LARRY FINK al MNAF

di Cinzia Colzi - pubblicato il 16 Luglio, 2007 in Mostre

Alla domanda: "perché non hai scritto della mostra di Larry Fink al Museo Alinari?" posso solo rispondere di aver immediatamente provveduto perché, i 66 scatti scelti da Valerio Dehò e dallo stesso artista, allestiti al MNAF, sono assolutamente da non perdere.

Il titolo Somewhere there's music  come sintesi di vita dove la musica ha polarizzato da sempre l'attenzione, lo sviluppo e il perfezionamento dello sguardo fotografico di Fink  e ne scoprirete il percorso con questa collezione di ritratti in cui, il grande amore per il jazz é particolarmente "osservato" , oltre al blues, rock, hip hop.

Fino al prossimo 9 settembre, in collaborazione con  Rebecca Gioielli (con il sostegno a questo progetto inizia un percorso di collaborazione con il mondo dell’arte), una mostra capace di prendervi per mano per assaporarne la cronologia: Fink inizia sedicenne e, in poco più di tre anni, ha già catturato musicisti  come: Thelonius Monk, John Coltrane, Kenny Dorham e Steve Lacy).

Nessuno dei più importanti musicisti jazz é sfuggito alla sua macchina (da Coleman Hawkins a Lightning Hopkins, da Archie Shepp a Albert Ayler, da Roland Kirk a Marion Brown, da Leroy Jenkins a Jackie McLean).
Immortalati con sensibilità politica e sociale e uno spessore di rispetto morale così profondo da fermare peso e fatica di coloro che lavorarono consapevolmente alla creazione di una nuova musica.


L'immagine del musicista concentrato sullo strumento, é capace di trasferire anche la fisicità di suonare: dalla forza bruta alla più delicata destrezza, sia del solista, sia della band.

Il catalogo, con oltre cento foto, edito da Damiani Editore, edizione bilingue italiano/inglese (rappresenta la prima monografia di Larry Fink),  aiuterà a "sbalordirvi" di come il suo occhio sia eccezionale nel fermare lo sforzo fisico del suonare e, al tempo stesso, risaltarne dimensione intellettuale, attenzione e concentrazione in un tutt'uno consapevole del calcolo della luce, dell’obiettivo e della composizione.

Fink , scrive: “Le immagini riflettono i luoghi in cui ho viaggiato, le cose che ho visto e sentito. Sono visite ed ennesime visite alle persone con cui ho sviluppato dei rapporti, alcuni semplicemente per via della musica e altri per attrazione personale e affinità recettiva. La musica, folle e rabbiosa, oscura, vigorosa e quieta, lunga e chiara… per me è il fiume della vita, mi nutre al livello più profondo. Desidero condividere con tutti la maestosità dell’essere testimoni del suono”.

In quest'epoca di piaggeria rispetto a chi gestisce il potere, mi piace sottolineare la scelta paritaria del fotografo a trattare i musicisti senza distinzione fra celebri e anonimi, mostrandoli insieme nella dedizione al lavoro di una vita improntata alla passione per la musica ove non appaiono icone, anzi, dagli scatti, affiora solo l'umanità deli protagonisti nel loro quotidiano e, in molte immagini e la caratteristica romantica di molte di queste immagini viene esaltata proprio da quelle qualità visive a cui accennavo sopra.

Una nota per gli intenditori: tutte le fotografie sono in bianco e nero, stampate a mano da negativi su pellicola. Sfruttando il flash-off camera e altre minuziose tecniche di stampa, l’immagine può godere di una considerevole luminosità, di una quasi opalescenza che mette in evidenza i soggetti o le combinazioni di soggetti sulle quali il fotografo desidera concentrare l’attenzione.




".. Ognuno é il tuo maestro, e nessuno lo é.
La lezione era che devi essere il maestro di te stesso.. "







Le foto pubblicate ci sono state gentilmente concesse esclusivamente a corredo del presente articolo.)



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