L’Ottocento

di Elena Pratesi // pubblicato il 30 Maggio, 2008

Per chi ancora non ha avuto occasione di visitare la mostra allestita nelle sale  delle Scuderie del Quirinale ha tempo fino al 10 giugno per godersi il suggestivo percorso dedicato ad uno dei secoli maggiormente ricchi di slanci artistici.

“Ottocento. Da Canova al Quarto Stato”, oltre un centinaio di opere di pittori straordinari, che hanno lottato in contesti e situazioni storiche difficili, esemplificano la migliore tradizione nazionale.

Un’iniziativa dall’alto valore culturale oltre che di identità nazionale, perché ripercorre un secolo che ha visto il formarsi del nostro Paese, foriero di slanci artistici che superarono notevolmente produzioni francesi o inglesi del tempo.

I dipinti presenti sono stati scelti per sottolineare i passaggi decisivi dell’Ottocento: un “viaggio” nel nostro passato, attraversando dolorose e radicali trasformazioni, tra gli slanci e le contraddizioni di un’epoca di grandi attese.

A partire dalla grande stagione neoclassica e napoleonica, attraversando il periodo romantico, le ricerche “macchiaiole” e l’impegno naturalista, per arrivare alle inquietudini di fine secolo, seguiamo la trasformazione dei generi: cambia il modo di percepire e rappresentare la realtà.

Pittori come Appiani, Palagi, Hayez, Fattori, Lega, Signorini, Segantini, Novellini, Previati e Morelli hanno cercato una nuova forma del bello che rispecchiasse l’inquietudine dell’uomo moderno e i cambiamenti sociali dell’uomo dell’Ottocento che aveva vissuto gli ideali del Risorgimento.

Apre e chiude la rassegna un’opera simbolo: la Maternità di Previati, quasi ad anticipare quello che nascerà da questo secolo, il linguaggio delle avanguardie e del Futurismo.

Segue il capolavoro dei lavoratori in marcia del Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, un’opera che fa parte della memoria collettiva italiana e che con la sua celebrità è diventata il manifesto della speranza di un mondo nuovo con cui si chiudeva il XIX secolo.

L’inizio del periodo della Restaurazione coincide con l’avvento di Antonio Canova, simbolo dell’identità nazionale, un genio che con le sue sculture viene paragonato alla perfezione della scultura greca: “I due Pugnalatori” , offrono ai visitatori uno straordinario colpo d’occhio al quale è impossibile sottrarsi, come è inevitabile il confronto tra l’eroismo neoclassico del Quarto Stato con quello moderno delle statue del Canova.

Ed ancora le opere di Hayez, presente con strepitosi ritratti, sensuali nudi femminili e il famoso “Bacio” , pittore veneziano che con i suoi seguaci ricostruisce le vicende dell’Italia moderna; nella storia della nostra nazione si rispecchiano le speranze sul futuro.

Presenti anche i capolavori di Appiani, Fattori (con cinque capolavori come il poco visto “Ritratto della Signora Meccatti Glori” e la “Rotonda dei bagni Calmieri”), molti altri ancora, in una rassegna curata da Maria Vittoria Marini Clarelli, Fernando Marocca e Carlo Sisi, che vuole dimostrare con efficacia la grandezza di un periodo troppo spesso bistrattato.

 

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