Il volto di Michelangelo

di Katty Colzi // pubblicato il 08 Maggio, 2008

E' per l'instancabile apporto di Pina Ragionieri, Direttore della Fondazione Casa Buonarroti di Firenze da ventiquattro anni, che viene evidenziata l’identità più vera di una  struttura non solo museo, ma anche luogo di studio e ricerca, aperto a una politica di scambi culturali internazionali.

Inoltre, con un lavoro di esame attento e minuzioso, il riallestimento del Museo ha permesso la collocazione di opere e oggetti sulla base di antichi inventari e la storia stessa della famiglia Buonarroti.

Il binomio Michelangelo-Ragionieri ha ottenuto successo di pubblico e rinomanza internazionale anche per le ormai classiche mostre a scadenza annuale, volte soprattutto a focalizzare aspetti della personalità del Maestro e momenti della storia della Famiglia, un esempio che trova pochi eguali non solo in Italia.
In questa ottica vi assicuro è sempre un piacere andare a scoprire quello che Cinzia definisce affettuosamente "il regalo di primavera della professoressa Pina".

Il regalo di quest'anno si chiama "Il volto di Michelangelo" uno degli allestimenti che ho preferito e se fosse, per esempio a Washington (invece di Firenze dove abbiamo la fortuna di proposte uniche e in quantità da imbarazzo di scelta), ci sarebbero ore di coda all'ingresso per l'emozione di vedere in originale ben quattro immagini che raggigurano il Maestro (di Giuliano Bugiardini, Jacopino del Conte, la medaglia di Leone Leoni e il "ritratto dell'anima" del busto in bronzo di Daniele da Volterra).

Nella bibliografia michelangiolesca sono ben pochi i riferimenti per l’avversione del Maestro a ritrarsi e a essere ritratto, come testimoniano gli antichi biografi.
Vasari scriveva: “Di Michelagnolo non ci è altri ritratti che duoi di pittura, uno di mano del Bugiardino e l’altro di Iacopo del Conte, et uno di bronzo tutto rilievo fatto da Daniello Ricciarelli, e questo [la celebre medaglia] del Cavalier Lione, da e’ quali se n’è fatte tante copie, che n’ho viste, in molti luoghi di Italia e fuori, assai numero".

Al limitato elenco si possono fare poche aggiunte fra cui spicca l’acquerello di Francisco de Hollanda, immagine singolarmente domestica di un Michelangelo più che sessantenne, un raro ritratto che lo presenta con in testa un cappello con breve tesa, accessorio di abbigliamento all’origine di tutta una serie di ritratti ed incisioni, sicuramente da riferire al prototipo di Jacopino, ma recanti un copricapo simile a quello dell’acquerello di Francisco.
Incisioni e immagini cinquecentesche, numerose data la fama di Michelangelo, furono elencate in numero di circa cento da Ernst Steinmann, lo studioso che all’inizio del secondo decennio del Novecento scandagliò coraggiosamente, con serietà scientifica e in gran parte di prima mano, l’argomento, concludendo con le immagini di primo Seicento della “Galleria” della Casa Buonarroti.
Per quanto è dato sapere, lo storico dell’arte tedesco fu coinvolto nel 1911 nelle celebrazioni del cinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia collaborando alla prima, fino a ieri unica, mostra di ritratti michelangioleschi, con una competenza di lunga data che sarebbe confluita nella sua monumentale opera sullo stesso tema pubblicata nel 1913.

Nel viaggio a ritroso delle quattro sezioni della mostra di oggi vi è un indiscutibile carattere di novità dove l'immagine di Michelangelo viene tramandata anche da un altro genere di ritratto perché, come per altri grandi, e non solo della storia dell’arte, la sua fisionomia fu infatti riprodotta da artisti a lui contemporanei, conferendone le caratteristiche a personaggi effigiati in scene d’insieme.
Molti esempi, tra i quali Raffaello della Stanza della Segnatura in Vaticano, o il Vasari del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, opere non trasportabili, ma evocate con il tramite di elaborazioni digitali.

Vi attendono invece immagini contemporanee al Maestro che si collocano tra fra aneddoto e fantasia, come una rarissima incisione proveniente dal British Museum o la pagina di una preziosa cinquecentina mostra “Michael Fiorentino” che scolpisce, seminudo e con gran foga, una statua femminile nella quale si volle riconoscere l’Aurora della Sagrestia Nuova. E anora, dopo la scomparsa dell'artista, alla soglia degli anni ottanta del secolo, un piacevole quadro della Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini, dove Federico Zuccari ritrae il fratello Taddeo mentre dipinge la facciata di palazzo Mattei, intanto che Michelangelo, nel corso di una delle sue consuete passeggiate per Roma, si sofferma a osservarlo.

Ci sono tante curiosità da scoprire, ma non vi racconto altro. State certi di restare soddisfatti per un nuovo viaggio a Firenze da completare con il catalogo edito da Mandragora.

 

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