In Scena per andare a teatro con gli antichi romani

di Cinzia Colzi - pubblicato il 22 Ottobre, 2007 in Mostre

Per un cittadino romano dell'età?imperiale, recarsi a teatro di mattina, sedersi nella cavea assolata accanto a migliaia di altri spettatori e assistere agli spettacoli delle pantomime musicali offerti nel grandioso scenario architettonico dei teatri di pietra, era un'esperienza festosa e gaudente molto diversa dalla nostra che avviene di notte, nel buio silenzioso di una sala al chiuso. Il divertimento teatrale dei Romani doveva assomigliare piuttosto a qualcosa che sta fra il nostro frequentare uno stadio e partecipare a un concerto di musica rock.
E dunque per un antico romano che cosa voleva dire andare a teatro? Significava innanzitutto procurarsi un biglietto d'entrata. L'accesso era gratuito per tutti? -liberi e schiavi, uomini e donne, vecchi e bambini -?ma era necessario un permesso d'accesso -?la tessera lusoria, in genere una tavoletta d'osso -? per controllare il numero degli spettatori, dirigerli verso il settore loro assegnato e limitare così la presenza di personaggi importuni e attaccabrighe.
Si poteva infatti essere tenuti lontani dai teatri per aver ingiuriato o diffamato qualcuno.
Coloro poi che entravano senza toga o malvestiti non potevano sedere tra i normali cittadini ma dovevano accontentarsi delle ultime file. Agli schiavi invece non si rifiutava mai l'accesso. Nonostante l'abbondanza di spazio in teatri costruiti per migliaia di spettatori, la concezione di una società ben ordinata persino nei suoi divertimenti fu adottata dai Romani tramite una legge che assegnava i posti in base all'ordine sociale e dunque al censo degli spettatori: i comodi sedili con cuscini di prima fila nell'orchestra e nella cavea erano riservati ai senatori, mentre le retrostanti quattordici file delle gradinate erano per i cavalieri. Seguivano quindi i posti per il pubblico popolare e in cima, più in alto e perché più lontano dalla scena, quelli per le donne, gli schiavi e i bambini. In ogni caso le classi superiori potevano sedere ovunque e vestire in modo più informale. Tuttavia, sebbene Caligola avesse permesso ai senatori di usare cuscini e cappelli, la toga candida continuava a essere indossata di prammatica ancora ai tempi di Giovenale: Marziale ricorda che un guardiano del teatro espulse dai posti migliori uno spettatore solo perch?? indossava un mantello scarlatto. Alcuni spettatori invece preferivano sedersi in alto fra le donne: il teatro era infatti un luogo dove cercare occasioni di corteggiamento (Ovidio, L'arte?di amare, 89-100).
Il giorno dello spettacolo occorreva alzarsi presto di mattina e affrettarsi verso il teatro prescelto. L'edificio teatrale che in Grecia sorgeva fuori della città, a ridosso di una collina e immerso nella natura, a Roma e nelle città romanizzate veniva eretto al centro dello spazio urbano, spesso vicino ad altri edifici riservati agli spettacoli ..."

Ho pensato di iniziare riportando un frammento del saggio in catalogo (bilingue edito da Electa)?di Nicola Savarese per facilitare l'orientamento in una mostra archeologica particolarissima,?allestita magistralmente al Colosseo?fino al 17 febbraio 2008.

Un?lettura?del?teatro romano in?un percorso ?per icone? dove, la?selezione delle opere?(circa settanta), consentono l'attraversamento storico che, partendo dalla?tradizione greca, come tutto il treatro occidentale, ne palesa la sua?evoluzione diretta.

Una mostra nella mostra perché, al filo conduttore coadiuvato dai pannelli esplicativi,?si aggiunge l'altissimo valore dei singoli pezzi esposti.

Suddivisa in quattro sezioni, una mostra a cui dedicare tanto tempo, dove le ore corrono veloci, isolati facilmente?dai turisti curiosi e frettolosi che "assaltano" in numero vertiginoso il monumento simbolo della?capitale.

