I Medici e le Scienze

di Katty Colzi // pubblicato il 15 Maggio, 2008

Fin dall'inizio del XIV secolo é Firenze la città più attiva in Europa nella diffusione della cultura matematica divenendo successivamente polo per la scienza fortemente segnata dall’autorità di tre grandi della antichità classica: Euclide, Archimede e Tolomeo.
La geometria euclidea fu alla base della tradizione abachistica toscana, in particolare fiorentina, per la diffusione della matematica praticata tra i mercanti, i tecnici e gli artisti, favorendo nelle botteghe lo sviluppo del nuovo linguaggio pittorico fondato sui principi della prospettiva lineare.
Archimede rappresentò, anche nel secolo successivo, il riferimento di generazioni di ingegneri meccanici (Brunelleschi, Taccola, Francesco di Giorgio, Leonardo da Vinci, Galileo), mentre, nel segno di Tolomeo, si assiste alla rinascita di studi astronomici e cartografici culminati dalla scoperta del Nuovo Mondo ai quali contribuirono importanti personalità fiorentine (Paolo dal Pozzo, Toscanelli, Vespucci).

"I Medici e le Scienze. Strumenti e macchine nelle collezioni granducali"   da oggi al prossimo 11 gennaio, nelle sale del Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, in origine quartiere estivo dei Medici, è un piacevole modo per scoprire proprio quelle discipline promosse durante tutto il loro governo. Ed è sulla base di queste consolidate premesse culturali che il percorso espositivo (coadiuvato dalle guide elettroniche di ultimissima generazione che potrete ritirare all'entrata e l'eccellente catalogo edito da Giunti) evidenzia il ruolo basilare delle scienze fisico-matematiche nella Toscana dei Granduchi convinti che tali saperi, e il controllo tecnologico della natura, conferissero solidità e prestigio al potere politico e territoriale.

Ancorato alla tradizione umanistica del Quattrocento, il binomio arti e scienze, prende vita con Cosimo I  l'idea di attribuire agli strumenti matematici un ruolo simbolico nella celebrazione del potere e, all'indomani della guerra di Siena (1554-57, evento militare che portò i Medici a governare su un territorio pari all’attuale Toscana fondando le premesse per la nascita del Granducato) si poté assistere al cambiamento culturale nel modo di concepire la guerra, non più intesa come arte cavalleresca bensì una scienza esatta.
L’impegno del Granduca nel promuovere l’insegnamento delle matematiche favorì, appunto, quel felice binomio suggellato istituzionalmente nelle attività dell’Accademia delle Arti del Disegno.

La fondazione dell’Ordine dei "Cavalieri di Santo Stefano" portò al potenziamento della flotta medicea con conseguente sviluppo degli interessi tecnico-scientifici nel campo della navigazione, della cartografia e degli strumenti nautici.
L’istituzione della carica di “cosmografo granducale”, inizialmente affidata al domenicano Egnazio Danti, consentì inoltre al Granduca di contribuire ai progetti della Chiesa per la riforma del calendario, trasformando la chiesa di Santa Maria Novella in una sorta di osservatorio astronomico e gli strumenti costruiti dal Danti per osservare equinozi e solstizi sono tuttora visibili sulla facciata della chiesa.

Anche se non altrettanto ispirato alle scienze matematiche, ma fortemente attratto dall’alchimia e dalle scienze naturali, Francesco I fece costruire a Palazzo Vecchio una sorta di sacello che tuttora rappresenta il suo più vivido ritratto intellettuale. Infatti, lo “studiolo” raccoglieva opere d’arte, oggetti naturalistici e alcuni dei più significativi prodotti della "Fonderia medicea" dove il Granduca si dilettava alla produzione di oggetti in vetro e ceramica. E' a lui che si deve la fondazione della Galleria degli Uffizi, inizialmente pensata come luogo di raccolta dei capolavori d’arte antichi e moderni, poi divenuta anche il ‘tempio’ delle scienze.

Fino a Cosimo III, i Medici furono quindi protettori e committenti di generazioni di tecnici e scienzati formando e formarono la straordinaria raccolta di strumenti matematici  conservata nel museo di "Storia della Scienza", ora godibile a Palazzo Pitti, espressione del ‘gusto’ di allora  e, come nota Cristina Acidini,Soprintendente per il Patrimonio Artistico, Storico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Firenze ".. questa mostra è uno dei ponti che – non da ora – si gettano a ricollegare, per quanto sensato, per quanto possibile, quell’unità del ricercare e del sapere che lo specialismo di marca positivista fiorito nel Novecento ha infranto, forse non per sempre. Nel segno di questo rivisitato umanesimo, sono infine lieta che la mostra sia anche anticipazione e battistrada delle imminenti manifestazioni dedicate a Galileo Galilei – colui il quale, nei versi del carme Dei sepolcri di Ugo Foscolo che compie quest’anno due secoli, “vide / sotto l’etereo padiglion rotarsi / piú mondi, e il Sole irradïarli immoto” – manifestazioni cui sarà dato ampio spazio e risalto nell’arco del 2009 a Firenze, e in seguito, è da augurarsi, in altri luoghi e paesi".

Per concludere, una riflessione Edoardo Speranza, Presidente dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze che ha sostenuto l'iniziativa: "Lo stato mediceo ingaggiava il mondo degli intellettuali e degli scienziati per farne il proprio ornamento e soprattutto strumento di sviluppo. Sarebbe facile e forse irrituale proporre un confronto tra quell’esperienza e l’attualità, in cui ristrettezza di risorse dedicate e “fuga di cervelli” appaiono i termini ricorrenti di un dibattito fin troppo amplificato. Tuttavia la storia di quel legame antico tra i Medici e le scienze può essere di qualche interesse per la vita scientifica odierna, che tuttavia presenta anche molti aspetti positivi: oggi a Firenze non si conserva o valorizza soltanto la memoria del passato, ma si fa attività di ricerca di alto livello nel solco di una tradizione che, tutto sommato, non si è mai spenta. Il polo scientifico di Sesto Fiorentino, i laboratori di eccellenza del CNR e dell’Università sono altrettanti punti di riferimento, come quelle “stelle medicee” scoperte da Galileo che simboleggiano una volontà di conoscenza e un amore per il sapere che fanno parte del nostro patrimonio genetico".

 

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