L’immagine di San Francesco
di // pubblicato il 01 Novembre, 2008
E' ancora la nostra più giovane collaboratrice a inaugurare la nuova rubrica che, dal prossimo trenta novembre, ogni mese, concluderà le pubblicazioni.
In queste pagine, piccoli saggi per fornire uno strumento di approfondimento del magico mondo iconografico dell'arte e, con il tempo, la raccolta permetterà a tutti gli appassionati di riconoscere o comprendere personaggi e raffigurazioni.
E' stato scelto di iniziare il giorno di Ognissanti con Francesco, Patrono d'Italia, in un racconto avvincente e interessatissimo.
Complimenti a Martina e buona lettura!
Conosciuta pressoché da tutti è certamente la vita di San Francesco, gli episodi più significativi della sua esperienza esistenziale e spirituale, il suo Cantico delle Creature e l’originale invenzione poetica del suo presepe. Nato con il nome di Giovanni, figlio di Pietro di Bernardone, commerciante di stoffe con la Francia e forse per questo chiamato Francesco, nacque ad Assisi nel 1182 e qui vi morì nel 1226. La sua esperienza spirituale si inserisce all'interno della problematica e complessa realtà italiana del periodo, caratterizzata dalla lotta tra Papato e Impero nel contrastato scontro tra potere spirituale e temporale e della supremazia dell’uno sull’altro: priorità del divino sulle cose del mondo o, al contrario, separazione dei poteri, dalla nascita della società dei comuni e dalla crescita demografica. Nel XIII sec la corruzione in cui versa la Chiesa romana porta alla nascita di movimenti ereticali ed escatologici che mirano a creare un rapporto totale tra parola del Vangelo e vita quotidiana, alla ricerca di una spiritualità più profonda, che consideravano disattesa dalla Curia Romana. La Chiesa reagì con violenza a queste pressioni. Ma una riforma veniva chiesta non solo dall'esterno delle gerarchie ecclesiastiche, ma anche dall'interno. San Francesco con l'ordine Francescano e San Domenico con quello Domenicano, saranno per questo guardati come rinnovatori.
San Francesco viene molto amato e venerato per il suo vivere in modo totale il messaggio di Cristo attraverso il rifiuto delle ricchezze, la penitenza, l'umiltà e la carità. Ricco è l'insieme degli episodi agiografici giunti fino a noi e che cercano di ricreare la sua figura, lasciandoci una traccia di fatti significativi che illustrano il processo di trasformazione avvenuto nel giovane Francesco dal sogno del castello e delle armi all’incontro con il lebbroso a cui bacia la mano, sconfiggendo la sua più profonda repulsione; dal crocifisso della chiesetta di San Damiano che gli parla ordinandogli di restaurare la sua Chiesa; dalla scelta di rinunciare ai beni paterni sulla pubblica piazza di Assisi fino alla totale adesione al più profondo e intimo spirito del Vangelo. Punto più alto della sua vicenda spirituale è nel 1224 quando sul Monte della Verna, dopo tre giorni di raccoglimento ricevette le stigmate e la ferita al costato da un serafino apparso nel cielo.
Il tratto distintivo nella raffigurazione del santo, quello che permette in primo luogo di riconoscerlo, è la presenza delle stigmate e della ferita al costato. Veste il saio chiamato appunto francescano, presenta la chierica e può essere accompagnato da un lupo o attorniato da uccelli, in riferimento a due ormai celeberrimi episodi : il lupo di Gubbio e la predica agli uccelli. Spesso, se le stigmate non sono visibili, porta nelle mani una croce.