Nella?prima sezione, i Romani portano a compimento, consolidando e perfezionando, tutti gli aspetti delle tecniche teatrali greche?(architettura dell'edificio,?drammaturgia,?pratiche dell'attore, allestimento scenico) per poi diffonderle?in tutto il?mondo allora conosciuto.?La vivacità delle farse fliaciche nei provvisori teatri di legno, le prime traduzioni di tragedie e commedie dal greco al latino, la comparsa, dalla Grecia, delle compagnie di?attori professionisti?con i loro copioni dei classici antichi, segnano gli inizi del teatro a Roma.
Viene altresì evidenziato il contributo?altrettanto essenziale degli Etruschi e dei popoli autoctoni italici.
Lo storico Tito Livio fa risalire proprio agli Etruschi l'ingresso dei primi attori a Roma e dagli Etruschi i Romani accettano termini fondamentali del lessico teatrale come hystrio (attore) e persona (maschera), mentre,?dai popoli?della Campania e del Lazio, "rubano"?la vena farsesca e satirica che distingue i loro primi esperimenti di un'autonoma drammaturgia.

Nella seconda sezione, viene evidenziata l'importanza?dei grandi teatri di pietra con le loro monumentali scenografie fisse, tipiche romane?e di tutte le città?di epoca imperiale (Gallia, Spagna, Africa del Nord, Britannia e Asia Minore) costituendo?al centro del proprio spazio urbano, accanto ai templi e al foro, un edificio pubblico per gli spettacoli (teatro, anfiteatro, circo, stadio, odeon)? e, spesso, anche?più d'uno se si considera che nel bacino del?Mediterraneo se ne si conservano oltre il?migliaio.
Vitruvio nel suo De Architectura (I sec. a.C.) descrive questi?teatri?di età augustea e, a differenza?di quelli greci,?si presentano come edifici a pianta semicircolare, costruiti su terreno pianeggiante, non appaoggiati?ad una collina,?chiusi da mura perimetrali che collegano le gradinate per gli spettatori (cavea) con la scena monumentale (scaenae frons) e il palcoscenico (pulpitum).
Soluzione?geniale per erigere teatri in qualsiasi luogo, compresi i centri cittadini,?facendoli divenire i principali edifici pubblici?della collettività.
Da notare come la ?forma chiusa? del teatro romano?renda possibile la copertura dell'intero edificio con tendoni (velarium) per riparare dal sole gli spettatori, prototipo dell'edificio teatrale moderno.

La terza sezione?focalizza il ruolo degli attori e si?evidenziano?le compagnie?con le loro tecniche mimiche, i variopinti costumi, le grandi maschere, gli strumenti musicali e i testi drammatici, spesso rielaborati a partire dai modelli ?alti?. Non meno importanete il?pubblico, in?migliaia di spettatori, i più variegati, che considerano il teatro e gli spettacoli che vi si svolgono come il loro passatempo preferito.
Un?mondo multiforme, fatto di danza, recitazione, canto, mimica, dotta cultura ma anche di sensualità, grasse risate e divertimento di massa dove alla?musica speta un ruolo fondamentale paragonabile?ai musical moderni.

L'ultima sezione, dal titolo? ?fama? e ?infamia?, dimostra come i?Romani non condannino?mai apertamente il teatro, perché divertimento universale,?con la contraddizione che attori, attrici e?addetti di?scena, fossero persone dichiarate?"infami" già in epoca repubblicana, per i quali esistevano divieti pubblici come l?accesso alla curia, al senato e al foro.
Va detto, però, come?la maggior parte degli attori uscisse?dalle fila plebee e, in genere, si lasciasse?andare a comportamenti riprovevoli, mentre le attrici erano quasi sempre ritenute prostitute anche quando non era vero.
L?infamia divenne molto più di una condanna morale con conseguenze anche in sede giuridica, con interdizioni vere e proprie come la proibizione alla carriera militare, alla magistratura e perfino a rendere testimonianza?nei processi.
Per attivarla bastava che ci fosse un salario, una??prestazione d'opera? da parte dell?attore, in una parola?era ?infame? chiunque apparisse?in scena esercitando, per mestiere, l?arte teatrale.
Nonostante ciò,?chiunque, del mondo dello speccacolo,?proveniente da qualsiasi?parte dell'impero, cercò di fare?di Roma la propria?capitale perché il pubblico era caloroso e?gli ammiratori in adorazione.
E se le donne li sognavano e gli imperatori li imitavano, era irrilevante?quando,?raramente, gli attori?venivano puniti per la loro temerarietà e spudoratezza.

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