L’Italia vista da Turner
di // pubblicato il 19 Novembre, 2008
Continua a Ferrara la felice scelta di far conoscere al grande pubblico pittori inglesi e quella di Joseph Mallord William Turner, anche per i prestigiosi prestiti arrivati da tutto il mondo, è destinata a diventare una delle mostre di spicco della stagione invernale.
Conosciuto come il "Pittore della luce", Turner nacque a Londra il 23 aprile 1775, oggi è considerato il maggiore interprete romantico il cui stile divenne base per la nascita dell'Impressionismo.
Considerato in vita figura controversa, il tempo lo ha invece imposto perché capace di far competere la "paesaggistica" con la pittura storica per le sue opere ad olio e gli acquerelli.
In tanti ritengono abbia genesi in Turner il culmine della rivoluzione impressionista dell’ultimo Monet e uno dei maggiori estimatori del maestro britannico, John Ruskin, di lui disse: «allo spazio limitato e alle forme definite del paesaggio tradizionale sostituì la grandezza e il mistero dei più vasti scenari della Terra» e ancora, Francesco Arcangeli, sostiene che nessuno «ha così radicalmente distrutto lo spazio rinascimentale e ogni idea di forma compiuta», creando una spazialità del tutto nuova, antiprospettica, satura di luce e di colore.
La nostra meravigliosa penisola è stata essenziale nella maturazione di tale poetica e nei numerosi soggiorni egli dedicò la massima attenzione all’opera di maestri italiani antichi e moderni traendo ispirazione per molte delle sue opere più celebri.
La scoperta della luce mediterranea, gli scenari alpini, le atmosfere veneziane contribuirono alla formazione di uno stile innovativo e modermo e la mostra, supportata da un pregevole volume edito da Ferrara Arte, è la prima rassegna ad indagare capillarmente su tali incidenze e ripercorre, da questo inedito punto di vista, la carriera e gli spostamenti di Turner.
Il curatore James Hamilton ha selezionato oltre novanta opere tra dipinti, acquerelli, taccuini, incisioni, documenti e libri illustrati per otto punti di riferimento.

Sognando l’Italia parte appunto dall’amore dell'artista per il nostro paese con lo studio di incisioni e dipinti di soggetto italiano conservati in collezioni inglesi traendo insegnamento dai maestri del passato e dall'opera dei paesaggisti britannici della generazione precedente, come Richard Wilson e John Robert Cozens, che l'avevano visitata e ritratta.
Dalle vette dei monti: il primo sguardo all’Italia dedicata al primo viaggio del 1802 nel continente quando la pace di Amiens tra Inghilterra e Francia permise a Turner di attraversare la Manica, l'atteso soggiorno a Parigi e sulle Alpi gli offrì la possibilità di approfondire la conoscenza dei maestri italiani al Louvre, oltre ad affacciarsi in Italia (testimoniato dallo scenario della Valle d’Aosta che lo dovette impressionare molto, riempiendo due album di studi, ritornandoci poi più volte e trovandovi ispirazione fino alla tarda maturità).
Turner dovrebbe venire a Roma è una esclamazione del 1819 di Thomas Lawrence, presidente della Royal Academy, che in una lettera annotava: «Turner dovrebbe venire a Roma […] Qui il suo genio troverebbe pane per i suoi denti. […] In lui c’è un’eleganza, spesso una grandezza d’invenzione che necessita di uno scenario come questo per esprimersi liberamente.
Dopo il viaggio del 1802, Turner aveva iniziato a cimentarsi con successo con soggetti tratti dalla letteratura classica (lo testimonia quello che viene considerato il capolavoro della prima maturità, Il lago d’Averno. Enea e la Sibilla dipinto nel 1814-15 che rivela il suo interesse per il poema di Virgilio e la sua grande ammirazione per il paesaggio classico di Claude Lorrain) e in mostra anche l'indedito confronto con il capolavoro di Lorrain, Paesaggio con Apollo e le Muse del 1652, in prestito dalla National Gallery of Scotland.
In viaggio verso Roma ha inizio il primo agosto 1819 quando Turner lasciò Londra diretto in Italia, munito di taccuini di appunti elaborati prima della partenza, con molte le tappe di avvicinamento: Torino, Milano, i laghi, Venezia, Bologna, Ancona, Spoleto, Narni (al rientro anche Firenze).
A Roma Turner condusse un’intensa vita sociale, conobbe Canova e venne eletto membro dell’Accademia di San Luca e lavorò senza sosta come rivela il vasto ed affascinante nucleo di acquerelli dedicati ai più illustri siti della città eterna e alla campagna romana.

Assimilando la luce italiana dimostra come il viaggio in Italia lasciò un segno molto profondo e, negli anni successivi, il ricordo affiorò frequentemente nella sua pittura modificata dalla brillantezza della nostra luce attraverso un’ampia gamma di gialli. Turner attinse fortemente ai taccuini italiani per realizzare tele ambiziose, da presentare alla Royal Academy, e una serie di acquerelli, molti dei quali destinati ad essere tradotti in incisioni che diffusero la sua notorietà (nei primi anni Trenta il grande successo dei volumi con i versi di Samuel Rogers, le opere di Byron, corredati dalle incisioni tratte da suoi acquerelli).
Trionfo romano sono le opere realizzate a partire dal secondo soggiorno romano del 1828 al culmine del successo internazionale. In questa fase, oltre agli studi dal vero, Turner si affida al ricordo e all’emozione per cogliere l’essenza della realtà e dare forma a vedute indimenticabili e sempre meno descrittive.
In questa sezione un'importante selezione in prestito dalla Tate accanto ad alcune delle tele degli anni Trenta nelle quali il ricordo del nostro paese si dissolve in paesaggi sempre più rarefatti.
La luce di Venezia che catturò la fantasia di Turner in maniera profonda (vi soggiornò nel 1819, nel ’33 e nel ’40) e i riflessi sulla laguna e le foschie sollecitarono la sua opera a una svolta radicale.
La mostra riunisce un nucleo di opere che testimonia l’attenzione agli effetti atmosferici e di luce.

L’ultima, radicale maniera è l'ultimo periodo di vita dove Turner tende al definitivo superamento di quattro secoli di convenzioni di rappresentazione della realtà: dalla visione prospettica alla determinatezza delle forme e dei colori in una esplorazione creativa e l’Italia è ancora ispiratrice.
Dopo Ferrara la mostra proseguirà prima per Ediburgo e dopo Budapest.