La maggiore collezione occidentale di Icone Russe

di Cinzia Colzi - pubblicato il 12 Settembre, 2007 in Musei

A Vicenza, quando si pensa a Palazzo Leoni Montanari, si materializza l'espressione di grande barocco e, grazie agli interventi di Intesa San Paolo, dettati dall’attenzione verso la pubblica fruizione del patrimonio artistico, la Galleria rappresenta un raro esempio di museo realizzato e gestito proprio da un settore appositamente dedicato.
Dopo il lungo restauro, dal 1999, è stato destinato ad accogliere l’esposizione permanente di due tra le più rilevanti collezioni della Banca:
Antiche icone russe

Arte Veneta del Settecento
naturale complemento della visita alle mostre temporane di volta in volta allestite in un programma
culturale poliedrico.
Il museo, non é solo luogo di conservazione ed esposizione delle opere, ma anche e soprattutto, realtà viva ed operante, dotato di un aggiornato centro di restauro e documentazione.

Le esposizioni promosse all’interno delle Gallerie si riconducono al progetto Restituzioni che, in ambito di collezioni pubbliche, dopo gli interventi conservativi o di  restauro, vengono esposte e poi restituite ai legittimi proprietari.
Sono oltre cinquecento i pezzi, spesso di straordinaria qualità, che  in quasi un ventennio rappresentano un appuntamento biennale ormai consolidato nella programmazione delle Gallerie.

Un ulteriore percorso tematico fa da filo conduttore nelle programmazioni: 
quello strettamente legato alla presenza in palazzo della prestigiosa collezione di Antiche Icone Russe per una riflessione sugli aspetti più profondi della cultura bizantina e post-bizantina che si concretizza, oltre alle giornate di studio, anche nelle mostre Percorsi nel sacro a cui fa riferimento anche il programma OrienteOccidente  

Nei locali annessi al Palazzo, a disposizione di studiosi e cultori, sono stati allestiti con l’ausilio delle più moderne tecnologie, un deposito protetto dove conservare le tavole non esposte, l'attrezzato laboratorio di restauro per salvaguardia e recupero e una biblioteca specialistica per gli opportuni approfondimenti storico-culturali ed esegetici, oltre che iconografici e, dai computer della biblioteca, è possibile consultare l'Index of Christian Art, il prezioso archivio di documenti e immagini di arte cristiana sviluppato dalla Princeton University

Inoltre, da alcuni anni, anche una singolare esperienza di didattica museale nel programma denominato “Dal Buio alla Luce”, rivolto agli alunni delle scuole elementari, medie inferiori e superiori, ed anche, con un programma diversificato, ai docenti o agli adulti che lo desiderino - propone un coinvolgente itinerario volto all’analisi percettiva delle immagini sacre, approfondendo, tra l’altro, il confronto tra l’arte dell’icona e gli aspetti della pittura contemporanea.
Segnalo, fra i progetti in cantiere, per il prossimo anno, fra settembre e novembre: Gerusalemme africana. Tesori dall’Etiopia.
Vi ho sintetizzato queste informazioni, ritenendole di grande interesse, ma, adesso, vi racconto di una mostra che mi ha letteralmente catturato (rimasta incollata lì fino a quando se ne erano già andati tutti!)

Si tratta della maggiore collezione occidentale Icone Russe in una selezionatissima serie dal tredicesimo al diciannovesimo secolo, (oltre quattrocento esemplari messi insieme all’inizio degli anni Novanta dal Banco Ambrosiano Veneto, confluita in Banca Intesa ed ora in Intesa Sanpaolo) e organizzate secondo un itinerario che affronta i temi della tradizione liturgica ortodossa per scoprire tutti i segreti che il visitatore potrà cogliere proprio perché, i codici del linguaggio visivo sono innumerevoli: il colore, il punto, la linea, la superficie, la forma, la configurazione, la geometria segreta, il ritmo, la musicalità dal laboratorio alle sale espositive e interagendo con materiale appositamente strutturato per guidarlo all'interno dei significati dell'icona.

Quelle esposte, oltre al vastissimo arco temporale, consentono la scoperta di evoluzioni e involuzioni, riprese e approfondimenti del discorso figurativo millenario come pure é vastissimo l'orizzonte geografico in cui si esprimono le diverse “anime” dell’arte russa.
Sembrerà facile constatare la grande varietà delle scuole regionali e ai capolavori provenienti da aree note (Mosca, Novgorod, Vladimir, Tver’ e Pskov), anche quelli delle province russe centrali e settentrionali, dove operavano botteghe spesso situate lungo le vie commerciali attraversate dal Volga.
Tutto questo per farvi scoprire quanto sia straordinaria l'icona se non é più zavorrata dall'astratta dimensione senza tempo ed evoluzione, ritrovando il suo integro spessore storico, la sua altrimenti insospettabile profondità.

Il particolare valore di questa raccolta potrebbe essere tracciato nell’accostamento di due gruppi diversi di icone: da un lato una serie di tavole di epoca medievale, dal XIII al XVIII secolo, appartenenti alle celebri scuole dell’antica Rus’; dall’altro una vasta e multiforme collezione di opere tarde, principalmente dei secoli XVIII e XIX, un periodo che negli ultimi anni ha suscitato interesse crescente da parte degli studiosi russi e occidentali.

