La_contemporaneità dell’arte alla Biennale di Carrara
di // pubblicato il 17 Febbraio, 2007
Per la XII Biennale Internazionale di Scultura di Carrara?è stata ultimata la ristrutturazione dell?ex Convento di San Francesco e, il nuovo museo, dedicato alla scultura moderna e contemporanea, è stato inaugurato proprio per ospitarne la più importante sezione. Con questa Biennale tutte le premesse per creare a Carrara un nuovo centro internazionale di arti plastiche, nell?ex Convento di S. Francesco, e vedendo la città orientare i propri sforzi nel dotarsi di un sistema museale coordinato che coniughi, al nuovo Centro, il Museo del Marmo e il Parco di scultura della Padula, nonché tutte le altre realtà espositive e di conoscenza dell?arte esistenti nell?antico centro apuano, prima fra tutte l?Accademia di Belle Arti.
Se la trasformazione della cultura è ormai elemento di programmazione economica e di sviluppo delle comunità, attorno alla quale si tende a ricostruire l'identità di una città, del suo modo di essere nel presente e per il futuro, il programma di Carrara, come ha fatto notare l?Assessore alla cultura Andrea Zanetti, è nettamente in antitesi a quello di iniziative estive, estemporanee, che mirano ai grandi ascolti ?? ma pone chiaramente un processo di identificazione del luogo, che matura con e per la gente, in una condivisione ideale di strategie e sensibilità?.
Fino a domenica 24 settembre, la XII Biennale, affidata alla cura critica di Bruno Corà, coadiuvato da un Comitato scientifico di studiosi ed esperti di arte plastica, è caratterizzata da un ventaglio di iniziative che intendono riflettere a tutto campo sullo specifico della scultura, ben oltre le tradizionali scansioni storicistiche e diversità di concezioni estetiche che pur caratterizzano le maggiori correnti artistiche e il Sindaco Giulio xxxx sottolinea: ?Prendendo a prestito le parole di Daniel Borenboim, importante pianista contemporaneo, direttore d?orchestra insignito del Wolf Prize per il suo impegno a favore dei diritti civili e della pace - ogni grande opera d?arte ha due facce: una per il proprio tempo e una per il futuro, per l?eternità - pensando non solo al presente ma soprattutto al domani, dopo l?allestimento del 2002 questa amministrazione si è concessa una pausa di riflessione, rimandando al 2006 la XII edizione della Biennale perché volevamo allargare la visuale, inserire l?evento nell?evento. Puntavamo in alto, ad un contesto più ampio, capace di imporre e dare il via ad una vera e propria valorizzazione culturale ed artistica della città?. E Carrara ha voluto riservare un?accoglienza particolare ai suoi visitatori, predisponendo per la prima volta la Biennale Card: strumento agile e vantaggioso (informazioni www.labiennaledicarrara.it).
La Biennale è divisa in quattro sezioni:
- Alveare Opere e artisti nel Museo della Scultura, ex Convento di San Francesco
- Pre-dizioni Giovani artisti dalle Accademie di Belle Arti di L?Aja, Bratislava, Carrara, Praga, Tolone, Valencia, Wroclaw?
- Opere dai laboratori? Nella Piazza S. Francesco installazioni di opere in marmo provenienti da alcuni laboratori del territorio
- Pietro Tacca ? un artista, una storia, una città - retrospettiva dello scultore manierista nato a Carrara e attivo in tutta la Toscana e in altre corti europee (a cui seguirà la personale con inaugurazione prevista per il 24 aprile 2007).?
Ciascuna sezione assume valenza funzionale ad un più generale progetto di coinvolgimento pubblico, poiché esse sviluppano proposte espositive, sulle giovanissime generazioni di artisti ancora attivi nei luoghi di studio deputati all?arte in alcune delle Accademie europee, sull?arte contemporanea ancorché ?storica? degli ultimi cinquant?anni, sull?arte moderna dal Tacca al Canova e oltre, e sull?operosità dei numerosi laboratori del marmo, e non solo, esistenti a Carrara.
