età tardo-repubblicana che rappresenta la costruzione dell’antico porto di Terracina, è indicativo della grande attività edilizia intrapresa da Cesare, culminata nell’erezione, a Roma, del Foro e successivamente del tempio dedicato a Venere Genitrice, patrona della Gens Iulia. La statua di Venere Genitrice rappresenta uno splendido esempio di statua romana del II sec. d.C. che riconduce alla mitologia con la quale Cesare aveva sapientemente mischiato la sua vita terrena.

La popolarità del grande condottiero si deve anche alle grandi risorse economiche sostenute da Cesare nella organizzazione di giochi gladiatori, in un primo momento celebrati in concomitanza a cerimonie funebri di particolare solennità.
Tra le monete esposte ricordo i coni, emessi sia da Marco Antonio che da Ottaviano dopo l’uccisione di Cesare, con il profilo barbato dei due generali in segno di lutto e la rarissima moneta proveniente dal Cabinet des Medailles ideata da Marco Bruto.
Si giunge poi all’affresco proveniente dalla casa di Livia, moglie di Ottaviano Augusto e all’imponente ritratto di Giuba I, re di Numidia, custodito al Louvre, che ricorda gli ultimi atti della campagna di Cesare in Egitto.
Procedendo nella visita, nel salone successivo troviamo straordinarie opere d’arte di età cesariana, che testimoniano il lusso e la bellezza delle case del patriziato romano. Lo spazio è suddiviso in ambienti. Il primo da visitare è l’atrio caratterizzato, come le antiche abitazioni, dalla presenza dei ritratti dei “padroni di casa” e da celebri sculture tra le quali colpiscno la bellissima testa di Ottavia e due ritratti virili.
Una ricca esposizione di arredi completa l’apparato decorativo della casa come le grandiose lucerne ritrovate a Fianello Sabino, insieme a basi di candelabro lavorate a rilievo e al celebre vaso marmoreo del Louvre, detto “di Sosibio”, un artista greco di cui non si ha notizia.
Segnalo inoltre il Tesoro di Arcisate, conservato al British Museum, realizzato per la mescita e la distribuzione del vino e la suntuosa argenteria ritrovata nei pressi di Pompei nella seconda metà dell’800, oggi conservata ai Musei Capitolini.
A questi eccezionali oggetti che colpiscono per la loro particolare modernità, si affiancano coppe ritrovate nell’antica Gallia e due cantari decorati a sbalzo con scene mitiche provenienti da Ercolano e Pompei.
Non deve meravigliare il ritrovamento di tali reperti in luoghi dislocati a grande distanza da Roma, come l’area vesuviana e la fascia costiera fino a Napoli perché frequentate dai più ricchi e importanti personaggi dell’epoca. Qui sorgeva infatti, una villa di Cesare, quella di Cicerone, e quella di Lucio Calpurnio Pisone, suocero di Cesare e padre di Calpurnia, ultima moglie del dittatore.
La mostra espone una magnifica coppa in calcedonio rosa a forma di foglia, ritrovata in Sardegna e uno splendido vaso azzurro del Museo Archeologico di Altino. E come non ricordare poi la straordinaria lucerna pompeiana a due becchi in oro massiccio, custodita nella cassaforte del museo archeologico di Napoli?
Più avanti si può assistere alla proiezione di un video che propone il mito di Cesare e degli avvenimenti più importanti che lo hanno visto protagonista.
Tra le realizzazioni cinematografiche più note il kolossal “Cleopatra”, girato a Cinecittà nel 1963 da Mankiewicz, interpretato da Elizabeth Taylor, con Rex Harrison nei panni di Cesare e Richard Burton in quelli di M. Antonio. Dei tre grandi protagonisti del film, la mostra espone alcuni abiti di scena.
Con la morte di Cesare inizia la seconda parte della mostra. Le Idi di Marzo sono il soggetto scelto da Poynter per la sua opera pittorica, in cui è raffigurata Calpurnia, giovane moglie di Cesare tormentata dai fatali presagi sul destino del marito raffigurati attraverso particolari effetti di colore.

