La Lupa e la Sfinge. Roma e l’Egitto. Dalla storia al mito

di Amici in Visita - pubblicato il 05 Agosto, 2008 in Mostre

di Gian Luigi Zucchini


Due grandi civiltà suggestionarono Roma che ne fu, in qualche modo, conquistata: la Grecia e l’Egitto.
Della prima si avvertono spesso i segni, visitando musei, siti archeologici, o percorrendo gli antichi fori della città; è meno palese l’influsso che ebbe la seconda, che tuttavia non fu meno rilevante. In un primo tempo il grande impero egiziano fu per i Romani soltanto un grande produttore di grano.
Lungo le rive del Nilo, si stendevano campi ubertosi che fornivano a Roma il cibo necessario per la sua sopravvivenza; e poi dall’Egitto transitavano le grandi carovane per le lontanissime Indie. E da lì dunque passava un robusto commercio, un flusso di merci che procurava a Roma non soltanto cibo, ma anche ricchezza.

Peraltro, come avveniva in altre parti dell’Impero (ad esempio, in Palestina e nel Medio Oriente, dove arrivavano, attraverso le vie della seta, conoscenze, tradizioni, cultura della Cina e dell’Estremo Oriente), l’andirivieni del commercio tra Roma e l’Egitto portò sulle rive del Tevere non soltanto derrate e viveri, ma anche cultura: idee, costumi, citazioni architettoniche, e soprattutto idee religiose.
Approdava così in Italia il culto di Iside, che si diffuse poi, in seguito, in gran parte dell’impero. Poi quello, meno diffuso, di Serapide, il dio dell’oltretomba il cui culto fu introdotto da Tolomeo, e che si diffuse poi anche in Grecia oltre che a Roma.

L’imperatore Adriano impreziosì la sua villa Adriana a Tivoli con paesaggi e richiami egiziani, lui che amava in modo particolare l’Egitto, dove perse drammaticamente l’amato Antinoo, il bellissimo giovane della Bitinia profondamente amato, che morì poi annegato proprio nel fiume Nilo, simbolo di sacralità e di misteriose fonti di vita: tanto che la morte del giovane fu poi supposta quasi rituale.

E proprio nell’antico mausoleo di Adriano, poi trasformato in Castel Sant’Angelo, si è aperta una bella e colta mostra dal titolo “La lupa e la Sfinge. Roma e l’Egitto” (Roma,fino al 9 novembre, catalogo Electa), alla quale si accede da un atrio sovrastato dalla statua dell’amato Antinoo in veste di Osiride, cioè la divinità egiziana figlia del Cielo e della Terra.
E si continua poi, attraverso una serie di reperti archeologici, pezzi di grande rilievo artistico e storico, documenti e dipinti, in un itinerario che intende far emergere appunto l’interesse suscitato dalla cultura e dall’arte egizia non soltanto nell’antica Roma, ma anche, in seguito, nella cultura italiana ed europea..

Nel Medioevo, se pure più attenuato, l’interesse, o meglio, l’attrazione verso l’antico Egitto fu ancora presente, come testimoniano leoni egittizzanti e sfingi. Nel Cinquecento, in pieno Rinascimento, le citazioni egiziane sono molteplici: dai geroglifici, i cui segni arcani, allora non ancora interpretati, entravano con eleganza nelle decorazioni, a Raffaello che, dipingendo la Stanze della Segnatura in Vaticano, utilizzò le sembianze di Venere Efesia credendola Iside.
E così nel corso dei secoli, fino a tutto il Settecento quando, nell’età dei Lumi, i riferimenti all’antico Egitto erano intensi e frequenti, sia nelle forme esoteriche di riti paganeggianti, che negli studi sui riti misterici, che infine nella presenza di obelischi o di mobili ornati con decorazioni ispirate all’antico Egitto.

Un percorso che, iniziato nel I secolo a.C., si concluderà con Napoleone il quale, nella campagna d’Egitto, portò con sé studiosi e archeologi, che iniziarono scavi cominciando a portare alla luce gli antichi templi e monumenti egizi. E fu proprio in quel periodo che l’egittologo francese Jean-François Champollion, interpretando la stele bilingue di Rosetta, decifrò i geroglifici. Da allora in poi l’antico Egitto divenne una realtà da riscoprire e studiare in modo scientifico, fuori ormai dal mito e dalla leggenda. 

Gian Luigi Zucchini


Didascalie immagini:

- A. G. Grandjacquet Iside Marmo nero e alabastro (h cm 171 x 50 x 34)
  Parigi, Musée du Louvre Foto RMN/© Caroline Rose
- Copertina catalogo
- Cleopatra Lavinia Fontana 1585? (cm 87,3 x 71) Roma, Galleria Spada


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