La cura del bello
di // pubblicato il 15 Marzo, 2008
PROLOGO
Ammetto che se non fosse stato per una cena nel bellunese per Tiziano, durante la quale Claudio Spadoni mi incuriosì così tanto parlando della mostra che stava preparando su Corrado Ricci, avrei continuato a evitare sistematicamente Ravenna (non esistono reali motivi ma, evidentemente, nel dna perduravano tracce di una vecchia storia, datata 1519, a seguito di un'autorizzazione di Papa Leone X).
Va anche detto che, se sono arrivata in tempo all'anteprima stampa, il merito è da dividere fra i due Capo Treno, l'Organizzazione dello Studio Pesci e i colleghi in paziente attesa a Bologna.
Dopo oltre trent'anni sembrava proprio fosse giunto il momento di tornare a Ravenna, nonostante il guasto al treno, il trasbordo a Prato (su quello, in ritardo, proveniente da Agrigento il cui macchinista ha fatto un miracolo per recuperare) e la navetta stampa tornata indietro a recuperarmi.
Una piccola odiessea, ma ne è valsa la pena, vi assicuro.
Nel 150° anniversario dalla nascita, Ravenna rende omaggio a uno dei suoi figli illustri, Corrado Ricci, poliedrica personalità della cultura italiana degli ultimi decenni dell'Ottocento e i primi del nuovo secolo.
Studioso, museologo, storico dell’arte e funzionario, con una biografia unica e affascinante colma di successi e attestazioni.

Fino al 22 giugno 2008, il Museo d’Arte della città in collaborazione con il Museo Nazionale e la Biblioteca Classense, avvalendosi di un importante comitato scientifico, presenta l'esposizione curata da Andrea Emiliani e Claudio Spadoni, intitolata “La cura del bello. Musei, storie, paesaggi per Corrado Ricci”.
Corrado Ricci operò in musei come la Pinacoteca di Brera (1898), la Galleria Nazionale di Parma (1893), gli Uffizi (1903) e l’Accademia Carrara di Bergamo (1911) e fu Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti (1906).
Di altissimo valore le sue riflessioni sulla storia dell’arte, le collaborazioni con le maggiori riviste dell’epoca, gli interventi museologici, il ruolo svolto in ambito archeologico a Roma con la costante attenzione al problema del restauro.
Sarete affascinati dal percorso e restereti stupiti all'attenzione data ai particolari. Statene certi, ma senza accorgervene, cercherete spunti di approfondimento man mano scoprirete nella sua interezza questo straordinario appassionato d'arte, un uomo dalla moralità altissima, il cui senso dello Stato dovrebbe essere preso a modello da certe squallide figure di primissimo piano nell'Italia oggi soggiogata dalla "casta".
Iniziando dalla ricostruzione di alcuni tra i più importanti interventi di riordino museale vengo spiegati i criteri adottati da Ricci alla Galleria Nazionale di Parma, e le scelte di acquisizioni per la Pinacoteca di Brera con dipinti di Butinone, Gozzoli, Legnani, Tibaldi e Tura.
A seguire le opere di Lotto, di Cariani e di Moroni della sala del Cinquecento lombardo-veneto, allestita da Ricci all’Accademia Carrara, dove avviene il fondamentale passaggio dalla quadreria ottocentesca al “museo moderno”.
Dagli Uffizi, invece, diversi autoritratti da Collier a Bonnat, da Hoffmann a Romney, da Von Stück a Zoir selezionati e acquisiti da Ricci. Solo un accenno alla storia, per non ridurre il piacere di scoprire cosa fu capace di fare per impedire che la "Madonna col Bambino" di Jacopo Bellini venisse imbarcata definitivamente alla volta dell'America, prendendo invece il dipinto sotto braccio e portarlo in Galleria!
Proseguendo ancora, nelle sale delle raccolte napoletane di Capodimonte, vi attendono opere di Parmigianino e Carracci della prestigiosa Collezione Farnese.
La riorganizzazione della Galleria dell’Accademia di Ravenna del 1897 è perfettamente documentata mediante l'esatta ricostruzione di una sala allestita dallo studioso, iniziando dal colore delle pareti.. quel.. con una punta di..
E' stato dato grande risalto anche a Ricci storico dell'arte (con opere di Barocci, Cagnacci, Rembrandt e Reni) e al contributo che diede all'esposizione del 1904 sull'arte senese con capolavori da Lorenzetti a Beccafumi.
La mostra si conclude con l’ampia sezione dedicata al paesaggio italiano, dalle Alpi alla Sicilia, in omaggio all'imponente lavoro in difesa del patrimonio paesaggistico nazionale svolta da Ricci, poi concretizzatasi con il testo legislativo di tutela del Senatore Rava del 1909.
Spostandosi al Museo Nazionale, quale testimonianza archeologica, è esposta la 'Fanciulla di Anzio' (capolavoro di arte greca, rinvenuto con la mareggiata nel 1878, nella Villa Imperiale, detta anche di Nerone) dove troverete anche tavole dei mosaici bizzantini ravennati con integrazioni tecnologiche di ultima generazione.

Alla Biblioteca Classense, è visibile il "Fondo Ricci" lasciato alla città con documenti tutti da scoprire. Una quantità vastissima di reperti da ammirare con attenzione tipo i taccuini.
Il catalogo, edito da Electa, riproduce tutte le opere in mostra arricchite da oltre venti saggi di altissimo valore ed è lettura avvincente e strumento prezioso.
Non si affrontano problemi così vasti, numerosi, complessi,
come i restauri di grandi musei, senza commettere errori.
Ma se si perdona a chi ha molto amato,
si può perdonare a chi ha molto lavorato.
Corrado Ricci