La Croce Santa dopo il restauro torna a Castiglion Fiorentino

di Elisabetta Venturi // pubblicato il 09 Maggio, 2008

Dopo la Croce dipinta duecentesca, ancora un intervento di grande restauro dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, ha restituito lo splendore a un altro capolavoro della Pinacoteca di Castiglion Fiorentino, la "Croce Santa" il reliquiario del XIII secolo contenente un frammento della Santa Croce e una spina della corona di Cristo.

Il preziosissimo reliquiario (cm 43 x 35,5 senza base) presenta bracci polilobati con punte raggiate. La superficie in argento dorato, lavorata su entrambe le facce, è ricoperta da filigrane realizzate in argento dorato su cui sono sistemate grandi gemme di molteplici colori, poste in alti castoni conici, ornati con pietre cabochon. Sul davanti, all’incrocio dei bracci, è disposta centralmente una piccola croce stauroteca (cm 7,2 x 6,7) in oro traforato e cesellato che custodisce la reliquia del Sacro Legno. Intorno sono disposti quattro piccoli medaglioni in émaux de plique, più in basso, sullo stesso lato, in una piccola teca in rame dorato, chiusa da un cristallo e contornata da sedici piccoli castoni con pietre, è conservata l’altra reliquia della spina della corona di Cristo.
Il basamento in rame dorato e la crocetta apicale sono sicuramente delle aggiunte successive.

Non esistono fonti a conferma che la Croce Santa sia stata donata dal re di Francia Luigi IX a Fra’ Mansueto insieme alle reliquie o se invece fu realizzata successivamente. Da anni gli studiosi sono divisi fra quelli che l'attribuiscono ad una manifattura francese e quelli che la riconducono ad una senese. 
E' certo però che il 24 agosto 1258, il re francese dona personalmente al frate francescano, originario di Castiglion Fiorentino (che rivestì ruoli chiave per ben quattro pontefici), le due preziose reliquie.

La storia narra che nella primavera dello stesso anno, il frate fu inviato da Papa Alessandro IV, in qualità di legato pontificio, a negoziare la pace tra Francia ed Inghilterra (ratificata nel 1259 con il Trattato di Parigi) e il dono tanto prezioso di un sovrano che ha fatto erigere la monumentale Saint Chapelle solo per conservare le reliquie riportate dalla Terra Santa, testimonia il riconoscimento dell’importante ruolo diplomatico svolto da Fra' Mansueto e la grande stima personale di Luigi IX.

Il restauro dell’opera, iniziato lo scorso gennaio è risultato particolarmente complesso in quanto non è stato possibile smontare le varie parti che compongono il reliquiario ed agire agevolmente su ogni pezzo.


Lo stato di conservazione dell’opera era discreto considerato il costante uso liturgico a cui è stata sottoposta la croce nel corso dei secoli. Tuttavia, il tempo e i vari interventi di restauro e manutenzione avevano reso precario l’assetto di molti castoni che erano stati consolidati con invasive saldature a stagno ricoperte con uno strato di porporina, oltre a parti di filigrana sul punto di staccarsi e la crocetta apicale in rame dorato completamente incurvata.
Particolarmente difficile è stata la rimozione delle saldature a stagno, incompatibili per motivi estetici con la qualità eccelsa della Croce, che sono state affinate e diminuite di volume facendo così riacquistare la forma tipicamente conica ai castoni.

La Croce Santa, tornata leggibile nei suoi valori originali, è da oggi e fino al 30 maggio, in mostra a Castiglion Fiorentino con il sigillo in cera vergine di Luigi IX e il reliquario ligneo seicentesco che conteneva la lettera di accompagnamento del dono delle reliquie.
La lettera è andata perduta resta però la copia notarile nel monastero di San Francesco a Prato, datata 1270.
L'allestimento ha come titolo: "Oro e legno. La devozione nell'arte medievale castiglionese".

Il reliquiario di bottega toscana, databile al terzo quarto del XVII secolo, conteneva oltre alla lettera perduta, nell’alloggio della base, il sigillo (mm. 80 ca.), staccato dal documento che in origine corroborava. Sul lato recto, il sigillo mostra un sovrano seduto su un trono con teste di drago, i capelli ricci scendono da una corona ad incorniciare un volto piuttosto stilizzato. Il re indossa una veste a maniche larghe con un mantello bordato su cui s’intravede una decorazione a gigli di Francia. Nella mano destra stringe un giglio e in quella sinistra uno scettro. Sul verso del sigillo è raffigurato il giglio di Francia dentro un ovale.
A causa delle cattive condizioni di conservazione, gran parte della scritta che correva lungo il bordo è andata perduta, rimane solo leggibile: “Francorum Rex”.

Infine in mostra una scultura lignea (cm 205 x 40 x 40) raffigurante San Michele Arcangelo che uccide il drago, in origine policroma e dorata, del primo decennio del XIV secolo, probabilmente una scultura con funzioni devozionali, forse processuali, dato il suo inusuale perfetto intaglio e decorazione a tutto tondo.
Il gruppo scultoreo si trovava in una nicchia sovrastante una porta delle mura di Castiglion Fiorentino da dove cadde rovinosamente nel 1944 in seguito ad un’azione di guerra delle truppe tedesche.
Restaurata nel 1977 fu poi collocata nella Pinacoteca cittadina.

 

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