Prime biografie del santo e prime testimonianze pittoriche
“Facondissimo nel parlare, ilare d'aspetto, benigno di viso, di statura mediocre, piccoletto anzichè no. Testa non grande e rotonda; faccia alquanto lunga e protesa; fronte piana e piccola; occhi di giusta misura, neri e semplici; capelli foschi; orecchie diritte ma piccole; tempia piane; lingua spedita, di fuoco ed acuta; voce veemente, dolce, chiara e sonora, denti uniti, uguali e bianchi; piccole le labbra e sottili; barba nera ma rada; collo stretto; omeri diritti, braccia brevi, mani scarne, dita lunghe, unghie non corte; gambe sottili, piedi piccoletti; pelle delicata; pochissima carne; ruvida la veste; sonno brevissimo; mano generosa”. Così viene descritto Francesco nella Vita Prima di Tommaso da Celano, primo biografo del santo, che aveva conosciuto di persona il poverello di Assisi. Le sue parole delineano in modo dettagliato un profilo che influenzerà in modo differente la produzione pittorica. Nonostante una descrizione così accurata apportata da Celano, non esiste nessun ritratto conosciuto di Francesco. Del resto il periodo storico non è assolutamente interessato ad una rappresentazione concreta della realtà, che arriverà solo successivamente, con Cimabue e Giotto. La sua immagine si basa sulle varie interpretazioni che nascono, anche in rapporto con questa. La prima testimonianza iconografica che conosciamo del santo si trova nella Cappella di San Gregorio Magno, nel Sacro Speco di Subiaco. Questa è l'unica immagine che non ha le stigmate, non porta l'aureola e viene indicato semplicemente con la sigla FR- Frater Franciscus. E' opinione comune quindi che l'immagine sia stata eseguita durante la vita di Francesco prima che ricevesse le stigmate e cioè prima del 1224.
Sono diverse le fonti per la rappresentazione di episodi della sua vita. In primo luogo la già citata Vita Prima del 1229, biografia “ufficiale” della vita di Francesco nella quale viene presentata la novità della sua esperienza, sottolineandone i tratti fondamentali: la povertà, l'umiltà, il suo amore per i poveri e la natura. Veniva presentato come nuovo evangelista, come “alter Christus”, celebrato come serafino, a somiglianza del serafino che gli era apparso sul monte della Verna. Dopo questa venne scritta dal Celano anche una Vita secunda ad integrazione della precedente ed infine un Tractatus de miraculis S. Francisci. Questi testi, con gli episodi in essi narrati, saranno alla base della produzione pittorica su Francesco per tutto il 1200. Nel 1266 , San Bonaventura unificò tutto il materiale in vita e in morte nella grande “Legenda Maior”, che presenta tutte le virtù di San Francesco, i miracoli, il sensibile amore cin cui attirava a sé tutte le creature. Questo ultimo scritto portò alla distruzione dei precedenti e dal 1300 in poi questo testo divenne il punto di riferimento per i ritratti che , soprattutto ad Assisi, lo rappresentavano.

