L’altro volto di Dario Ballantini
di // pubblicato il 21 Febbraio, 2008
Nell'estate del 2003 Giancarlo Vigorelli, scriveva:”dal primo incontro nel suo appartamento di Segrate (…) avevo intuito, attraverso i suoi quadri coerenti, la sua pittura istintiva, ancora grezza ma sicuramente efficace, l’inconsapevole tributo alla Scapigliatura, a un modo libero e disperato di porsi di fronte alle cose; mi si rafforza, al rivederlo, la certezza che ogni uomo appartenga per nascita a una ben precisa famiglia, che determina in lui, a dispetto di censo, studi e posizione sociale, le piu' antiche scelte di vita. In questo viaggio, alla ricerca delle vere origini ogni uomo si rivela a se' e agli altri. Ballantini esprime questa caparbia volonta' di risalire il fiume impetuoso della sua vita servendosi del pennello e del colore per raccontare, raccontarsi”.

Dario Ballantini, livornese, classe 1964, cresce in una famiglia di artisti (il padre dipinge in stile neorealista, gli zii post-macchiaioli e il nonno è attore), lo colpiscono le riproduzioni di opere di Guttuso e Picasso, si appassiona ai fumetti di Jacovitti.
Nel 1984 la maturità al Liceo sperimentale della sua città con diploma in indirizzo artistico e due anni dopo la prima mostra.
Da allora un lungo percorso, tutt'altro che facile, ma l'uomo che ho visto questa mattina non era il poliedrico artista, giunto alla grande notorietà grazie alla carriera di attore e trasformista i cui personaggi vivono oramai una vita propria, ma un artista originale che non ha mai abbandonato la passione per le arti figurative, e con ostinazione ha superato la moltitudine di difficoltà aprendo, una a una, le porte che potevano apparire sbarrate.
A chi gli chiede cosa farebbe se dovesse scegliere tra l’impegno di pittore e quello di attore, risponde: "Rinunciare a pennello e tele sarebbe difficile; ho cominciato ragazzo e non ho mai smesso”.
Una risposta sincera e lo si comprende guardando la sua opera dal disegno deciso, fatta di figure umane schiacciate, tritate, forse confuse, ma mai prive di forza.
Dal primo ritratto di Pier Paolo Pasolini in chiave neorealista, si orienta all’espressionismo, approda al cubismo e di recente, elabora uno stile più libero con tracce d’avanguardia.
Stende acrilici e pastelli su grandi tavole, scompone, ricompone, avviluppa linee, forme e colori e, come accennavo prima, la figura umana risulta destrutturata, con qualche elemento isolato che fluttua nella composizione: un occhio, una mano, un piede, un orecchio, una bocca.
Una personalissima lettura del tempo che lo circonda in un mondo febbrile ad alta velocità dove l’angoscia si fa metropolitana e investe la città, ne deforma i simboli più amati e odiati: ciminiere, corsie autostradali, case, involucri senz’anima che sopravvivono al mutare della vita.

Una città del disincanto, frenetica, allucinata, ipertecnologica su cui incombe un occhio spettrale e, ognuno può trovarvi la propria via di fuga: nel fiore, nel fumo che sembra un raggio di sole, nella ciminiera da cui escono le note di un sax.
Ballantini affonda le sue radici nei ritratti intensi di Modiglioni, nell’inquietudine di Sironi, nel gesto violento di Basquiat e nei volumi di Picasso cercando la dimensione per la sua opera che potrete scoprire con "VISIONI SOMMERSE" a Firenze, Galleria del Palazzo - Palazzo Coveri - Lungarno Guicciardini, fino al 19 aprile 2008, orario 11.00/13.00 - 15.30/19.30 da martedì a sabato, ingresso libero.
Il catalogo della mostra è edito da Pacini Industrie Grafiche, mentre lo scorso anno Silvania ha pubblicato "in arte: Dario Ballantini" che documenta tutto il percorso del pittore.
Per ulteriori informazioni: http://www.darioballantini.it