In scena Rodrigo di Händel
di // pubblicato il 15 Maggio, 2008
Segnalo una nuova iniziativa volta alla valorizzazione delle arti attraverso l'intesa raggiunta tra Eti-Teatro della Pergola e Istituto degli Innocenti per la realizzazione di inedite occasioni di incontro e scoperta.
Con la preziosa collaborazione della Accademia San Felice, per questa sera è già in calendario il primo appuntamento.
Infatti, alle ore 20.30 nel Salone Brunelleschi dell’Istituto degli Innocenti di Firenze, sarà presentata l’anteprima dell’opera "Rodrigo" di George Friedrich Händel.
Si tratta della prima esecuzione in forma scenica in tempi moderni del Rodrigo che debutterà dopodomani, in prima assoluta al Lufthansa Festival of Baroque Music a Londra, con la regia di Luciano Alberti.
L’Ensemble dell’Accademia San Felice è formata da 6 solisti e 19 strumentisti, la revisione musicale è a cura di Alan Curtis, gli abiti sono stati ideati e realizzati da Enrico Coveri Maison, la scenografia digitale realizzata da "Il Gobbo e la Giraffa" si compone di un’elaborazione video dei disegni e delle incisioni di Filippo Juvarra che accompagna visivamente la musica di Händel in piena, naturale consonanza stilistica. 
E’ proprio il maestro Luciano Alberti, con le sue note di regia a spiegarci la genesi di questa produzione: “Tra l'ottobre e il novembre del 1707 - 300 anni fa, esattamente - andava in scena a Firenze il Rodrigo, la prima opera di Georg Friedrich Händel rappresentata in Italia.Si tratta dunque di un anniversario significativo.L' autore aveva 22 anni; aveva cominciato a scrivere opere “italiane” ad Amburgo. Qui erano avvenuti i suoi primi contatti con la famiglia Medici. La corte fiorentina, all' inizio del XVIII secolo, era una meta ambìta per i musicisti: il Principe Ferdinando, nella villa di Pratolino – dotata di un teatro “modernissimo” - ospitava maestri illustri (ricordiamo il siciliano-napoletano Alessandro Scarlatti, il veneziano Antonio Vivaldi, il romano Pasquini), gare tra virtuosi rimaste storiche, spettacoli sontuosi.
Ferdinando è stato l'unico, dei Medici, che abbia rinnovato il mecenatismo musicale degli antenati, con fasti paragonabili a quella che, poco più di un secolo prima, era stata la nascita del melodramma. In quegli stessi anni fu alla sua corte che Bartolomeo Cristofari inventò il primo “gravicembalo col piano e forte”: vale a dire il primo pianoforte. Per il Rodrigo si è anche ipotizzato che vedesse la luce a Pratolino; ma fu invece al Teatro del Cocomero (l'autunno era il tempo in cui la corte ritornava in città). La critica vede nelle prime opere di Händel la massima affermazione del suo genio melodrammatico. Il Rodrigo, che solo da pochi lustri è stato ricomposto nella sua interezza, secondo un percorso musicologico quanto mai complesso, conferma luminosamente quel genio".
Per un quadro ancora più dettagliato, mi soffermo anche su alcune note di Filippo Juvarra, scenografo e architetto del primo Settecento.
Di origine siciliana, operò tra Roma (nel Teatro del Cardinale Ottoboni, il protettore di Cristina di Svezia) e Torino (alla corte dei Savoia) è ora la chiave spettacolare per l'attuale proposta del Rodrigo in quanto i suoi disegni, splendidi sia nella fase di abbozzi sommari, sia nelle ulteriori definizioni, come le incisioni, che costellano, scena per scena, la pubblicazione di vari libretti, evidenziano efficacemente il prestigio goduto dall' artista nel'epoca più feconda per la scenografia italiana (la stessa di Ferdinando Bibbiena, il più illustre rappresentante di una celebre famiglia di pittori teatrali).
Albreti, prosegue: "Sale magnifiche, giardini, porti, accampamenti: il repertorio delle ambientazioni proprie del melodramma del tempo è presente nella vasta produzione juvarriana in un'inesauribile varietà di soluzioni adeguatamente articolate secondo l'iter drammaturgico dell' opera, vuol essere il più congruo “accompagnamento” visivo alla musica di Händel: in piena, naturale consonanza stilistica. Su tale continuum scenografico il risalto dei personaggi è evidente, perseguito attraverso la più viva attenzione al valore della parola (libretto di Francesco Silvani ha una sua generale nobiltà), sia nei recitativi che nelle arie (preziosi i duetti): forme chiuse, forgiate dal compositore secondo un intuito e una fantasia teatrale del tutto insolita e, per il tempo, già personalissima.”
Gli splendidi bozzetti ci sono stati gentilmente forniti dall'Ufficio Stampa della Galleria di Palazzo Coveri a esclusiva integrazione del presente articolo.