Il restauro dell’antica Rocca di Campiglia
di // pubblicato il 27 Giugno, 2008
Arrampicata sulle colline davanti a uno dei panorami più belli della costa toscana, con vista sull’ isola d’Elba, il promontorio di Populonia e , nelle giornate limpide, su Montecristo e Corsia, torna a rivivere, dopo un importante e impegnativo restauro, la Rocca di Campiglia Marittima, un tempo antico castello della famiglia della Gherardesca. Al confine sud della a provincia di Livorno, a guardia del mare da una parte e dei fitti boschi di sughere, lecci e querce dall’altra, l’antico borgo di Campiglia Marittima gode di una posizione invidiabile e adesso anche del recupero della parte più antica del paese.

Oggi rifugio per chi cerca tranquillità e aria fresca a pochi chilometri dalla costa, Campiglia e la sua Rocca sono stati nel tempo testimoni di tre diversi millenni. Dai primi ritrovamenti di un villaggio di capanne dell’VIII-IX sec,ai legami con Pisa e all’arrivo potenti conti della Gherardesca. Ed è proprio fra le carte rinvenute nei loro archivi che si trova il primo documento, dove nel 1004 viene nominata per la prima per la prima volta Campiglia. Un atto di donazione al monastero benedettino di S. Maria di Serena, ma le tracce di insediamenti umani sono molto più antiche. In questa zona ricca di minerali, sono ancora oggi visitabili i forni fusori e i pozzi minerari che già gli etruschi scavavano, in cerca di metalli, ai piedi del paese dove oggi si trova la chiesetta di Madonna di Fucinaia e il parco archeo-minerario di San Silvestro.
Con mille a più anni di storia e dopo un lungo periodo di abbandono la Rocca di Campiglia aveva proprio necessità di un profondo intervento di restauro. Un ciclo di lavori che, iniziato da tempo, si è concluso con una vera festa di inaugurazione dove accanto al saluto delle autorità sono state offerte le prime visite guidate curate da Paolo Danti, l’architetto direttore dei lavori di restauro della Rocca e da Giovanna Bianchi dell’Università di Siena.
Gli scavi archeologici condotti fin dagli anni ’90 sotto la guida del compianto prof. Riccardo Francovich, poi dalla professoressa Giovanna Bianchi, hanno riportato alla luce molti e interessanti reperti che trovano oggi una loro collocazione naturale negli spazi espostivi allestiti nel vecchio cassero della Rocca e all’interno dell’ex acquedotto, costruito intorno agli anni ’30 proprio lì accanto. Insieme agli scavi e agli studi, un importante restauro strutturale della Rocca, iniziato nel 2005, ha tessuto e imbrigliato, con grande armonia e perizia, la struttura di pietra con una nuova di vetro acciaio e legno che sostiene e integra quella antica. Tutto introno vialetti di ghiaia, prati, panchine e uno spazio per incontri e dibattiti con vista sui boschi e il parco di San Silvestro e sul mare e i venti di maestrale.
Il taglio del nastro è affidato al presidente della Regione Claudio Martini, alla presenza anche del presidente della Provincia di Livorno Giorgio Kutufà. A fare gli onori di casa ovviamente il sindaco, On. Silvia Velo. La Rocca ha nascosto e conservato per secoli molti reperti e un gran numero di oggetti di uso quotidiano e anche qualche mistero. Sono tornate alla luce numerose armi ma anche anelli, fibbie, fermagli, bottoni e piccoli oggetti, come ad esempio un gravoir in osso, un oggetto da toeletta usato nel Medioevo per separare le ciocche dei capelli nel predisporre le acconciature femminili. Tracce della vita quotidiana della persone che la hanno abitata oltre ai soldati di guarnigione.
“Al primo piano del museo della rocca ci sono delle vetrine - ha raccontato l’archeologa Giovanna Bianchi - che raccolgono le ceramiche che si usavano sulla tavola dei signori, ma anche su quella dei soldati. Sono reperti che dicono quale era il corredo della mensa della cucina della dispensa e grazie ad analisi solo oggi possibili, ci fanno risalire a quello che veniva cucinata all’interno di questi contenitori e il tipo di alimentazione della gente dell’epoca. Ad esempio sappiamo che in alcuni contenitori venivano bollite le carni con farro, cavolo e verdure e che si mangiava molto il maiale”.
Dal 1287 a seguito di ribellioni dei signori locali fu inviata da Pisa una guarnigione di soldati che sicuramente presero alloggio nel palazzo e nell’alta torre accanto all’antica cisterna dell’acqua, e proprio qui dentro, un fondo cieco del palazzo, sono state ritrovate più di un migliaio di placchette metalliche parte di almeno quattro corazzine, i corpetti di cuoio su cui venivano attaccate le lamelle di ferro per proteggere il busto, sicuramente appartenute ai soldati della guarnigione pisana,insieme a più di 800 punte da balestra e resti di un bacinetto e un copricapo in ferro.

Fra le curiosità e i reperti del passato anche il mistero della lastra di ardesia. Durante gli scavi è stata rinvenuta una lastra di pietra databile intorno alla fine del milletrecento che porta incisi una serie di disegni e strani simboli. Sembra la scena di un assedio, due soldati con strani copricapo, un corso d’acqua, frecce e corpi a terra, lettere e simboli incisi da una mano inesperta. Un nome Baldo. Fra le varie ipotesi avanzate forse si tratta di una sorta di” taccuino” di un soldato della guarnigione, Baldo appunto, che ci ha voluto lasciare chissà quali misteriose informazioni. Merita proprio venirlo a scoprire.
La Rocca di Campiglia Marittima (Li)
accesso dal centro storico e da via 25 Luglio
in estate tutti i giorni dalle 17 alle 22