Salendo al piano superiore del Chiostro, si ammira un antico altare, noto come “Ara del Belvedere”, dedicato dal Senato ad Augusto. I quattro fronti dell’altare riportano particolari rilievi tra cui uno raffigurante l’apoteosi del grande dittatore.
L’apoteosi di un imperatore era un atto politico attuato dal suo successore che prevedeva la creazione di un’immagine di cera dell’imperatore esposta al pubblico e poi bruciata all’aperto su di una pira funebre che simboleggiava la transizione nell’aldilà.
Questa tradizione ebbe inizio con una dichiarazione del Senato intenta a “divinizzare” Giulio Cesare proprio dopo la sua uccisione nel 44 a.C. L’esposizione evidenzia quanto l’arte, specialmente a partire dal Duecento, fu segnata dal recupero dei grandi personaggi della storia romana. In cima alla scala, un moderno busto di Cesare rielaborato tra il XVII ed il XVIII sec. su una testa antica, affianca la grande tela di Vincenzo Cammuccini, pittore neoclassico. Un’altra grande opera di Cesare Mariani illustra il celebre episodio della Congiura di Catilina, quando Cicerone in Senato accusa il giovane senatore. Altra opera di primo ordine è quella del senese Bernardino Mei, protagonista del Barocco toscano , raffigurante lo svenimento di Giulia alla vista del mantello insanguinato di Pompeo. Altri due capolavori sono esposti nella medesima sala; un’ opera di Rubens ed una tela del Langetti, ora al Museo del Castello Sforzesco di Milano, entrambe rappresentanti la consegna della testa di Pompeo a Cesare.
Ai personaggi di Catone l’Uticense, Bruto e della moglie Porzia, figlia di Catone, è dedicata la sala successiva, dove sono esposte opere di varie epoche, dal Catone suicida di Langetti all’ opera di Felix Auvray, intitolata “Il coraggio di Porzia”.
Segue un bel dipinto, del veneziano Molinari, con il Suicidio di Porzia, opera di fine Seicento che rappresenta la morte voluta dall’eroina ingoiando carboni ardenti.
Un’altra sala del percorso ospita manoscritti del periodo cesariano dai quali emerge la spiccata ricchezza ed erudizione intellettuale di Cesare.
Si tratta di una serie di codici, datati tra il XIV secolo e i primi anni del XVI, come le prime edizioni dei Commentarii cesariani, il De Bello Gallico e il De Bello Civili.
Durante il periodo medievale la memoria di Giulio Cesare è legata ad un particolare monumento, il Globo dell’obelisco, trasportato dall’Egitto per volontà dell’imperatore Caligola nel 37 d.C. e dislocato in Piazza S. Pietro fino al tardo ‘500.

Il globo, esposto alla mostra Giulio Cesare, è oggi conservato presso i Musei Capitolini, e porta ancora i segni degli sfregi dei Lanzichenecchi durante il Sacco di Roma, nel 1527.
Un ritratto di Cesare coronato di alloro, opera di Desiderio da Settignano, ci accompagna al grande salone successivo, insieme ad un busto bronzeo di Guglielmo il Fiammingo e ad un lavabo da tavola, grandiosa opera in maiolica dipinta e prodotta nel ‘500 dai celebri Fontana di Urbino per il servito da tavola di Cosimo I.
Singolare è ammirare una serie di tele che dimostrano quanto anche la pittura francese tra Settecento e Ottocento, sia stata influenzata dalle varie imprese di Giulio Cesare nelle Gallie. Fra queste una grande e bella tela di Abel de Pujol, che racconta un episodio sulla clemenza di Cesare, il dipinto da Yvon del 1857 e il bronzetto di Picault.
L’ultima tappa espositiva è dedicata alle vicissitudini della crisi egiziana; vi troviamo la bellissima testa di Ottaviano Augusto, un dipinto di Muratori raffigurante la morte di M. Antonio e il Ritratto di Cleopatra, di Michelangelo Buonarroti.
Queste celebri opere sono affiancate da tante altre che rappresentano per lo più la morte di Cleopatra.

Tra i massimi capolavori della scultura barocca francese risplende la Cleopatra di Bertin, realizzata intorno alla fine del sec. XVII.
