..Idea..macchina che produce arte’ Alla ricerca del sublime contemporaneo
di // pubblicato il 26 Settembre, 2008
C'è ancora spazio per l'esperienza del sublime? È questo ciò che vuole indagare l'esposizione modenese “Il sublime è ora” aperta fino al 6 gennaio 2009 presso la Galleria Civica di Modena. Curato da due “guru” dell'arte contemporanea Marco De Michelis con l'ausilio della direttrice della galleria Angela Vettese, e sponsorizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, l’evento pare per questo avere già importanti requisiti di qualità. Video, film e installazioni sonore ne sono i protagonisti.
In un’epoca in cui l’artifizio è all’ordine del giorno, c’è ancora spazio per quel sentimento di terrore che deriva dall’esperienza di ciò che è immenso, grandioso, e che trascendente il nostro raziocinio? Nell’epoca della plastica abbiamo ancora bisogno dell’ineffabile che ci può essere dato, in fondo, solo da qualcosa che essendo trascendente l’essere umano deriva dalla natura?
La risposta che viene data da molti artisti “metropolitani” contemporanei pare essere positiva.
Lasciando parlare la Vettese “il canone occidentale dell’arte e l’intero nostro contesto culturale hanno, imprevedibilmente rispetto al laicismo ironico di cui sovente si fanno vanto, ancora un grande bisogno di assoluto”.
Il titolo della mostra prende spunto da un articolo scritto nel 1948 da Barnett Newman, a dimostrazione del fatto che la tematica del sublime pare essere all’ordine del giorno già da molto tempo e, probabilmente, si è sempre protratta lungo una linea esile ma solida dal romanticismo ai giorni d’oggi.
La brama di passare il confine, la ricerca, l’impulso verso l’ignoto hanno accumunato tanto i romantici quanto l’uomo odierno che va alla ricerca del suo sublime contemporaneo.
Del resto cos’è il sublime se non, come ci dice felicemente nel 1674 Nicolas Boileau,“lo straordinario e il meraviglioso che irrompe nel discorso..”, uno straordinario che cattura, eleva, ma non può essere descritto perché in tal modo s’imbriglierebbe in una forma chiusa, antitetica rispetto al sublime stesso. È “qualcosa che non può essere provato o dimostrato, ma una meraviglia che colpisce e suscita sentimenti”.
Il desiderio continuo dell’arte contemporanea di distruggere la bellezza che era stata oggetto di ricerca di tutta l’arte europea, trova specchio nella romantica tematica del sublime. Canoni, regole, armoniche proporzioni non possono esistere in qualcosa che di per se è incomprensibile, inesplicabile.

Apre l’esposizione il noto video registrato da Robert Smithson durante la costruzione della sua Spiral Jetty nel 1970. L’intervento (un molo spiraliforme fatto di terra) collocato sulle rive del Grande Lago Salato nello Utah, è di fatto annoverato tra i maggiori esempi della Land Art americana. Nota è la coincidenza d’intenti con la tradizione romantica in quanto, la Land Art come il romanticismo, portano la natura al centro della loro attenzione. È anche questa una ricerca che varca i confini, in questo caso di musei e gallerie, per intervenire sulla natura, oggetto stesso della ricerca, ma non riuscendo a catturarla completamente.
Smithson aveva preso in stretta considerazione il processo entropico che avrebbe mutato l’aspetto della sua opera. Spiral Jetty sarà poi il punto di partenza per il lavoro di altri tre artisti presenti in mostra. Tacita Dean partita nel 1977 non riuscirà a trovarla, in quanto la spirale terrosa viene ricoperta dalle alte maree del lago che, oltre a mutarne l’aspetto, spesso la tengono nascosta. Non riuscendo a farne un video, l’artista ne ha confezionata solo una riproduzione sonora dell’ultima mezzora di ricerca, nella quale essa stessa non è sicura di averla o non averla trovata. 
Deborah Ligorio nel 2004 riesce invece a concludere positivamente la sua ricerca. Al tramonto sulla Spiral Jetty intaccata dalle acque saline, due figure nere immerse in questo mistero ricalcano pienamente gli osservatori silenziosi dei quadri di Friedrich. Anche Cyprien Gaillard nel 1980 vi si interessa e realizza un video nel quale la spirale di Smithson viene animata da una serie di fumogeni bianchi.
La sfida, l’andare oltre i confini sta alla base dell’operazione eseguita da Bas Jan Ader che nel 1975, salpando a bordo di una piccola barca di 4 metri con l’intento di attraversare l’Oceano Atlantico approdando in Europa, non giunse mai a destinazione. Della sua barca venne trovato solo il relitto ed egli incarnò cosi, in qualche modo, il prototipo romantico dell’uomo solo che sfida i confini e che conclude drammaticamente la sua avventura con la morte. Poco prima egli aveva girato il film esposto in mostra I’m Too Sad to Tell You nel quale il pianto straziante dell’artista, il volto solcato dal dolore, rimangono senza spiegazione, è pura rappresentazione di una tristezza inesprimibile.
Davvero curioso il lavoro di Pierre Huyghe che nel 2005 parte alla ricerca di un pinguino albino al Polo Sud in A Journey That Wasn’t. La singolare creatura abita un’isola nemmeno segnata sulle carte geografiche e l’artista, aiutato da una complessa attrezzatura, parte per quest’avventura. Totalmente ignoto è ai suoi occhi l’esito che ne avrà. La ricerca sarà condotta a buon fine e, qualche tempo dopo, verrà riproposta su una pista di ghiaccio artificiale al Central Park, tutto sotto l’occhio attento della telecamera che ci documenta ogni fase.
Medesimo spirito avventuriero si ritrova anche nel film, questa volta finzione, non più scrupolosa documentazione, di John Bock girato 2005 in Islanda e dove egli, nei panni di un esploratore, si avventura nel panorama incontaminato, affrontando rischi e varie avventure che si concluderanno con la sua scomparsa nella tempesta artica.
Chiude materialmente e metaforicamente l’esposizione il video di Guido van der Werve che nel film del 2007 Everything Is Going To Be Alright passeggia sulla banchisa ghiacciata seguito a poca distanza da un’enorme rompighiaccio. Attorno solo il bianco, la quiete sospesa che caratterizza la sua camminata sta alla base di uno strano senso di humour che ne fuoriesce, ma tutto va bene, ce lo dice l’artista. Impossibile non richiamare alla mente “Monaco in riva al mare” di Friedrich.