Fino all'ultimo quarto del Duecento circa, sono diffuse tavole istoriate con episodi della vita e miracoli post mortem posti attorno all'immagine del santo, visto ancora secondo le forme bizantineggianti che lo raffiguravano come Nuovo Evangelista, del taumaturgo. In queste tavole Francesco è rappresentato con il saio e il cappuccio, una corda che gli cinge la vita, con una mano alzata benedicente o con una croce e nell'altra un libro chiuso. Esempi si trovano a Pescia, nella Chiesa di San Francesco in cui è presente una tempera su tavola di Bonaventura Berlinghieri del 1235 e in Santa Croce a Firenze nella Cappella Bardi. Con la costruzione delle chiese dell'Ordine neo-formato questo tipo di rappresentazione legato ad una religiosità più privata ed intima va progressivamente sparendo per lasciare spazio a grandi decorazioni murali e al racconto di episodi singoli. Molto diffusa è la rappresentazione degli episodi del monte Verna e della predica agli uccelli, che certamente esprimono l' immedesimazione con il “Christus patiens”, Cristo sofferente della tradizione medievale e insieme alla ricerca di un’unione stretta con la natura, come opera della Creazione, immagine di Dio, da cui la lode a tutte le creature, nata per atto di somma bontà e amore della divinità per l’uomo.
Fine 1200- Inizio 1300: Assisi
Nel 1228 Francesco venne proclamato Santo da papa Gregorio IX e nello stesso anno venne iniziata in Assisi la costruzione della Chiesa sede dell'Ordine e della tomba dello stesso Francesco, diventata ben presto meta di un folti pellegrinaggi. L'impostazione pittorica della Basilica servirà da modello sia per le altre Chiese dell'Ordine che per le strutture architettoniche successive. La Basilica assisiate è divisa in due parti: in quella Inferiore, dove si conservano le spoglie del santo sotto l'Altare Maggiore, sono presenti affreschi di Cimabue, Giotto, Simone Martini, Pietro Lorenzetti. Di autore denominato Maestro di San Francesco sono lungo la navata centrale cinque episodi della vita di San Francesco e altrettanti della vita di Cristo, in un parallelismo che esprime appieno quella conformità di Francesco a Cristo che è alla base della storia della figura del Santo. Nelle vele sopra l'altare si trova il trionfo di San Francesco e delle virtù francescane Povertà, Castità, Obbedienza del cosiddetto Maestro delle vele.
Nella parte inferiore della navata centrale della Basilica Superiore si trovano ventotto riquadri che raccontano in modo puntuale la vita del santo sulla linea guida della Legenda Maior di Bonaventura, punti di riferimento fondamentali sia per la storia dell'arte italiana stessa che per la figura di Francesco. Ancora è aperta la discussione sulla presenza o meno della mano di Giotto e sul suo ruolo anche se la maggioranza degli studi tendono a considerarla opera sua. La ripartizione delle scene è razionale e realistica e le azioni si svolgono all'interno di paesaggi e di luoghi reali, con paesaggi ben riconoscibili: la piazza di Assisi con la torre comunale in costruzione, la città di Arezzo, il monte della Verna, così come riconoscibili sono gli interni. La figura del santo differisce da quella umile e sommessa che possiamo vedere nella Basilica Inferiore dipinta da Cimabue, posta in disparte dalla Vergine in trono con il bambino e angeli. Francesco è qui solido e robusto, quasi eroico. Fatto curioso è la sparizione della barba: in alcune scene come ad esempio in quella del sogno di papa Innocenzo III, dove prima di un incontro per l'approvazione della regola, vede Francesco che sostiene la Chiesa del Laterano.

Evoluzione dell'immagine francescana nel 1400
Si deve all' ultimo quarto del XIV secolo la scrittura dei Fioretti di San Francesco, che contengono conversazioni del santo con i seguaci a lui più vicini, che espongono nuovi episodi e la realizzazione del “De comformitate vitae beati Francisci ad vitam Domini Iesu”, composto tra il 1385 e il 1399, da parte di Bartolomeo da Pisa, opera in cui la vita di Francesco viene illustrata come un albero carico di frutti a simboleggiare la conformità della vita del Santo con quella del Cristo. Cambia la raffigurazione del santo, dovuta anche a cambiamenti all'interno del'Ordine. Il modello di Assisi è forte ma gli episodi della vita rappresentati sono più storici che miracolistici e la ricerca iconografica è maggiore.

Benozzo Gozzoli, nella chiesa di San Francesco a Montefalco, realizza un ciclo di affreschi nell'abside con storie francescane ispirate al ciclo di Assisi ma direttamente collegate al De Conformitate di Bartolomeo da Pisa, che si evince in particolare da un episodio rappresentato: Cristo voleva distruggere il mondo irritato dalla superbia, l'avarizia e la lussuria del genere umano ma la Vergine riesce a fermarlo presentandogli i beati Francesco e Domenico che avrebbero convertito tutto il mondo. L' incontro tra I due santi invece è presente già ad Assisi. Si nota però un certo distacco dal San Francesco realistico presentato nella Basilica superiore di Assisi, in questo, infatti, è presente una componente favolistica più elevata.
Dopo la metà del Cinquecento
Con la Riforma della pittura operata durante il Concilio Tridentino, non cambia la rappresentazione del santo. Ma in linea con il gusto dell'epoca e le disposizioni riguardo l'arte sacra, si può notare come sempre più diffuse siano le rappresentazioni di santi in estasi o in meditazione sulla caducità della vita, simboleggiata generalmente da un teschio. Così si può vedere per San Francesco, raffigurato in adorazione della Croce o della Madonna con il bambino, in estasi confortato anche da angeli.

La carraccina Francesco è venerato in molte città. Patrono d’Italia, protettore dell’Umbria e di: Mantova, Piacenza, Guastalla, Modena, Bologna, Livorno, Pesaro, Urbino, Palermo. E’ inoltre patrono dei commercianti, mercanti, tappezzieri, ecologisti.