L’ombra di San Gennaro sulla ‘Decapitazione di Sant’Agapito’
di // pubblicato il 25 Settembre, 2008
E' tornato a Palestrina, al Museo Diocesano di Arte Sacra, La decapitazione di S. Agapito di Michelangelo Merisi.
Identificato nel 1967 dal Prof. Marini nel Convento dei Padri Carmelitani di Palestrina, sabato scorso è stato al centro di una capillare trattazione storico-scientifica in un Convegno di Studi dal titolo "Luce su Palestrina" organizzato in occasione del passaggio dell'opera nella sede definitiva.
Il dibattito ha visto analizzare le tesi di illustri accademici e storici per trovare accordo sul santo dipinto da Caravaggio.
Sant’Agapito o San Gennaro?

Rossella Vodret, Sovrintendente per i Beni Artistici e Storici del Lazio, Maurizio Calvesi, Accademico dei Lincei, Professore Emerito di Storia dell’Arte Università La Sapienza di Roma, Peppino Tomassi, Direttore artistico del Museo Prenestino di Arte Sacra hanno dato vita a un dibattito, iniziato alle ore 17, presieduto da Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Domenico Sigalini, Vescovo di Palestrina, dove è stato fugato ogni dubbio di attribuzione, ma non altrettanta chiarezza risulta tuttora per il soggetto raffigurato.
Si tratta del Santo decapitato a Palestrina a soli quindici anni?
La tesi è avvalorata dalla fuga di Michelangelo nei Feudi Colonna dopo l'uccisione di Ranuccio Tommasoni e, appunto, di una committenza della Famiglia sua protettrice.
Però, sta prendendo sempre più forza la tesi che sostiene si tratti di San Gennaro con provenienza napoletana (il dipinto fu pubblicato da Maurizio Marini come copia del “santo obispo la cabezza degollata” , dipinto di Caravaggio citato nell’inventario del 1653 dei beni del Palazzo di Valladolid di Juan Alfonso de Herrera conte di Benavente, viceré di Napoli dal 1603 al 1610).
Se le fonti ufficiali non sono in grado di chiarire quali opere eseguì tra il 1606 e il 1607, è proprio nel periodo di latitanza (prima di arrivare, come trionfatore, nel Regno di Napoli) che avviene la svolta stilistica, i cui risultati saranno evidenti negli ultimi quattro anni di attività.
Un fatto nuovo è emerso a seguito del restauro del 2007, un particolare che andrebbe ad aggiungersi ai due elementi in favore di San Gennaro (gli abiti a indicare la decollazione di un Santo vescovo e la presenza delle due ampolle - divenute poi miracolose - riempite con il sangue del Santo). Ora si vedono delle nuvole di vapore che indicherebbero i fumi della solfatara di Pozzuoli dove il Santo fu giustiziato.
Vi state incuriosendo, eh?
In attesa di ulteriori tesi, va rilevata la difficoltà di analisi perché la superfice pittorica è fortemente abrasa e lo stato di conservazione del quadro, a causa di antiche e violente puliture, ha perso molte velature e rifiniture finali.
Il Museo che annovera nel proprio patrimonio l’Eolo di Michelangelo, con il Caravaggio e tesori artistici e storici di matrice sacra di grande valore, ha creato un rinnovato e rilevante percorso accogliendo nuovamente, e definitivamente, l’opera finora considerata il Santo a cui la comunità prenestina volge da sempre la sua devozione. Operazione culturale, per il valore artistico e storico dell’opera ma, altresì, di considerevole senso religioso.
Quello di sabato scorso è stato un dialogo approfondito e circostanziato dell’opera che da quarant’anni è oggetto di dibattito fra storici e accademici per arrivare, in un futuro ormai prossimo (speriamo entro le celebrazioni del quarto centenario della morte), finalmente, a donarle la definitiva lettura iconografica.
Il Vescovo di Palestrina ha detto: “I dipinti del Caravaggio incantano e sconcertano, vanno dritti alla sconvolgente vita stessa senza la mediazione di alcuna intelligenza formale. Egli è un artista che si è divincolato da schemi rappresentativi ormai prigionieri di ideologie che lasciavano fuori il pulsare della vita. La sua attenzione al reale, che getta in faccia senza pietà la vita e questo suo soggettivo modo di vedere, mettono a nudo la nostra psiche. L’irrompere della realtà nell’arte religiosa dava fastidio al mondo pietistico del tempo, ma era in grado di ridare a spiriti liberi il senso del vero contatto con Dio, dello sconvolgente cambiamento che la presenza di Dio provoca nella vita umana. Il museo diocesano di Palestrina è orgoglioso di avere questa opera e farà di tutto per renderla fruibile alla contemplazione estatica, alle emozioni e alla vita spirituale.”
Chiarissima la partecipazione che il ritorno del dipinto ha destato nel cuore della comunità nonostante sia balzata in testa la tesi non si tratti più del loro Santo.
Sottinteso, appena ci saranno ulteriori sviluppi, sarete immediatamente aggiornati.
Intanto, da domani, sarà attivo il nuovo sondaggio e attendiamo il vostro voto per poi stilare la classifica dei lettori come saranno graditissime le mail ( info@artearti.net ) con ipotesi a supporto della propria tesi.