Il percorso termina con l’opera del pittore orientale Jean André Rixen (1846-1924) intitolata “La morte di Cleopatra”, tela grandiosa per le dimensioni ma soprattutto per la struggente originalità.
Questa volta, più di altre, sarà utilissimo avere prima della visita il catalogo, edito da Silvana, per prepararla adeguatamente non solo durante il percorso, che ho cercato di rendervi fruibile, ma perché i saggi aprono ad interpretazioni della personalità, gli amori, le imprese e le opere.
Egli ha sempre vissuto la propria vita all’insegna di eroiche vittorie, battaglie in prima linea, affrontando il nemico con impareggiabile coraggio e grandi capacità strategiche. La conquista fu il senso della sua vita e nulla più del proverbiale “Veni, Vidi, Vici” esprime questa sua determinazione estrema.
Grande interesse suscitano le diverse vicende che Cesare visse in solitudine nell’arco della sua vita, le cui gesta furono narrate fin dai tempi più antichi. L’avventura della prigionia per mano dei pirati durante la quale riuscì a prevalere perfino sui suoi carcerieri obbligandoli al silenzio o all’ascolto delle sue composizioni, ne fornisce una chiara testimonianza.
Nelle situazioni più difficili la sua solitudine lo accompagnava sempre come una fedele consigliera. Basti ricordare la notte tra il 10 e l’11 gennaio del 49 quando smarrito nella pianura Romagnola, sfidando il veto di Roma, attraversò il Rubicone, pronunciando la celebre frase: “alea iacta est” (il dado è tratto).
Giulio Cesare si rivelò fin da giovanissimo un abile compositore di opere letterarie che contribuirono ad ingrandirne la fama di grande condottiero ed innovatore.
Come già accennato, le opere letterarie più significative, di tipo autocelebrativo, sono costituite dai resoconti delle sue grandi campagne militari quali i Commentarii de Bello Gallico, che trattano delle imprese in Gallia tra il 58 e il 52 a.C., e i Commentarii de Bello Civili, che si riferiscono alla guerra contro Pompeo tra il 49 e il 48; Cicerone li descrive come: “nudi, schietti e pieni di grazia, spogliati di ogni abbellimento oratorio come un corpo senz’abito”.
Cesare si occupò anche della realizzazione di opere architettoniche civili e militari fra le quali il ponte sul Reno rappresenta un esempio emblematico. Nel De Bello Gallico, compare un’accurata descrizione della tecnica ingegneristica e della velocità e precisione con le quali Cesare fece erigere il ponte che, una volta raggiunti gli obiettivi della campagna militare al di là del Reno, non esitò neanche un attimo a distruggere.
Le opere realizzate a Roma rappresentano invece la rivoluzione urbanistica che aveva elaborato per una città che stava sempre più espandendosi diventando il punto di riferimento strategico di tutto il Mediterraneo. Nota è la deviazione del corso del Tevere, narrata da Cicerone, per consentire l’ampliamento dell’area vaticana.
Da ricordare anche la costruzione del Forum Iulium, la ricostruzione della Basilica Sempronia, la Curia Iulia, portata a termine da Augusto, e il teatro Marcello nella zona di campo Marzio.
Da sempre curò il suo essere personaggio pubblico per accaparrarsi la benevolenza della plebe attraverso celebrazioni popolari, soprattutto con i giochi dei gladiatori che tanto appassionavano la popolazione e le straordinarie celebrazioni dei Trionfi.
Il rapporto di Cesare con le donne è sempre stato molto libero. Cicerone lo descriveva come “il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti” denunciando così la disinvoltura con cui, forse anche perché influenzato dalla cultura greca, viveva i rapporti sessuali. Anche nella intensa relazione con Cleopatra l’intento politico prevaleva sulla partecipazione affettiva. Tra le donne di Giulio Cesare è da ricordare Servilla, sorella di Catone e madre di Bruto (probabilmente figlio suo), con la quale ebbe una ininterrotta e sincera relazione.
