“Il sesto capolavoro per Milano”

di Erica Fattori // pubblicato il 12 Novembre, 2008

La Giuditta del Botticelli esposta per la  prima volta a Milano fa proprio uno strano effetto!
Per noi avere gli Uffizi è sicuramente un bene senza paragoni e, trovandomi nel capoluogo lombardo, ho rinunciato al pranzo, e sono corsa la Museo Diocesano con grande curiosità.

Dopo l'Ecce Homo di Antonello da Messina, prestito del Collegio Alberoni di Piacenza del 2002,  l'Annunciazione di Domenico Beccafumi, proveniente dalla chiesa di San Martino e Santa Vittoria di Sarteano (Siena) l'anno successivo e poi, ogni anno a seguire, la Cattura di Cristo del Caravaggio, proveniente dalla National Gallery of Ireland di Dublino; la Sacra Famiglia con Sant'Elisabetta e San Giovannino di Andrea Mantenga, proveniente dal Kimbel Art Museum di Fort Worth in Texas e L’Annunciata di Antonello da Messina proveniente dalla Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis a Palermo adesso la "Giuditta a Betulia" ad arricchiere questa pregevole iniziativa culturale.

L'opera, datata intorno al 1470, appartiene al periodo in cui Botticelli tende ad eliminare progressivamente il chiaroscuro, proponendo una particolare interpretazione delle leggi prospettiche rinascimentali, cercando la definizione del movimento delle figure attraverso un'elegante evoluzione dei panneggi.

La raffinata incidenza della luce e la ricercatezza ornamentale dell'accentuato uso degli elementi lineari e cromatici, donano alle figure linee di gran classe, più che corpi tridimensionali, per quella svolta stilistica dell'età matura.

Troverete esposta anche un’altra tavola che completa il progetto narrativo "La scoperta del cadavere di Oloferne"

Il tema di Giuditta è presente nell’arte italiana sin dal Medioevo racchidendolo nel simbolismo dove l'eroina biblica è interpretata come una figura mariana, in modo particolare quando si sottolinea il trionfo su Oloferne.

Nella tradizione iconografica, è più frequente la raffigurazione di Giuditta con ancora in mano la testa del nemico oppure, a partire dal XVII secolo, la rappresentazione proprio della decapitazione.

Botticelli propone una lettura fedele, ma sceglie uno schema compositivo nuovo articolando la narrazione in due scene distinte dove cambia tono e registro linguistico.
Infatti nel Ritorno di Giuditta mostra colori chiari, toni luminosi, attraversati anche da un’aria leggera e quasi leziosa, mentre sono toni bui e drammatici quelli della Scoperta del cadavere di Oloferne.

Se non lo avete mai fatto, soffermatevi a guardare attentamente il volto di Giuditta, perché di una bellezza intensa proprio per quella malinconia pensosa tipica del Maestro.

Quante volte ho visto l'opera al suo posto? sicuramente oltre una dozzina, ma vi assicuro che mai l'avevo osservata tanto intensamente come a Milano.

Vi lascio con la voglia di rivederla, magari approfondendo la conoscenza delle radici bibliche e le interpretazioni botticelliane anche attraverso la pubblicazione curata da  Paolo Biscottini ed edita per l'occasione da Silvania.

Fino al 14 dicembre 2008
Orario 10-18 tutti i giorni escluso il lunedì

 

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