Il bello ha una grande forza

di Cinzia Colzi // pubblicato il 28 Marzo, 2008

Quando si parte da un'idea, da un'ottima idea, il risultato è evidente.
Purtroppo non accade spesso e c'è chi chiede una moratoria per calmierare offerte mediocri la cui ipertrofia porta, inevitabilmente, a sovrapposizioni e saturazione.
Oggi, invece, possiamo solo compiacerci e fomulare complimenti a chi ha lavorato per realizzare un evento imperdibile (per il quale ho preso ben sei treni, ma il collegamento non è dei più felici!)

La Forza del Bello.
L’arte greca conquista l’Italia
è un titolo attuale, un anacronismo calcolato.
L'uomo di allora non avrebbe compreso come, qualcosa concepito per quella realtà, potesse affascinare e continuare a parlare.

La storia della presenza dell’arte greca sul nostro territorio è stata basilare nei millenari contatti e scambi per realizzare la trama delle culture artistiche del Mediterraneo e, proprio perché la vicenda non ha tratti lineari, sono state individuate tre fasi successive e ben caratterizzate ognuna corrispondente a sezione specifica.

Non una semplice esposizione archeologica, ma la proposta del racconto storico attraverso opere di altissima qualità estetica in una grande mostra di scultura antica, inaugurata oggi a Palazzo Te di  Mantova e visitabile fino al 6 luglio 2008.

Il prof. Salvatore Settis, noto archeologo e ideatore del progetto, ricorda come la città abbia nel proprio dna la scultura greca per l'amore dei Gonzaga per l'arte e come Isabella d'Este fece di tutto per mettere le mani sull'Adorante (primo bronzo greco in assoluto trovato a Rodi nel 1503) che, dopo innumerevoli cambi di proprietà entrò nella collezione Gonzaga nel 1604, restandoci solo 23 anni perché venduto al re d'Inghilterra, continuando poi a viaggiare senza tregua fino a Berlino (in mostra potrete ammirare un copia del Cinquecento).

La Reggia diviene luogo di esaltazione del collezionismo dei Duchi diffuso alle altre corti europee con le note cessioni.

Con un allestimento che tiene conto delle diversità strutturali del piano nobile e delle Fruttiere, l'architetto Andrea Mandara ha collocato perfettamente in mostra la scelta, operata dai Curatori, di oltre centoventi opere di grande impatto visivo provenienti da prestigiosi musei ed  esposte insieme per la prima volta.

Nella sezione iniziale (VII-II sec. a.C.) l’arte prodotta nelle città greche dell’Italia meridionale e della Sicilia si mescola con quella importata, anche da altri popoli della Penisola, come gli Etruschi, che la imitano.
La cultura maggiomente sedotta dall’arte greca è quella di Roma a cui è dedicata la seconda sezione (III sec. a.C. - IV sec. d.C.) e la saccheggiarono, ma attraendo al tempo stesso gli artisti greci perché, per le opere più celebrate, venivano richieste copie “in serie” a ornamento di case, palestre e giardini.

Sarà proprio questa  “moltiplicazione” di arte greca, e l'eco tracciato nelle opere degli scrittori romani, a consolidarne la fama e costruire le premesse per la sua ricerca e riscoperta dal Medio Evo all’Ottocento. Quest'ultimo è il tema dell'ultima parte dove, all'idea quasi favolistica dell’arte greca perduta si affianca, dal Quattrocento in poi, l’importazione di sculture dalla Grecia.

Con la rinascita del collezionismo di scultura antica e, nell’assiduo tentativo di ricostruire l’antica narrazione storica dell’arte, si impara a distinguere gli originali dalle copie, mentre dal suolo italiano spuntano nuovi originali greci.

Il prof. Settis (curatore affiancato da Maria Luisa Catoni) ribadendo la singolarità dell'evento che ha permesso, fra l'altro, di assemblare il torso di kouros dell'Apollino Milani con la testa, plaudendo alla coralità, ha spiegato la grande difficoltà dei prestiti e ha dichiarato: "Questa è una mostra definita impossibile e a noi piacciono le imprese culturali complicate, le sfide che contribuiscono, attraverso la bellezza, a esaltare le vocazioni più autentiche di un territorio" . Ha poi spiegato che i no iniziali si sono traformati in una volta che i Direttori di molti musei hanno conosciuto il progetto alla base dell'esposizione.
Enrico Voceri, presidente del centro culturale di Palazzo Te, ha tenuto a precisare: "Non abbiamo scippato nessuno e nessuna opera è arrivata se non c'era condivisione. Per l'ultima, la più importante, la statua di Mozia, confidiamo di chiudere la trattativa la settimana prossima".



Non vi racconto altro, sappiate, però, uscendo da Palazzo Te, sarete certamente soddisfatti e sarà facile dare ragione al prof. Salvatore Settis quando sostiene che se se la forza dell'arte greca ha affascinato il mondo, ciò è avvenuto perché, prima, è riuscita a farlo in Italia.

Il catalogo, volume  prestigioso con immagini bellissime, è edito da Skira.
Per ogni informazione
(anche l'aquisto di biglietti online)
www.laforzadelbello.it

Didascalie immagini in ordine di pubblicazione:

- Statua di Niobide
440-430 a.C. Da Roma, via Collina Marmo pario;
altezza con base 149 cm Roma, Museo Nazionale Romano 
Palazzo Massimo © 2003.
Foto Scala, Firenze – su concessione Ministero Beni e Attività Culturali

- Statua di Afrodite Callipige
I sec. d.C. Da Roma, Domus Aurea Marmo bianco;
altezza 165 cm Napoli, Museo Archeologico Nazionale,
collezione Farnese © 2003.
Foto Scala, Firenze – su concessione Ministero Beni e Attività Culturali

- Statua di Spinario
I sec. a.C. Da Roma Marmo; altezza 120 cm
Modena, Galleria Estense
Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

- Statua di Spinario
I sec. a.C. Bronzo; altezza 73 cm
Roma, Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori
© 1990. Foto Scala, Firenze

- Rilievo funerario con cavaliere
440-430 a.C. Marmo di Tespie; 71 x 61 cm
Città del Vaticano, Museo Gregoriano Profano, sezione degli originali greci © 1990. Foto Scala, Firenze

- Bacino marmoreo (popanipter) con Nereidi
325-300 a.C. Da Ascoli Satriano (Foggia) Marmo e pigmenti colorati; altezza 30,8 cm, diametro 57 cm
Roma, in deposito presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali;
già J. Paul Getty Museum, Malibu Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

-Testa di Atleta (Apoxyomenos)
I sec. a.C.; da un originale della seconda metà IV sec. a.C.
Collezione Bernardo Nani Bronzo; altezza 30 cm Fort Worth (Texas),
Kimbell Art Museum Photo Credit : Kimbell Art Museum, Fort Worth, Texas / Art Resource, NY 
 

 

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