Il rapporto con le moglie fu burrascoso mentre con l’ultima, Calpurnia, riuscì ad avere un legame più sincero. Ai figli Giulia, avuta da Cornelia, e Tolomeo Cesarione, da Cleopatra, volle affiancare una serie di figli spirituali che lo seguirono e lo onorarono, uno per tutti Gaio Giulio Cesare Ottaviano, il primo Augusto.
Concludo questo particolare ed impegnativo viaggio, assolutamente da non perdere, sulla celebrazione di un grande protagonista delle nostre origini, con una frase di Napoleone:
Cesare si nasce, non si diventa”.
Cronologia
100 a.C. Il 12 o 13 luglio Gaio Giulio Cesare nasce a Roma da antica famiglia patrizia, che vantava di discendere da Iulo Ascanio.84 Morte di Gaio Giulio Cesare, padre di Cesare. 83 Cesare sposa Cornelia Cinna Minore, figlia di Cinna, collega di Mario, personaggio chiave della politica romana tra l’86 e l’84, anno della sua morte.
82 Silla vince i seguaci di Mario nella battaglia di Porta Collina e, divenuto dittatore, attua dure proscrizioni contro gli avversari politici. Cesare lascia Roma ed intraprende la carriera militare in Oriente al servizio di Marco Minucio Termo.
79 Silla lascia la carica e si ritira a vita privata. Morirà l’anno dopo.
77 Il proconsole Marco Emilio Lepido tenta una sollevazione antioligarchica, ma viene sconfitto da Quinto Lutazio Catulo e da Pompeo. Cesare è a Roma, dove si dedica all’attività forense sostenendo processi contro i sillani Gneo Cornelio Dolabella e Gaio Antonio Ibrida.
74 Cesare è prigioniero di pirati nelle isole Sporadi: liberato per riscatto, organizza una spedizione punitiva contro i suoi sequestratori.
73 La rivolta dei gladiatori di Capua, guidati da Spartaco, avvia la Guerra Servile. In Asia Minore Mitridate VI invade la Bitinia e avvia la terza guerra mitridatica.
72 Il proconsole Lucio Licinio Lucullo sconfigge ripetutamente Mitridate VI. Pompeo Magno sconfigge i ribelli in Spagna, riconquistandola a Roma. Cesare è eletto tribuno militare.
71 Il pretore Marco Licinio Crasso e Pompeo sconfiggono definitivamente gli schiavi ribelli di Spartaco. In Oriente, Lucullo occupa il Ponto costringendo Mitridate VI alla fuga in esilio.
70 Crasso, già vicino a Cesare, e Pompeo impongono con gli eserciti la propria elezione a consoli e attuano una politica antioligarchica che abroga gran parte dei provvedimenti sillani.
Cicerone conduce il processo contro Gaio Verre, accusato di malversazioni in Sicilia.
69 Cesare è eletto questore e durante l’anno opera anche in Spagna.
68 Lucullo occupa il regno d’Armenia che aveva accolto Mitridate VI. Morte di Cornelia, prima moglie di Cesare, e nuovo matrimonio con Pompeia.
67-66 Pompeo conduce una rapida e vittoriosa campagna navale nel Mediterraneo orientale contro i pirati, sancendo il dominio di Roma sui mari. Grazie anche all’aiuto di Cicerone, lo stesso ottiene poteri straordinari per condurre la guerra contro Mitridate, che sconfiggerà ripetutamente.
65 Cesare è eletto edile curule. Nell’occasione, organizza l’esposizione della sua collezione artistica e sontuosi giochi gladiatori che gli procurano la simpatia della plebe romana.
63 Cicerone smaschera e reprime la congiura di Lucio Sergio Catilina. Cesare è eletto pontefice massimo.
62 Cesare è eletto pretore. Ripudio della seconda moglie Pompeia, dopo la scoperta della sua relazione con Publio Clodio Pulcro, contro il quale Cesare tuttavia non agisce.
61 Contrasto tra Pompeo, da poco rientrato a Roma da assoluto trionfatore dell’Oriente, e il Senato: il proconsole si avvicina a Cesare, propretore nella Spagna Ulteriore.
