Il Palazzo delle Papesse ospita il Sudafrica
di // pubblicato il 01 Marzo, 2008
All’interno del Palazzo Piccolomini. noto anche come Palazzo delle Papesse, costruito tra il 1460 il 1495 su disegno di Bernardo Rossellino per Caterina Piccolomini, sorella di Pio II, è in corso la programmazione del 2008 con la mostra collettiva “.za Giovane arte dal Sudafrica”.

L’idea di dar vita ad una mostra che guarda alla giovane arte sudafricana, è nata a Lorenzo Fusi, il quale in qualità di curatore del centro arte contemporanea di Siena, ha contattato cinque affermati artisti sudafricani – Marlene Dumas, Kendell Geers, Bernie Searle, Minnette Vári, Sue Williamson – a collaborare in qualità di cocuratori a questo evento.
Ognuno dei cinque noti artisti ha segnalato il nome e l’opera di alcuni giovani artisti sudafricani di età non superiore ai trentacinque anni. Si tratta di artisti perlopiù sconosciuti o pochissimo noti al pubblico italiano ed europeo.
L’evento vuole, in primo luogo, costituire per questi giovani talenti un’occasione per potersi lanciare nel mercato mondiale e poter conseguire, così, un giorno, visibilità e reputazione solide come quelle di cui oggi godono i noti artisti da cui sono stati scelti.
Le opere in mostra guardano al Sudafrica con gli occhi dei sudafricani ed ogni artista ha scelto dei temi diversi tentando di fornire al mondo un’immagine reale di questa terra periferica del mondo dove, però, da sempre si respira un ricco sentire artistico.

Navigando sul sito del Palazzo delle Papesse è possibile ascoltare le interviste rilasciate dai giovani artisti e questo è sicuramente un modo per poterli conoscere meglio, anche se a distanza. Personalmente mi ha colpito molto l’intervista rilasciata da Colleen Alborough, il quale ha raccontato come è nato Night Journey, un’installazione video immersiva e interattiva, un labirinto - quasi fetale, accogliente e repulsivo al tempo stesso - di pannelli di feltro in cui lo spettatore diventa parte attiva di un percorso narrativo e sensoriale all'interno del sonno e dei sogni.
In particolare sono di una estrema profondità le sue riflessioni sull’immagine del luogo in cui ognuno di noi, ogni sera, si ritira e dove cerca e trova la pace con se stesso ed il mondo: il nostro letto. Nel nostro letto, dice Colleen Alborough , “[…] riusciamo a fuggire all’incessante rumore del giorno, trasportati in altri mondi al di là della percezione ordinaria […]”. Il letto, quindi, visto come il luogo sicuro, il posto in cui trovare riparo dalle violenze che, senza dubbio, sono ancora oggi il vivere quotidiano della terra africana.
E’ importante segnalare che tutte le opere sono inedite e, in gran parte espressamente concepite per l’occasione in rapporto agli spazi del Palazzo. Ad esempio, nel freddo caveau dell’ex banca di Italia, enorme e oscuro forziere all’interno del Palazzo delle Papesse, la giovane artista Dineo ha realizzato una cascata di coltelli e nastri sospesi su un prato sintetico.