Il canto del mondo
di // pubblicato il 17 Febbraio, 2007
? è ripartito.
Dopo lo straordinario successo dello scorso anno, quando ottomila persone si sono spostate da un versante all?altro del crinale dell?Appennino tosco-emiliano nel quadrilatero del Parco che comprende i territori della Garfagnana, della Lunigiana, del Parco del Gigante e il versante parmense, per seguire artisti capaci di confermare l?idea straordinaria, che ha dato vita alla prima edizione del Canto del Mondo: artisti, molti dei quali, hanno posto la narrazione al centro del loro lavoro sia esso di tipo testuale, sia musicale che teatrale: alcuni hanno anche un legame biografico con l?Appennino, essendovi nati o avendo scelto i suoi luoghi per viverci.
Il Festival unisce i luoghi appenninici tosco-emiliani, luoghi divisi dal crinale, ma con storia culturale simile: la comune vocazione alla conservazione delle tradizioni orali e del sapere ove la narrazione si è espressa nei secoli in varie forme popolari.
Gli abitanti dei borghi, ma anche turisti ed escursionisti della Versilia, delle Apuane, giovani on the road,? hanno seguito i canti data dopo data ricostruendo, appunto, quelle linee immaginarie ?delle "vie dei canti".
I luoghi del Festival sono molti: da San Romano e Varliano in Garfagnana a Sassalbo e Comano in Lunigiana; da Castelnovo ne? Monti e Villa Minozzo sul versante Reggiano a Corniglio nel Parmense. Saranno proprio le piccole piazze, o i sagrati, ?le pievi, come la Pieve di Crespiano, le aie, le radure, come quella mitica di Varliano dove da sempre si rappresentano i Maggi, ad accogliere i nuovi e i vecchi narratori, proprio su quei sassi o in quei boschi di castagni dove un tempo qualcuno, sul far della sera, si sedeva e iniziava a raccontare.
Narrazione è storia antica e futuro di un Festival che il 15 luglio ha dato il via alla seconda edizione in un percorso articolato secondo programma e ospiti (www. ilcantodelmondo.it; info@ilcantodelmondo.it) da un?idea dello scrittore Maurizio Maggiani in collaborazione con Luca Baccelli, Alba Donati, Massimo Marsili, Clementina Santi e Alessandra Trabucchi. Organizzato dalla Provincia di Lucca in qualità di ente capofila per il progetto, con la collaborazione dei Comuni e delle Comunità Montane delle Province di Reggio Emilia, Parma e Massa Carrara, e la consulenza del Centro Tradizioni Popolari di Lucca, si incontreranno narratori, poeti, teatranti, musicisti, maggianti e cantastorie, tutti uniti da una passione: la narrazione orale. In occasione della seconda edizione, è inserita nel programma un?appendice fuori dal parco: Maurizio Maggiani ha elaborato, con la collaborazione di David Riondino e Dario Vergassola, un programma di due giorni incentrato sul racconto epico.
Il successo, non solo di presenze, a cui mi riferivo in apertura, nasce dalla semplicità, forse dal bisogno di ?antico? delle nostre radici, del ?tutt?uno? fra chi parla e chi ascolta, dalle istituzioni che, una volta tanto, non inviano messaggi aggressivi o competitivi: sono i sindaci ?ad aprire la porta dei loro paesi. In epoca dove è palese lo smarrimento di una dimensione equilibrata, apparendo sempre più frequente il desiderio di parlare per prevaricare, il valore dell?ascolto ridimensiona le esistenze e, ancora una volta, alla globalizzazione tout-court, la cultura avvicina e unisce. Segnatamente ai cambiamenti temporali, azzarderei, dei veri bisogni, quelli inespressi, o solo tarpati dal presenzialismo incapace di sostituire le sicurezze di ?essere?. E allora non stupirà vedere bambini, piccoli turisti perfettamente integrati, anche per una sola serata, in un contesto di anziani che si portano la sedia da casa per seguire, in piazza, lo spettacolo.
Concludo con le parole di Maggiani: ?? per chi ci vive, per chi ci è nato per chi ci torna. Radici che si sono fatte albero, un albero che vive da millenni, che conserva le tracce fossili delle sue età, che ad ogni mutare di stagione porta nuovi segni sul tronco e nuovi germogli sui rami. ? nell?immaginario di chi vi si è nei secoli inoltrato e ancora lo transita, un luogo dell?Altrove, un luogo del Fantastico. Per gli uni e per gli altri, è un luogo di narrazioni. Gli abitanti dell?appennino tosco-emiliano hanno costruito nel tempo macchine di narrazione complesse e originali, hanno insegnato qualcosa all?Ariosto, hanno imparato forse qualcosa da lui. Hanno una sorta di coazione alla costruzione del fantastico e con quello alimentano il loro albero, la propria identità. La montagna è una Voce.?
(pubblicato Terra di Toscana luglio 2006 e riportato sul blog in data odierna)