Fra i pezzi più antichi, rilevanti sono quelli della scuola di Novgorod, la Grande Novgorod, che possedeva immensi territori estesi a nord e, tra questi, i due capolavori: la Discesa agli Inferi e l’Ascensione al cielo del profeta Elia appartengono alla seconda metà del XIII secolo, un periodo “buio” nella storia della cultura russa a causa delle invasioni tartare, e durante il quale venivano eseguite pochissime opere d’arte, di cui sono giunti fino a noi solo rarissimi esempi. Può sembrare incredibile come, entrate a far parte della collezione Intesa Sanpaolo in periodi diversi (nel 1996 e nel 2000) e attraverso canali differenti, sono risultate appartenere alla stessa corrente artistica, forse alla medesima bottega.

L’epoca della fioritura di Novgorod fu però il XV secolo e la Deposizione dalla Croce mostra le particolari caratteristiche dell’arte di Novgorod di questo periodo: la ricchezza del ritmo, la varietà degli scorci prospettici, il senso del volume, l’espressività dei gesti, il colore straordinariamente vivo, gli scintillanti tocchi di luce sui drappeggi; segni di una perizia tecnica che si riassume splendidamente nelle teste lievemente reclinate, nei volti assorti, nelle pose dolenti degli astanti, conferendo alla scena un’intonazione di mestizia, insieme a un intenso, ma come trattenuto, senso drammatico. 

Diversa sfumatura stilistica nell’icona del Natale di Cristo, proveniente dall’iconostasi di una chiesa nei dintorni di Novgorod, databile al 1475, le cui tavole si sono disperse in varie collezioni sia all’interno della Russia che all’estero. L’autore di questa icona non si interessa tanto agli effetti del modellato plastico, quanto alla bellezza delle sagome e al loro andamento ritmico; per questo nel Natale di Cristo risalta maggiormente un’atmosfera di luminosa contemplazione.

La celebre tradizione della scuola artistica moscovita nel periodo compreso tra il XIV e la prima metà del XV secolo, al cui interno operava anche Andreij Rublëv, è testimoniata da un’icona un po’ più tarda (tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo) la Madre di Dio di Vladimir, (replica delle notissima bizantina custodita a Mosca e considerata il palladio di tutta la Russia) dove vengono impiegate le tecniche consuete dell’iconografia moscovita: aristocratici accostamenti cromatici di gradazioni olivastre e dorate, stesura del colore a velature sottilissime, trasparenti.

L’arte di Mosca nel tardo Medioevo (XVI - XVII secolo) trova espressione nell’icona Madre di Dio di Bogoljubovo con san Sergio di Radonež e Varlaam di Chutyn con uniconografia ssai antica (arte bizantina del XII secolo) nella quale apparvero per la prima volta raffigurazioni della Madre di Dio che si rivolge al Figlio supplicandolo di usare misericordia al genere umano (schema compositivo che, esteso anche ai rappresentanti del genere umano, impersonati nelle figure dei santi russi patroni, trovò ampia diffusione nel territorio).

La fondazione di San Pietroburgo nel 1703 e il trasferimento in questa città della capitale, viene considerato il punto di partenza nella storia della Russia moderna e, l’arte acquisì un carattere laico, gli artisti cominciarono a viaggiare in Europa e ad apprendervi la pittura a olio, a dipingere ritratti e composizioni edificanti di soggetto storico, e successivamente paesaggi e quadri di costume.
Le chiese di recente costruzione venivano ora decorate con opere di pittura moderna: dalle icone dipinte a tempera su tavola di legno si passò a grandi tele dipinte a olio, le cui composizioni erano eseguite nello spirito dell’Europa occidentale.
L’icona tradizionale tuttavia non scompare continuando la diffusione in provincia e negli ambienti dei cosiddetti “vecchi credenti” che, alla metà del XVII secolo, si opposero alle riforme liturgiche e non accettarono il nuovo stile nell’arte sacra.

Nel corso del XVIII - XIX secolo si formarono interi insediamenti in cui vivevano iconografi-artigiani che conservavano le tradizioni pittoriche dei “vecchi credenti” (il più famoso è il villaggio di Palech) e tale produzione trovava diffusione in tutto il vasto territorio dell’impero.
Sebbene la pittura tradizionale di icone occupasse in questo periodo una posizione marginale, essa costituiva un particolare mondo artistico senza il quale è impossibile comprendere la mentalità russa e la tradizione nazionale.

Nella collezione vicentina si evidenziano tre importanti gruppi di icone russe tarde. In primo luogo, le opere del XVIII secolo in cui si uniscono motivi stilistici barocchi e tradizioni dell’icona russa contadina; vi sono poi icone più vicine all’iconografia ufficiale, che nel disegno presentano elementi tratti dagli arredi della corte e delle residenze nobiliari; infine, si osservano magistrali icone della tradizione dei “vecchi credenti”, che presentano una pittura raffinata che ricorda le miniature medievali.
La collezione, inoltre, offre una ricca e varia testimonianza di quel particolare manufatto artigianale decorativo che è rappresentato dai rivestimenti che ricoprivano, proteggendole, le icone; tali rivestimenti erano di norma in argento decorato con pietre preziose, dorature, smalti e fini cesellature e, talvolta, anche con tessuti di seta e filo d’oro. Una tradizione particolarmente florida in Russia a partire dal XVII secolo, che testimonia
inequivocabilmente la vivida venerazione, diffusa in tutti gli strati sociali, per l’immagine iconica, il desiderio di arricchire anche esteriormente questo simbolo, di esaltarlo.

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