La pittura tedesca a tre facce
di // pubblicato il 02 Luglio, 2008
di Daniela Vannini
Se da un lato il Mart di Rovereto ha appena inaugurato un percorso espositivo (“Eurasia”) tutto improntato sull’opera di Joseph Beuys (esemplificata dal video che, all’inizio, lo ritrae intento a plasmare un panetto di margarina) e sulla sua influenza nell’arte contemporanea, dall’altro ha scelto di dar voce a una pittura che dall’arte di Beuys è rimasta immune.
E lo ha fatto con una bella mostra “Germania contemporanea. Dipingere è narrare” aperta fino al 26 ottobre 2008, che presenta 120 dipinti di tre giovani tedeschi che nel ritratto, nel paesaggio e nella pittura d’interni sono maestri.
Ad accomunarli, oltre al luogo di provenienza (la Germania dell’Ovest) è quello di formazione: la Hochschule für Grafik und Buchkundst di Lipsia, all’indomani della caduta del Muro di Berlino, proprio quando la città (dell’Est) vive un momento di massima creatività.
Ma ciò che unisce Tim Eitel, David Schnell e Matthias Weischer è soprattutto la concezione del dipinto come rappresentazione della realtà, o meglio di una metarealtà dove ricordi, fantasie, sogni, persone, oggetti e luoghi si amalgamano fino a diventare tranches de vie.
La mostra curata da Gabriella Belli, Achille Bonito Oliva con la collaborazione di Julia Trolp, offre una straordinaria galleria di virtuosismi tecnici che spaziano dalla pittura a olio all’acquarello e alle differenti pratiche grafiche che i tre artisti utilizzano per convogliare una personale visione della vita che corre lungo l’asse spazio-tempo.

Tom Eitel (nato a Leonberg nel 1971, vive e lavora tra Berlino e New York) preferisce un realismo rigoroso, sempre alla ricerca del dettaglio fotografico (proprio a partire dalla fotografia Eitel costruisce i personaggi delle sue tele). All’ossessione per il particolare – che si coglie chiaramente nelle sue opere esposte -, tuttavia, subentrano, in seguito, scenografie dove è l’elemento metafisico e straniante a colpire.
Le sue, infatti, sono figure umane ‘senza volto’ (il viso viene mostrato raramente), difficili da identificare. Si muovono in spazi interni indefiniti: sale museali, anonimi uffici e ampie stanze disadorne dove l’attenzione è posta sul soggetto e la sua esperienza di vita, soggetto che viene enfatizzato dalla sperimentazione di tutti i toni del grigio alla ricerca continua di un’osmosi tra spazio e tempo.
Si avverte anche in Schnell (nato a Berisch Gladbachnel 1971, vive e lavora a Lipsia) la stessa percezione di compressione spazio-tempo che impone una lettura sincronica delle sue tele. Con lui entriamo nel paesaggio contemporaneo della campagna con i suoi fienili, case, boschi e campi coltivati, dai colori brillanti in bilico tra l’artificiale e il naturale. Si ha l’impressione di un paesaggio che sfiora l’astratto e lo sguardo di chi osserva è attratto, in particolar modo, da oggetti ‘in volo’ che trovano spazio in questi territori a metà fra immaginario fantastico e astrazione.

Dal ‘fuori’ ci spostiamo nuovamente all’ ‘interno’ con i quadri di Weisher (nato a Elte nel 1973, vive e lavora a Lipsia, nel 2007 borsista di Villa Massimo – Accademia tedesca a Roma) che sono veri e propri set teatrali dove mette in scena commedie della vita.
Aggirarsi tra i suoi dipinti è un po’ come sfogliare una rivista di interior design, si sprofonda in ambienti domestici e quotidiani attraverso i quali Weisher riesce a far passare l’esperienza emotiva. A differenza di Eitel, le sue stanze sono sontuosamente arredate in cui si ostentano carte da parati ed elementi decorativi.
Lo spazio diviene specchio dell’interiorità del pittore almeno fino al suo soggiorno romano nel 2007 che segna una svolta nel percorso artistico del giovane artista che lo porta a esplorare nuovi soggetti e luoghi reali, spostandosi appunto dal “dentro al fuori”.

Diversamente dagli altri due pittori, Weisher nelle prime opere propone spazi psicologici, dove le coordinate temporali si annullano, lasciando poi il posto a una nuova relazione spazio-temporale che coincide con l’esperienza romana. In questi lavori, l’artista sperimenta tutte le tecniche, dai disegni ai delicati acquarelli fino alle grafiche in bianco e nero, per veicolare non più le proprie pulsioni intime, ma un nuovo spazio pittorico composto da molteplici prospettive.
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Catalogo Skira
Daniela Vannini