Il David restaurato

di Elena Pratesi // pubblicato il 02 Dicembre, 2008

Il 29 novembre 2008 presso il Museo Nazionale del Bargello è tornato visibile al pubblico il David di Donatello restaurato.
Avevamo già avuto modo di parlare di questo restauro in articolo scritto dalla nostra collega Katty nel giugno del 2007 quando fu annunciato che per la prima volta il David di Donatello sarebbe stato sottoposto ad intervento di restauro. Il restauro è stato eseguito – in un “cantiere aperto” al pubblico – nel Salone di Donatello del Museo Nazionale del Bargello (dove l’opera è esposta dal 1887), con il finanziamento del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, d’intesa con il Consiglio Regionale della Toscana, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, in occasione del 40° anniversario dell’alluvione di Firenze (4 novembre 1966).
Il David da oltre un secolo che non veniva sottoposto ad interventi di restauro e la sua conservazione si era fino ad ora limitata a operazione che rientravano in una “manutenzione ordinaria”.

Cristina Acidini, Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, precisa che “Solo la mediazione, la condivisione, il sostegno di persone e di enti diversi per competenze e “missioni” hanno reso possibile la realizzazione del progetto, che si conclude in una sua fase impegnativa ed entusiasmante: il restauro del David di Donatello nel Museo Nazionale del Bargello. Beatrice Paolozzi Strozzi, con Maria Grazia Vaccari e il personale del museo, hanno ricavato nel maestoso salone al primo piano un esemplare laboratorio aperto e “leggero”, che ha permesso alla restauratrice Ludovica Nicolai (affiancata da esperti scientifici attivi nelle istituzioni pubbliche e nel settore privato) di lavorare sotto gli occhi del pubblico, non solo senza sottrarre l’amatissima statua all’ammirazione dei visitatori, ma addirittura offrendo loro l’opportunità, irripetibile e speciale, di osservare in tempo reale l’avanzamento della pulitura tramite le più avanzate tecnologie laser”.
Questo restauro è stato voluto e reso possibile dalla Protezione Civile per volontà di Guido Bertolaso, al quale si deve soprattutto il sostegno finanziario che ha reso possibile l’intervento sul David.
Oltre al David, sempre grazie a Bertolaso e alla Protezione Civile, è attualmente in corso il restauro della grande tavola proveniente dal Museo di Santa Croce con l’Ultima Cena di Giorgio Vasari, quella sì aggredita dall’acqua fino a spaccarsi in cinque pezzi, tuttora in via di recupero nei Laboratori della Fortezza dell’Opificio delle Pietre Dure: un “caso disperato”, che da quarant’anni attendeva un risolutivo.
Lo stesso Bertolaso spiega perché siano stati messi a disposizione i fondi, stanziati nel quarantesimo anniversario dell’alluvione, per una statua di bronzo che in realtà non fu nemmeno sfiorata dall’acqua e dal fango: “Ho sostenuto questa scelta, convinto dalla originalità del progetto, che prevedeva un cantiere di restauro aperto, attuato sotto gli sguardi dei visitatori del Bargello, nella stessa sala che ospita la statua insieme ad altri capolavori di Donatello. Una novità che mi ha ricordato da vicino le modalità operative della Protezione Civile, che assegnano importanza assoluta alla trasparenza e alla partecipazione di tutti. Questo modo di procedere al restauro, che attiva un processo di ricomposizione e riavvicinamento tra il sapere scientifico e tecnico dei responsabili e degli operatori e il pubblico del Museo, “proprietario” delle emozioni della visita, mi hanno fatto pensare all’idea, poi realizzata, di costruire attorno al restauro un progetto di servizio civile, per coinvolgere anche dei giovani volontari in questa esperienza di attività artistica tornata al centro di dinamiche di cittadinanza. Ma è stato dialogando col David che mi sono convinto che si trattava di una buona decisione, coerente e significativa, molto più legata ai fatti del 1966 di quanto appariva”.
Inutile e quasi banale sarebbe soffermarsi a parlare della storia del David di bronzo di Donatello, una delle opere più famose del quattrocento e sicuramente una di quella maggiormente ammirate dal pubblico, non mettiamo in dubbio che l’opera e l’artista non siano conosciuti, ma il grande e delicatissimo lavoro di restauro con l’utilizzo di nuove tecniche (come ad esempio l’impiego del laser) hanno reso possibile che il bronzo tornasse sul suo piedistallo trasformato nella sua estetica.
Sotto le lampade, microscopi e laser sono passati altri due celebri bronzi tra il 2000 e il 2005, quasi a voler stabilire le tappe di un percorso che avrebbe raggiunto la sua conclusione nel restauro del David, entrambi appartenenti alle collezioni del Bragello: l’Amore-Attis dello stesso Donatello e il David di Andrea del Verrocchio; interventi innovativi che hanno consentito di sperimentare e mettere a punto tecniche nuove ed elabora tedi pulitura dei bronzi, in modo da poter recuperare ogni più piccolo frammento di doratura, persino se sommerso da strati induriti di patinature secolari.
Per quanto riguarda il David però, sono state affrontate problematiche differenti, come in un crescendo di difficoltà, nel caso delle altre due opere infatti si trattava di capolavori che erano stati conservati diversamente visto che entrambi sono stati conservati al riparo delle stanze per tutto il tempo della loro storia.
Del David di Donatello, invece, già prima di affrontare l’intervento, si conoscevano innumerevoli difetti originari: a un esame visivo anche sommario, s’individuavano facilmente sulla sua superficie i tanti tasselli, posti “a freddo” a mascherare mancanze, incassati e limati con cura, ma visibili da vicino come le toppe su un vecchio vestito; e ancora, le crepe sparse un po’ dovunque, ma più numerose sul busto e sulle cosce; e falle di fusione, rimaste come ferite aperte, sia pure a suo tempo certamente dissimulate con stucco o cera, la più vistosa, sulla gola del David, subito sotto il mento.
L’importanza del David, la delicatezza del suo modellato e la presenza di resti delle dorature originali, eseguite con la fragilissima tecnica della “missione”, avevano finora sconsigliato una pulitura approfondita: ma con le nuove metodiche di restauro, come mostrano ad esempio l’oro recuperato soprattutto sui capelli e la qualità anche cromatica della patina originale.
L’impresa ha una sua conclusione in un catalogo, pubblicato da Giunti: il restauro e le novità scientifiche – sia storiche che tecniche – emerse nell’occasione, sono documentate in questo volume, ampiamente illustrato, con i contributi degli studiosi e di tutti gli specialisti che hanno collaborato all’intervento, eseguito presso il Museo Nazionale del Bargello, dal giugno 2007 ad oggi.

 

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