Ulteriori spunti dal curatore Bruno Corà: ?Nelle precedenti Biennali della scultura tenutesi a Carrara, ma anche in quelle che si possono osservare in giro per il mondo, a Sidney o Dakar, all?Avana o Berlino o altrove, si rinnova la consuetudine di compiere una ?lettura? delle fenomenologie plastiche e degli elaborati artistici a partire da ?temi? o da ambiti temporali con i quali giustificare le presenze degli artisti invitati e le stesse ipotesi critiche ordinative. Questa edizione della Biennale, mutando ottica, prende avvio da un presupposto estetico teso a riconoscere nell?opera d?arte, esito di un?esperienza artistica, un dato tendenzialmente sovratemporale, in base al quale l?opera stessa, l?artista, ma anche il fruitore, partecipano a un ?continuo presente? che li accumuna nell?attimo percettivo sempre uguale, ancorché esso si compia di fronte a creazioni artistiche di diversa epoca. D?altronde, nessuno può ingenuamente ritenere che le opere siano tutte uguali, cioè che non vi siano differenze tra loro dovute a dati cronologici, di natura storica, di concezione estetica, di sensibilità e modi elaborativi connessi a circostanze e condizioni materiali diverse tra loro nel tempo. Nessuno, parimenti,? può fingere di abolire la storia del lavoro artistico, le date delle opere, la diversa genialità degli autori e il costume che le ha rese possibili. Non si tratta di questo evidentemente, quando a fini progettuali si fa riferimento a una entità sovratemporale che sembrerebbe quasi omologare tutte le opere d?arte tra loro. Ciò da cui si è inteso procedere nella concezione di questo nuovo appuntamento per la scultura a Carrara riguarda piuttosto una qualità raggiunta da ogni opera d?arte, un ?non spazio ? non tempo? che giunge a sospenderla tra le durate delle ?cose? e degli ?atti? d?esistenza, per essere insieme a loro con un proprio autentico ?spazio-tempo?, inedito prima della nascita dell?opera. A tale ?continuo presente? che nell?opera d?arte si manifesta, pur provenendo le forme di cui è costituita indifferentemente dal XVI o dal XXI secolo - in ogni caso non senza la complice percezione umana - si è attribuita la valenza di contemporaneità. In sintesi, la contemporaneità dell?arte a cui si richiama questa Biennale, dunque, è quella che ogni opera condivide con l?altra in quanto creazioni compiute idealmente, e ugualmente, se non per sempre, per una durata temporale presumibilmente assai estesa, sostenuta dal mito di un gesto. Nondimeno, il comportamento attivo dell?osservatore di opere appartenenti a qualunque epoca le ?attualizza? nella propria coscienza, ponendole una accanto all?altra nella simultaneità dell?atto percettivo e di giudizio, e avviando di fatto un azzeramento dello storicismo a favore di una consapevolezza critico-poetica extratemporale. Una tale premessa invita a una nuova riflessione sulla forma, aspetto per il quale, recentemente, si sono sviluppate alcune significative iniziative1 e si è meditato proprio in considerazione di essa sul rapporto tra le opere di diversi artisti appartenenti a momenti storici e talvolta ad epoche diverse. Mi riferisco alle celebrazioni per i Cinquecento anni del David di Michelangelo, tenutesi al Museo dell?Accademia di Firenze, durante le quali la mostra Forme per il David consentiva di aprire un discorso sulla ?discontinuità? linguistica tra un?opera protomanierista, quale è il David, e alcune creazioni contemporanee di Baselitz, Fabro, Kounellis, Morris e Struth. Nel presentare l?episodio, in quella circostanza, Antonio Paolucci scriveva: ?Rispetto a cinque secoli fa è cambiato tutto: sono cambiati i codici, i valori di riferimento, i linguaggi espressivi. La discontinuità dell?arte di oggi rispetto all?arte antica è ormai da un secolo (dall?epoca delle avanguardie) carattere distintivo del fare figurativo contemporaneo. E allora perché il confronto? Perché vogliamo che il pubblico internazionale che frequenta l?Accademia sia percosso da due ineludibili argomenti. Vogliamo che rifletta su una constatazione e su un interrogativo. La constatazione è quella, appunto della discontinuità. L?arte di oggi rispetto all?arte di ieri è un?altra cosa, nel senso che è un?altra lingua, un?altra gerarchia di valori, un altro sistema simbolico. L?interrogativo è più cruciale?.
Parlando con Corà, che ci ha accompagnato durante tutta la visita e presentato? gli artisti, è apparsa chiarissima come quella sua lapidaria ?l?arte non fa sconti? affondi le radici in una serio studio di ricerca dove poi la comprensione del linguaggio diviene intuitiva e simbolo del nostro tempo. Un esempio è l?opera ?Femmina. Criminale sempre in fuga? di Vittoria Mazzoni che ci ha detto:?Il titolo serve per schierarsi. Dichiarare da che parte sto rispetto al resto ha a che fare con la volontà di collocarmi entro la memoria collettiva e non avere solo un punto di vista che presuppone l?aspetto parziale o arbitrario. Amplifica la posizione di scambio che ogni opera d?arte porta con sé. Non è mai una didascalia del lavoro, ma ha lo scopo di aprire un dialogo per entrare in quella che viene spesso definita, per intenderci, democrazia partecipata. Naturalmente per me l?arte si schiera dalla parte del conflitto, non nell?accettazione dello stato di fatto; nella mia posizione trovo molti alleati, e il conflitto è uno stato di fatto reale. Sono un?artista coerente, ma ci tengo a precisare, piena di contraddizioni, anche questo fa parte dei miei titoli e del mio modo di procedere nel lavoro, anche questo é uno stato di fatto reale?.
?(pubblicato Terra di Toscana agosto 2006 e riportato sul blog in data odierna)