La Rivoluzione dell’Immagine
di // pubblicato il 08 Settembre, 2007
Una mostra non semplice, da preparare in anticipo, ma capace di ripagare anche il visitatore più esigente.
Viaggio, dunque, a Vicenza per ammirare le opere dell’arte paleocristiana riunite alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari e alla scoperta della “Rivoluzione dell’Immagine” in quel passaggio dal mondo antico alla modernità.
L'arte, le sue opere in particolare, testimonianza e comunicazione del nuovo credo dove, l'iconografia esistente volge a nuovo significato palesando i segni di appartenenza, fino ad allora custoditi e nascosti.
Tutto questo a una data precisa: aprile 313 quando Costantino emana l’Editto che riconosce legittimità al Cristianesimo e lo toglie dalle catacombe e dall'ambito domestico o privato.
Evento storico, ma anche della storia dell’arte.
Un evento promosso e curato da Intesa Sanpaolo
(attaraverso
testimonianze fra le più significative della produzione dei secoli fra il quarto e sesto, in tutto il territorio dell’Impero, in particolare tra Roma e Bisanzio: sculture in marmo e bronzo, affreschi, mosaici, vetri dorati, avori, argenti, tessuti, provenienti dai maggiori musei e dotati di un apparato illustrativo capace di perfettamente introdurre il visitatore) e curato da Fabrizio Bisconti e Giovanni Gentili, che rientra nel progetto pluriennale "Percorsi nel sacro" volto al collegamento delle numerose iniziative espositive degli anni recenti all'interno di una generale prospettiva studiata per far conoscere al più ampio pubblico, con approccio didattico-educativo, le testimonianze di rilievo dell’arte, in Oriente come in Occidente, con l’avvento del Cristianesimo.
La “Buona Novella” annunciata da Cristo deve essere narrata e compresa senza inciampi perché la Salvezza promessa sia donata a ciascuno e le storie bibliche dell’Antico Testamento anticipano quelle della vita di Cristo e le figure dei patriarchi e dei profeti si affiancano a quelle della Vergine e dei santi, nuovi amici di Dio e modelli da seguire.
Un nuovo significato è dato alle forme antiche: giardini e pascoli, immagini suggestive del paradiso pre-cristiano, sono adesso emblema dell’Eden riconquistato; il pastore diviene Cristo “Buon Pastore”, l’orante dalle braccia tese è ora l’anima beata; il Sole dai molti nomi è Cristo, luce definitiva sorta sul mondo.
Simboli criptici si sciolgono, come il pesce che significa “Gesù Cristo figlio di Dio”, così come a Lui si riferiscono il faro, il porto o l’ancora. Nuovi ne nascono e si diffondono fino ai nostri giorni, a cominciare dal cristogramma, che unisce in sé le prime due lettere del nome greco di Cristo, Chi e Rho.
Rivoluzione anche stilistica: abbandonato il naturalismo proprio dell’arte greco-romana, le figure si dispongono l’una accanto all’altra nella rappresentazione delle vicende bibliche, o si stagliano solenni nello spazio, come quelle di Cristo, della Vergine e dei santi o dei primi imperatori cristiani e della corte, rappresentanti in terra del consesso divino.
La mostra si sviluppa in sei sezioni:
1. la fine del mondo antico: il mito, il cosmo, il paradiso;
2. un’arte nuova: i simboli e le immagini;
3. la Bibbia figurata: la storia della Salvezza;
4. corte imperiale e corte celeste: nuove idee figurative;
5. santi e martiri;
6. l’evoluzione dello stile alle soglie dell’età bizantina.
Iniziando con una selezione di opere che illustrano le varie modalità con cui il paganesimo tardo antico esprime il proprio sentimento religioso, all’interno dei vari popoli e delle variegate culture del vasto impero romano.
Un passaggio ulteriore considera i nuovi temi della fede cristiana, attraverso la narrazione delle storie bibliche del Nuovo e dell’Antico Testamento, che pittori e scultori cristiani raccontano in forme semplici perché possano essere universalmente comprese, messaggi fissati nella pietra come in nobili materiali da cui prendono spunto nuove immagini: quelle simboliche e celebrative della maestà divina come di quella imperiale.
Su vetri dorati come su preziosissimi avori vengono fissate le nuove immagini della Maestà di Dio e della maestà imperiale, rimando a celebri, fastose decorazioni delle prime basiliche cristiane come delle residenze della corte, spesso cancellate dal tempo.
Accanto alla corte terrena, modelli e campioni della nuova fede sono i santi, gli apostoli e i primi martiri anzitutto, spesso ritratti oranti nella beatitudine del paradiso, secondo uno stile sempre più prossimo al linguaggio dell’icona bizantina.
E a questo nuovo linguaggio figurativo la mostra dedica l'ultimo segmento attraverso un’accurata selezione dove le novità stilistiche dell’arte, fino a sfiorare d’anticipo, negli affreschi con santi dalle catacombe napoletane, l’icona (a cui é dedicata una selezionatissima scelta di icone, della collezione Intesa Sanpaolo, da cui spiccano segni, simboli e stile dell'arte paleocristiana, sua primitiva radice).
Questi novanta tesori ci accompagnano all’interno di Palazzo Leoni Montanari per riassumere e riproporre situazioni in divenire affinché, il discorso attraverso i secoli, possa svelare qualcuna delle tematiche di uno dei momenti più decisivi per il nostro tempo.
Un validissimo supporto é il volume edito da Silvana Editoriale.
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