La Cina, dal Medioevo al Rinascimento
di // pubblicato il 07 Marzo, 2008
Daniela Vannini, aderendo agli ideali associativi, ha deciso di collaborare attivamente con la nostra testata, per questo le è stato affidato il compito di racconatrci l'evento fiorentino più importante, ascoltiamola...
La Cina rinascimentale approda nella culla del Rinascimento italiano. Si è inaugurata ieri a Firenze in Palazzo Strozzi la mostra Cina: alla Corte degli Imperatori. Capolavori mai visti dalla tradizione Han all’eleganza Tang (25-907 d.C.).
Certo, arrivare nel Cortile di Palazzo Strozzi e trovarsi davanti l’imponente statua di Maitreya, il Buddha del Futuro, alta 2 metri e 40 centimetri, risalente al 700 circa d.C., voluta dall’unica imperatrice della storia cinese, Wu Zetian, un certo effetto lo fa. Si tratta di quel senso di straniamento e attrazione che si prova di fronte al diverso, alla novità che richiama all’esotisme settecentesco, mentre i postmoderni preferiscono la parola contaminazione.
E’ stato scioccante e sorprendente al tempo stesso. Scioccante, perché posto in uno dei simboli dell’architettura rinascimentale e sorprendente perché da raffinato padrone di casa, il Buddha, riesce a conquistarsi subito la fiducia del visitatore, attirandolo verso di sé alla scoperta di oltre duecento opere d’immenso valore e molte di queste mai viste prima in Occidente.
La mostra, curata da Sabrina Rastelli, offre un ampio sguardo sulla lontana Cina del VII secolo d. C., e ci porta alle corti imperiali dalla dinastia Han Orientale (23-220 d.C.) fino all’impero Tang (617-907 d.C.) passando per le sue tre capitali più importanti: Nachino nel sud, Luoyang e Chang’an, l’attuale Xi’an.

Periodo nel quale il Paese di Mezzo dopo la dinastia Han, attraversando l’oscuro medioevo, conobbe, poi con la dinastia Tang, un vero e proprio rinascimento artistico, sociale, economico e culturale come dimostrano i recenti ritrovamenti archeologici. La dinastia Tang, celebrata come l’Età dell’Oro, riporta la Cina agli splendori del grande impero Han, che porta al consolidamento della civiltà cinese. E lo fa attraverso un’opera di sintesi di diversi elementi: amore per la natura, eleganza, suggestioni esotiche, apertura alle nuove idee, sintesi che sfocia in un nuovo linguaggio. Il confucianesimo si perde nel buddismo, daotismo e zoroastrismo. Inizia un’altra epoca. Si passa dal classicismo Han al naturalismo Tang.

A condurci lungo la Via della Seta sono splendidi affreschi, sculture di pietra, eleganti manufatti d’oro e d’argento, raffinati gioielli, statue di terracotta vetri esotici. Di grande effetto scenografico è l’allestimento firmato da Romeo Gigli, dove ogni pezzo sembra galleggiare su dolci colline color ocra che simulano la terra, luogo d’origine delle opere esposte esaltandole. I filtri alle finestre permettono ancora di leggere Firenze, ma una Firenze in bianco e nero.
La spettacolare sfilata di carri, cavalli e soldati di bronzo della guardia d’onore del generale Zhang allestita nella prima sala è un chiaro esempio dello stile classico della dinastia Han. Qui, scopriamo anche le mattonelle che decoravano le tombe dei nobili e ognuna racconta una storia, un uomo, una donna.
Impressionanti sono le sculture che testimoniano la tolleranza religiosa di quel periodo e lo sviluppo della statuaria buddista in pietra o argilla, alla quale è dedicata interamente la terza sala. Queste divinità sono corpi umani, paffuti. Esposta per la prima volta, la magnifica lunetta decorata della tomba del sogdiano An Jia, salvata da una gru, qualche anno fa, durante gli scavi per la costruzione di un’autostrada a Xi’an. E, ancora più incredibile, è che in sole 24 ore le autorità cinesi ne hanno tracciato la mappatura.
Proseguendo il nostro percorso, ci ritroviamo nell’età dell’oro, dove evidenti sono le influenze straniere, fra statuette di terracotta dai volti stravaganti e bizzarri che ritraggono noi occidentali e re guardiani delle tombe che schiacciano i demoni dell’ignoranza.
Scopriamo poi come è cambiata l’icona della bellezza femminile fra le due
dinastie: dalla figura esile ed elegante alle gote rotonde come le perle che ricordano quelle del Buddha. E mentre i destrieri, simbolo di ricchezza e potere politico, cavalcano le rosee dune delle stanze rinascimentali di Palazzo Strozzi, splendidi affreschi ci guidano nella vita di corte di graziose dame vestite con abiti scollati. E per finire, ci sono le donne a cavallo dai larghi cappelli e in pantaloni, così incredibilmente moderne. La mostra resterà aperta fino all’8 giugno 2008 (catalogo Skira editore)
A fare da pendant l’altra mostra che dal 20 marzo al 4 maggio presenterà Cina, Cina, Cina!!! Arte Contemporanea cinese: oltre il mercato globale.
Tre sono i curatori dell’esposizione: Zhang Wei (Guangzhou), Li Zhenhua (Beijing) e Davide Quadrio (Shangai) che ci proietterà in una riflessione critica sugli artisti e l’arte contemporanea cinese, mettendo al centro il tema dell’identità culturale e dell’impatto della cultura occidentale sulla società della Cina di oggi.
Daniela Vannini
Informazioni in mostra
oppure: www.palazzostrozzi.org - www.cinamaivistafirenze.it