La Balena di Claudia Losi: un gioco di prospettive

di Amici in Visita - pubblicato il 14 Aprile, 2008 in Mostre

Di Daniela Vannini

C’era una volta un gomitolo di lana che nel tempo si tramutò in un magnifico esemplare di Balenoptera Physalus, il più grande cetaceo del Mediterraneo, di dimensioni reali: 24 metri. E’ lei, la splendida balena realizzata in tessuto di lana e cucita nei lanifici Botto e Boglietti nelle colline piemontesi, la vera protagonista dell’esposizione inaugurata al Museo Marini di Firenze il 28 marzo e visitabile fino al 5 luglio 2008.
L’iniziativa è stata promossa dall’Osservatorio per le Arti Contemporanee dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e dalla Fondazione Pitti Discovery.

L’idea nasce molto tempo fa, per la precisione, nel 2001 dalla reminescenza di antiche balene che milioni di anni fa nuotavano tra le colline dell’Appennino “in un mare che ha lasciato ora il posto al cielo”. Di qui, il viaggio immaginario dell’artista italiana Caludia Losi, i cui lavori sono stati esposti in moltissime sedi non solo italiane, ma anche straniere. Ricordiamo Ikon Gallery, Birmingham, nel Regno Unito, Monica De Cardenas, Milano, e poi in Ecuador, Galleria d’Arte Moderna, Spazio Aperto a Bologna, e ancora in Germania e a Washington solo per citarne alcune.
Dopo aver attraversato mari e monti, foreste e oceani, periferie e città, la balena approda finalmente nel capoluogo toscano.

La mostra è originale e ricca di effetti speciali. Si snoda in un percorso conoscitivo attivo che trova negli ambienti suggestivi della cripta il luogo ideale per esprimersi nel migliore dei modi.

Sono venti le opere esposte al museo che ripropongono gli aspetti cardine dell’artista e del suo concetto di arte come work in progress. Arte come un continuo divenire, che dialoga con gli spazi e il visitatore, che si nutre delle sue sensazioni. C’è il disegno di Claudia Losi, la sua passione per la geografia, per gli elementi naturali, la fauna, paesaggi mutevoli e incantati abitati da licheni ricamati su stoffa nelle Tavole vegetali (dal 1995).

Basata su giochi di prospettive, la serie dei Celacanti (2006, Unicredit Group Collection) disegna su soffici piumini territori favolosi in cui le balene nuotano in piena libertà osservati da figure femminili e maschili da prospettive diverse. Dal basso, dall’alto, da vicino o da lontano in un eterna ricerca della perfezione, se non di una rivelazione.
Spettacolare l’effetto del tappeto dai mille colori fatto di oltre 300 piccole balene in lana che arrivano da molto lontano, una località a più di 4000 metri di altitudine, nella provincia del Chimborazo in Ecquador, dove due comunità di donne le hanno cucite.

Sempre nelle cripte vengono proiettati otto documentari che fermano nel tempo il viaggio realmente vissuto dall’artista raccontando la storia di un oggetto che appartiene al regno dell’immaginazione. Ad incantare l’osservatore è anche questa sospensione tra essere e apparire, reale e magico, che lascia a lui lo spazio di creare nuove catene di senso, attraverso fulmine epifanie.

Balenaproject può essere un modo per leggere il nostro paesaggio, quello che circonda, che ogni giorno ci passa davanti agli occhi senza suscitare emozioni.

Tutto il discorso artistico di Claudia Losi sembra ricondurci sempre al luogo, spazio di dialogo, culla di rimpianti e ricordi, sentinella di quello che siamo stati, ma anche di quello che saremo. E la scelta della balena si pone quasi come una guida verso una salvezza, una rinascita, un cambiamento.

La balena, esposta nel chiostro del museo, sarà oggetto di una performance (data da definire) ideata dalla Compagnia Kinkaleri e di una serata di letture, il 29 maggio, memorie e racconti di Paolo Rumiz e dell’attrice Roberta Biagiarelli.

Balenaproject proseguirà il suo cammino e dopo Firenze farà tappa a Birmingham presso la Ikon Gallery.

Per informazioni scrivere a:
info@museomarini.it

Daniela Vannini

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