La ‘Dimora delle Nevi’ e le carte ritrovate
di - pubblicato il 18 Marzo, 2008 in Mostre
La dimora delle nevi e le carte ritrovate da Filippo de Filippi e le spedizioni scientifiche italiane in Asia (1909 e 1913-14) è il titolo di un convegno che si è tenuto a Firenze a Palazzo Nonfinito lo scorso Giovedì 13 marzo e il tema di una mostra inaugurata il giorno seguente a Palazzo Pazzi Ammannati che sarà possibile visitare fino al prossimo 24 marzo.
Curata dalla professoressa Laura Cassi, e organizzata dalla Società di Studi Geografici insieme a vari partners tra cui il Gabinetto Vieusseux e l'Istituto Geografico Militare, la mostra ripercorre attraverso immagini e diari originali autografati i passi della più grande spedizione scientifica italiana del Ventesimo secolo.
Otto scienziati capeggiati dal medico piemontese Filippo De Filippi, nell'ottobre del 1913 raggiunsero Shigar, nel Karakorum, un villaggio hymalaiano che segnava la fine della strada carrozzabile e l'inizio dell'itinerario di alta montagna che portava al K2, la seconda montagna più alta della terra dopo l'Everest con i suoi 8622 metri.
La spedizione durò sedici mesi e il progetto disegnato da De Filippi prevedeva installazioni di stazioni speciali per il rilevamento della gravità e del magnetismo. Ma la curiosità degli esploratori li condusse anche ad interessarsi dei costumi e della storia delle popolazioni locali e ad entrare nei monasteri per discutere con i monaci tibetani dei loro culti.
L'intento della mostra è quello di ricomporre in un quadro di insieme, documenti sparsi in più sedi e di rendere omaggio a un momento importante della storia scientifica italiana e in particolare ad un evento che ha visto la convergenza di studiosi di diversa estrazione i cui “imponenti ed eccezionali risultati scientifici” - scrive il prof. Francesco Surdich - “furono elaborati dai diversi partecipanti dopo la Prima Guerra Mondiale e raccolti in un'opera di più di seimila pagine”.
L'occasione per l'organizzazione dell'evento è stata offerta dal recente recupero dei diari inediti del De Filippi e del fotografo ufficiale della spedizione Cesare Antilli che giacevano, mai catalogati, fra i materiali d'archivio della Società di Studi Geografici e dall'ex Istituto di Geografia dell'Università di Firenze, ora confluito nel Dipartimento di Studi Storici e Geografici. Oltre a questi due giornali di bordo, che consentono una ricostruzione piu' ampia del viaggio, è possibile apprezzare anche altre testimonianze: ad esempio quella del geografo Giotto Dainelli, autore di un diario pubblicato nel 1924 e del volume -Esploratori e alpinisti del Karakorum- pubblicato nel 1959, che mette in risalto i legami in divenire fra esplorazioni, scienze e alpinismo.
Ma numerose sono anche le fotografie, oltre 4000 - tra cui spiccano panorami mozzafiato della catena hymalaiana - che ripercorrono le varie tappe della spedizione e consentono di rivivere la straordinaria esperienza compiuta dal gruppo di esploratori. Gli autori degli scatti, oltre a Cesare Antilli, sono l'astronomo Giorgio Abetti e i geografi Giotto Dainelli e Olinto Marinelli.
Tanti anche i reperti archeologici e gli strumenti utilizzati dagli scienziati con la fedele ricostruzione dei campi-base.
La mostra suscita purtroppo sentimenti nostalgici celebrando un passato che oggi appare quanto mai remoto, in cui la scienza italiana primeggiava e veniva apprezzata in tutto il mondo. Spiace anche per questo dover osservare che l'evento, per quanto godibile e senz'altro da vedere soprattutto per coloro che - come chi scrive - sono appassionati di viaggi pioneristici ed esplorazioni, avrebbe meritato un'eco maggiore e un allestimento più curato.