Impressionismo: dipingere la luce
di // pubblicato il 12 Luglio, 2008
Di Gian Luigi Zucchini
Periodo denso di innovazioni, di rinnovamenti, quello che vide la nascita e lo sviluppo dell’impressionismo.
Si afferma il pensiero positivista, prevale una concezione realistica delle cose, si evolve prepotentemente il pensiero scientifico, tra cui alcuni aspetti riguardano specificatamente l’ambito della visione: in particolare, gli studi sulla fisica ottica mettono in evidenza le problematiche relative alla luce ed alla composizione dei colori, mentre per quanto riguarda l’aspetto più propriamente tecnico, si studiano e sperimentano nuovi tipi di pennello, e soprattutto viene introdotto l’uso dei colori in tubetti.
Ciò consente ai pittori di dipingere direttamente a contatto con la natura, per coglierne dal vivo i fremiti luminosi, il variare dei toni cromatici, e quasi riprodurre il movimento delle fronde animate dal vento, o delle acque che scorrono negli ampi fiumi dell’umida terra francese, dove appunto queste esperienze ebbero un’esplosione tutta particolare e suggestiva, dando luogo al ben noto movimento pittorico conosciuto come impressionismo. 
Ora una mostra aperta a Firenze in Palazzo Strozzi (fino al 28 settembre, catalogo Skira), presenta una bella scelta di opere di importanti maestri impressionisti, tra cui Manet, Monet, Van Gogh, Gauguin, Callebotte, ecc., provenienti dal Wallraf-Richartz Museum & Fondation Corbout di Colonia, ma la proposta sarebbe assai riduttiva, dal momento che mostre sull’impressionismo, tra l’altro ben più ampie e ricche di capolavori, sono allestite ormai con frequenza da varie parti.
L’interesse specifico di questa esposizione sta invece nel proporre ai visitatori una visione attenta dei modi di dipingere, delle strategie seguite dai vari artisti nell’usare i colori, dell’uso specifico della pennellata, che in molti casi contribuisce a dare all’opera un senso di movimento, di vitalità nervosamente eccitata, di luminosità controversa giocata tra ombre e squarci di luce intensa che filtra tra cespugli o ridondanti fogliami estivi.
La mostra pertanto, così com’è allestita, invita il pubblico a riflettere su alcuni interrogativi ed a cercare la risposta esaminando attentamente le opere, accostate a quanto gli studi in materia hanno evidenziato.

Il primo punto su cui ci si può confrontare risponde alla domanda se l’opera è stata realizzata in maniera spontanea. Dall’esame di alcuni lavori esposti, si rileva che non sempre è stato così, contrariamente a quanto si crede di solito. Esaminando ad esempio, mediante la riflettografia infrarossa il Ponte di Clichy di Van Gogh, si vede che l’artista ha eseguito prima un disegno preparatorio dell’opera, per poi passare alla fase della coloritura.
Altra questione posta è se l’opera sia stata veramente dipinta en plein air. Ed anche qui alcuni esempi dimostrano che gli esami scientifici condotti confermano l’esecuzione all’aria aperta, che tuttavia non sempre avveniva.
Altri spunti di riflessione, per ulteriore conoscenza non soltanto di una singola opera, ma del modo di lavorare e di produrre degli artisti impressionisti, sono le questioni di solito dibattute tra gli esperti, se l’opera sia stata davvero compiuta oppure sia rimasta incompleta; ed infine occorre considerare il modo con cui vediamo oggi i dipinti di questo suggestivo periodo, breve certamente (più o meno un decennio, dal 1870 al 1880), ma indubbiamente suggestivo e coinvolgente.

Ed a proposito di quest’ultimo interrogativo, si rilevano in alcune delle opere esposte interventi postumi, ritocchi per ‘aggiustare’ il dipinto secondo i gusti prevalenti dei tempi successivi, o anche falsi d’epoca. Insomma, un lavoro di scoperta, di indagine e di analisi propria dei ricercatori e degli storici dell’arte, che così studiano ed esplorano in dettaglio le opere antiche, cercando sempre più certe attribuzioni, datando opere di incerta esecuzione, e soprattutto mettendo in rilievo aggiunte, restauri mal fatti, disegni o schizzi sottostanti, e così via.

Nella mostra in questione, questo lavoro di accertamento e di perlustrazione viene proposto soprattutto ai bambini e alle famiglie, per le quali sono stati messi a disposizione strumenti diversi al fine di favorire nei piccoli, a seconda delle fasce d’età, attenzione, spirito di osservazione ed anche rilievo di gradimento.
Poi, più in generale, per mettere i visitatori tutti a contatto con quanto esiste segretamente dietro l’opera, anche di quella che si crede più semplice ed immediata, come appunto la pittura impressionista, ritenuta, a torto, di assoluta semplicità esecutiva e non invece, come in realtà è, frutto di osservazione, riflessione, lunga e mediata ricerca, come del resto avviene in ogni opera d’arte che sia veramente tale.
Gian Luigi Zucchini
Per tutte le informazioni
anche dei perocorsi dedicati alle famiglie
www.impressionismofirenze.it