Usciti dalla Galleria Civica bastano pochi passi per raggiungere la Palazzina dei Giardini dove, fino al 6 gennaio 2009 sarà visibile l’intervento di Katharina Grosse dal titolo “Un altro uomo che ha fatto sgocciolare il suo pennello”. L’artista tedesca allestisce qui la sua prima personale in un museo italiano.

Abbiamo parlato di intervento in quanto non si può parlare né di pura pittura né di sola installazione. L’artista ha agito direttamente sul contenitore architettonico a sua disposizione, plasmandolo, arricchendolo e mettendolo a contatto con caratteristiche antitetiche rispetto a se stesso. La palazzina, costruita nel ‘600 come luogo di delizia e intrattenimento, è caratterizzata da un certo rigore simmetrico che la Grosse va a rompere, perché lontanissimo dal modo asimmetrico con cui si muove la sia pittura. Grandi, anzi enormi, tele disposte sfasate rispetto ai muri sono volutamente al limite rispetto all’altezza del luogo, che già nel nome richiama a un diminutivo (palazzina) quasi per miniaturizzarlo ulteriormente. Gli oggetti, dipinti in un punto poi spostati in un altro, lasciano la propria impronta su muri, pavimenti, porte.. (persino un rotolo di carta igienica ha avuto l’onore di lasciare la sua traccia all’interno del bagno, ugualmente interessato dall’intervento dell’artista). La Grosse dipinge attraverso un compressore e tutto è degno supporto per la sua pittura. Il titolo sottilmente derisorio richiama tutta una lunga tradizione pittorica, in particolare quella del dripping, fatta per lo più da uomini, e lei, donna, usa insolitamente i colori quasi come sparati da un cannone.
“L’idea diventa una macchina che produce arte” (Sol Le Witt)
queste esposizioni modenesi lo mostrano bene.
Didascalie immagini in ordine di pubblicazione:
Robert Smithson
The Spiral Jetty, 1970
Prodotto con | Produced with Bob Fiore, Nancy Holt, Barbara Jarvis
Film 16mm a colori, sonoro | 16mm film, color, sound
32’
© Robert Smithson by SIAE 2008
Courtesy Electronic Art Intermix (EAI), New York
Deborah Ligorio
Donut to Spiral, 2004
Video sonoro | video with sound 7’
Courtesy Francesca Minini, Milano
Bas Jan Ader
I’m too sad to tell you, 1971
Video, film 16mm | Video, 16mm film
3' 21''
Courtesy Bas Jan Ader Estate and Patrick Painter Editions
Guido van der Werve
Nummer Acht: Everything Is Going To Be Alright, Finland 2007
35mm film trasferito su DVD | film 35mm transferred into DVD
10’10’’
Courtesy the artist, Monitor Gallery, Roma, Juliette Jongma, Amsterdam
Pigmentos Para Plantas y Globos, 2008
acrilico su palloni in lattice, terriccio, pareti e pavimento |
acrylic on balloons, soil, walls and floor cm 636 x 727 x 1450
installazione presso | installation at Artium de Álava, Vitoria-Gasteiz
photo Gert Voor in't Holt
courtesy l'artista | the artist
© Katharina Grosse by SIAE 2008