Ivan Theimer. La foresta di obelischi
di // pubblicato il 10 Luglio, 2008
Alcuni degli angoli della nostra città maggiormente cari ai fiorentini ed anche turisti, accolgono le opere di Ivan Theimer in un ipotetico confronto del terzo millennio con Michelangelo per l’arte di dipingere e modellare.
Un percorso articolato e tutto da scoprire attraverso 80 opere: sculture in marmo e bronzo, nel braccio prospiciente l’Arno del Loggiato degli Uffizi (dal 25 luglio), nel Piazzale antistante Palazzo Pitti e nel Giardino di Boboli fino al 30 settembre, dipinti e “la foresta di obelischi” nella Galleria d’arte moderna fino al 21 settembre.
L'artista, nato nel 1944 in Moravia, arriva a Parigi nel 1968 ed è lì che ha avuto inizio un percorso che lo ha visto successivamente protagonista in mostre personali ad Asterdam, Ginevra, Londra, Venezia, Milano oltre alla Toscana dove ha studiato e approfondito la ricerca dell’antichità e della classicità.

Una costante rimeditazione dell’antico nell'aspirazione di bellezza che nella sua forma più pura, almeno nell’immaginario collettivo, si è espressa nell’età classica ove la classicità, ripensata e proposta dalle opere di Theimer, porta fuori dallo spazio e dal tempo per donare eternità nella' aspirazione alla bellezza, alla incorruttibilità, e non solo fisiche ma anche e soprattutto morali ed espresse con senso di rimpianto.
Ripresi dall’antico anche i soggetti decorativi: colonne, metope, stele e obelischi.
In particolare, alla Galleria d’arte moderna, il centro della sala del Fiorino, ospita la “foresta” di obelischi realizzati nel corso degli anni e che ha dato il sottotitolo alla mostra.
Anche i soggetti si ricollegano ai grandi miti della classicità, fra questi Ercole, mito e simbolo della forza. Una grande statua bronzea raffigurante la figura eroica della mitologia nell’atto di sollevare un obelisco domina l’ingresso a Palazzo Pitti.

“Avvicinarsi a Theimer”, soprattutto allo scultore, sottolinea Cristina Acidini Soprintendente per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Patrimonio della Città di Firenze, alla quale si deve l’idea di realizzare questa mostra, “significa riprendere le fila del nostro rapporto con l’Antico in senso lato: un antico greco romano, ma anche mediterraneo, mediorientale, indiano, immaginario, in cui miti e modelli rivivono e prendono nuove sorprendenti esistenze”.
Il bronzo è trattato da Theimer, che lo fonde e lo cesella con perizia nei dettagli e nei particolari dei rilievi e bassorilievi, alla stregua dei grandi artisti rinascimentali quali Donatello e Cellini.
Le opere di Theimer esposte nel Giardino di Boboli, grande museo all’aperto che ha accolto nei secoli obelischi, fontane, statue di epoca classica e di grandi artisti del Rinascimento, trovino qui un’esaltazione nei loro aspetti di citazione e rapporto con l’Antico.
In passato, Giuliano Briganti, storico e critico d’arte, aveva notato come “territorio ideale, un territorio di memoria” un luogo che come Grecia ed Egitto, “gli ha fornito e gli fornisce una ricca messe di forme e simboli, di tecniche e sentimenti che egli sa piegare perfettamente (…) ai bisogni espressivi del suo temperamento irrequieto, alla sua ansiosa ricerca di stile”.
Un'altra particolarità dell’artista è la passione per la raffigurazione in bronzo di animali, di piccole e piccolissime dimensioni che accompagnano, quasi come un elemento decorativo o una sporadica citazione della natura, le grandi sculture, o di dimensioni più vicine al reale. Così le tre tartarughe in bronzo per questa occasione poste in Piazza Pitti, “simboli di continuità e durata, di collegamento tra passato e futuro” (come li ha definiti i Vittorio Sgarbi), ma anche citazioni della natura che ha una propria purezza e incorruttibilità alla quale l’uomo, seppur talvolta nobilitato dalla cultura, sceglie quasi sempre di rinunciare.
In mostra alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti anche una serie di dipinti con vedute di paesaggi raffigurati con lo sguardo del viaggiatore che vuole fermare nel suo taccuino, oltre all’immagine, anche l’emozione di un momento, di una luce, di un atmosfera.
I dipinti privilegiano talvolta vere e proprie vedute con inserimenti di soggetti archeologici, altre scorci di paesaggi dal vero o immaginari.
Il maestro Theimer vive a Parigi e lavora spesso in Toscana, a Pietrasanta, dove si trovano la Fonderia d’arte Massimo Del Chiaro, i marmisti Aldo Pesetti e Federico Raffo e numerosi grandi artigiani con i quali collabora.