Il Mistero della Genesi

di Cinzia Colzi // pubblicato il 17 Febbraio, 2007

Fino al 24 settembre, assolutamente da non perdere, ?Il Mistero della Genesi?, titolo e tema della mostra di Jorge Jiménez Deredia in quaranta grandi sculture di marmo bianco di Carrara o bronzo, articolate in dieci sequenze di quattro, per simboleggiare, con la perfezione sferica, l?evolversi della materia, l?immensità della natura, le origini dell?uomo, il miracolo della vita, l?enigma del creato.
La Genesi è dunque la magnifica ossessione di Deredia: una misteriosa e rotonda partita a scacchi in quattro mosse, con cui l?artista rappresenta la nascita del tutto e il fiorire della vita. L?origine è la sfera che, nella sua perfezione geometrica e filosofica, materializza il tutto prima del big bang; poi la sfera esplode nella scultura come un seme che germoglia, si espande dilatandosi in dimensioni crescenti e fasi sempre più complesse da cui emerge, finalmente, l?uomo. Anzi la donna, grande madre emblematica abbracciata per lo più a se stessa, ma sempre di morbide forme circolari e sempre riconducendoci alla sfera primigenia.
Gli intervalli tra le quattro sequenze rappresentano ciò che Deredia chiama Tempo mistico, ovvero il momento in cui si realizza il divenire, in cui la materia misteriosamente trasmuta in nuove forme e nuovi contenuti.
E? straordinario come questa leggerezza sia rappresentata con sculture anche fisicamente importanti, strutture che possono pesare più di 40 tonnellate e larghe fino a sette metri, alte tre, spesse uno.

?Molti uomini hanno affidato alla filosofia, alla matematica, alla poesia, alla letteratura la manifestazione del loro pensiero. Deredia lo fa con la scultura. La più fisica delle arti diventa così metafisica?..

Allestita dall?architetto Mauro Linari nella Limonaia grande di Boboli (progettata da Zanobi del Rosso nel periodo lorenese) completamente restaurata per l?evento, l?esposizione comprende anche due imponenti sculture in bronzo installate nell?anfiteatro del giardino e tre in città ed esattamente due in marmo, una in piazza Pitti sul fianco del Palazzo e l?altra, lunga circa 8 metri, in piazza della Repubblica, l?ultima, in bronzo, nel piazzale degli Uffizi.

Deredia arrivò giovanissimo a Firenze, per studiare architettura e arte, per innamorarsi irrimediabilmente di Brunelleschi, Michelangelo, Leon Battista Alberti, per fondere umanesimo Boruca e umanesimo italiano, con una convinzione, profondamente laica e religiosa insieme, circa il dovere di recuperare quei valori: per vincere il processo globalizzante che tutto omologa, per ritrovare noi stessi e la nostra più profonda identità, per ristabilire un rapporto con il tutto da cui veniamo e, in fondo, per vivere meglio in questo difficile presente.
Oggi, a 51 anni, Deredia è italiano di adozione e scelta culturale, vive e lavora nella campagna di Carrara, all?ombra delle mitiche cave, figlio di una vocazione indistruttibile, di una missione radicata nel profondo, di un?idea dell?arte come energia e illuminazione cosmica, che ne attraversa l?intera produzione. Artista di valore universale, costaricano di nascita e ispirazione, studioso del Rinascimento, il primo non europeo chiamato nel 2000 ad arricchire con una sua imponente scultura la Basilica di San Pietro.
Come detto, alla sorgente delle molte ispirazioni di Deredia troneggiano le millenarie sfere del popolo Boruca, la civiltà fiorita nel sud del Costa Rica dal 1.500 circa avanti Cristo all?approdo di Cristoforo Colombo. Se ne sa pochissimo: quanto basta però per affermare che chi riusciva a produrre queste sfere perfette, grandi anche 16 tonnellate, dovesse possedere tecniche non solo raffinate, ma anche non comuni a modi di pensare. Di fatto restano uno dei primi esempi assoluti di arte astratta e sono d?accordo con chi sostiene come la società del Costa Rica si sia evoluta in senso orizzontale e che il paese sia oggi l?unico senza forze armate, eclatante lascito della civiltà Boruca.

La sintesi di Deredia è: ?Siamo figli delle stelle, lì siamo destinati a tornare?, ma la frase che più mi ha colpita è stata la semplicità e la sincerità con cui ha detto: ?.. quello che Firenze mi ha dato lo porterò dentro fino alla morte e cerco di ridarle una piccola parte di quanto avuto?.

Se riuscirete a cogliere un momento di fronte ad una sua opera, scoprirete con meraviglia come, quei silenzi, saranno capaci di entrarvi dentro ed avranno la capacità di parlarvi in profondità.

Ultimissima annotazione per suggerire l?approfondimento della ?Ruta de la Paz?, progetto di realizzazione di nove complessi scultorei che, dal Canada alla Terra del Fuoco, snoderà un filo rosso ideale capace di legare popoli e leggende, miti e tradizioni, vita e simboli.

P.S.
E? piaciuta così tanto, anche ai fiorentini, e il pubblico lo ha testimoniato in ogni modo tanto da far selezionare e raccogliere i messaggi più significativi indirizzati all?artista. Questo consenso, sperato e non del tutto inatteso, ha consentito una proroga al 10 Ottobre. Per chi proprio non riuscirà a vederla, è di rigore il catalogo, curato in ogni dettaglio, anche nelle dimensioni di certi scatti,? capace di catapultare proprio in quel vortice si suggestioni.


(pubblicato Terra di Toscana giugno 2006, poi aggiornato con il p.s. e riportato sul blog in data odierna)

 

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