60 Cesare, Pompeo e Crasso stipulano il Primo Triumvirato. Pompeo sposa Giulia, figlia di Cesare.
59 Cesare è eletto console con Marco Calpurnio Bibulo e si adopera per la ratifica da parte del Senato di tutti gli atti compiuti da Pompeo in Oriente e a favore dei propri veterani; Pompeo appoggia la sua richiesta di proconsolato di tutte le Gallie e dell’Illirico. Cesare sposa Calpurnia, figlia di Lucio Calpurnio Pisone.
58 Cesare inizia le campagne militari in Gallia, riportando importanti successi contro gli Elvezi e i Germani.. A Roma, il tribuno della plebe Clodio, appoggiato da Cesare, ottiene la condanna di Cicerone all’esilio.
57 Cesare sconfigge Belgi e Nervii nell’area dell’attuale Belgio. A Roma, Cicerone è richiamato dall’esilio. 56 A Lucca i triumviri rinnovano l’accordo e la spartizione delle aree d’azione: le Gallie per Cesare, Spagne e Africa per Pompeo, Oriente per Crasso. Cesare sottomette le popolazioni della Bretagna e dell’Aquitania.
55-54 Prima e seconda vittoriosa spedizione in Britannia da parte di Cesare.
53 In Gallia, Cesare sconfigge Eburoni, Menapi, Nervii e Treviri. In Oriente, Crasso muore nella rovinosa sconfitta subita da parte dei Parti a Carre.
52 La sollevazione generale dei Galli guidata dal re degli Arverni Vercingetorige viene definitivamente sedata ad Alesia, dove il capo gallico si arrende a Cesare.
51 Alla morte di Tolomeo Aulete, diventano re d’Egitto i figli Tolomeo XIII e Cleopatra VII.
50 Nonostante l’opera dei sostenitori di Cesare, l’influenza di Pompeo porta il Senato ad affidare a questi pieni poteri e ad imporre a Cesare l’ultimatum di disfarsi dell’esercito per poi rientrare a Roma.
49 La notte del 12 gennaio, Cesare passa il Rubicone, linea del confine settentrionale del territorio romano, raduna le sue truppe a Rimini e di lì marcia verso Roma, abbandonata nel frattempo da Pompeo e dai senatori suoi sostenitori, diretti a Oriente. Nel corso dell’anno Cesare guida personalmente le operazioni contro la ribelle Marsiglia e la Spagna. A Roma Cesare ottiene la dittatura per undici giorni.
48 Cesare è console con Publio Servilio Vatia e conduce la campagna contro Pompeo in Epiro e Tessaglia. A Farsalo Pompeo viene sconfitto e fugge in Egitto, dove viene ucciso ad opera di mandanti di Tolomeo XIII. Cesare, disapprovando il gesto, si allea contro il sovrano a favore della sorella Cleopatra.
47 A Roma Cesare è nominato dittatore. Va in Egitto, dove insedia definitivamente sul trono Cleopatra, poi attraversa il Medio Oriente, riaffermando il potere di Roma sbaragliando Farnace II, re del Ponto.
46 Cesare è console, per la terza volta, assieme a Marco Emilio Lepido. A Tapso, in Africa, Cesare ottiene una vittoria decisiva. I suoi avversari riparano in Africa e ad Utica, posta sotto assedio, si toglie la vita Marco Porcio Catone, detto l’Uticense.
45 Cesare è console per la quarta volta, stavolta senza collega, ed è poi eletto dittatore. Attua la riforma del calendario. A Munda, in Spagna, sconfigge definitivamente gli eserciti pompeiani guidati dai figli di Pompeo e da Tito Labieno.
44 Cesare è console per la quinta volta, con Marco Antonio, ed assume poi la dittatura perpetua Qui ha origine una nuova opposizione senatoriale, che sfocia in una congiura: il 15 marzo Cesare è ucciso da 23 pugnalate infertegli da un gruppetto di congiurati - tra cui Bruto, genero di Catone e figlio di Servilia, amante di Cesare.
43-31 Durante le lotte per il potere, i successori di Cesare, l’erede Ottaviano e Marco Antonio, inseguono i cospiratori la maggior parte di loro saranno uccisi, nel nome della vendetta di Cesare.
