Heiner Meyer
di // pubblicato il 10 Novembre, 2008
Alla Galleria del Palazzo Coveri di Firenze la possibilità, soprattutto per i giovani, di un'interessante analisi attraverso i simboli dell'evoluzione: dalla bellezza classica a quella moderna, dalla rappresenzazione del benessere antica a quella attuale in un chiarissimo parallelo di olive e uva della cultura classica alle attuali cioccolate e gelati.
Heiner usa elementi della Pop Art e le metodologie della pubblicità industriale giocando con citazioni e considerazioni della storia dell’arte e le loro tecniche che si trasformano in uno dei maggiori attributi della sua pittura.
Creazioni in olio su tela, ma anche fotografie con gommalacca, acquarello su cartone, gouches, acrilici.
Heiner Meyer nato nel 1953 a Bielefeld, avvalendosi di differenti tecniche e spostando i diversi generi con grande facilità e sicurezza, offre un vasto panorama aristico contaminando la fotografia con pittura, l’astratto al figurativo e, nella pittura come nella scultura, i risultati riscuotono un notevole successo internazionale.
Artista attentissimo all'evolversi del mondo che lo circonda, nel 1970 si sposta fra Londra, Cadaquès e New York, prima di iniziare gli studi artistici nell’Accademia di Belle Arti di Braunschweig.
Fra gli anni Ottanta e Novanta vince importanti borse di studio ed insegna nelle Accademia di Belle Arti di Braunschweig oltre a Bielefeld dove attualmente vive e lavora.
Questa personale in quaranta opere, un percorso attraverso diversi temi e soggetti ancorati all'inconscio collettivo che Meyer contestualizza in modo personale con elementi “in copia” o le figure in un solo quadro che, in uno con tanti temi, creano unioni tra le singole composizioni. 
In una serie di temi mitologici (Marte e Venus, piuttosto che Afrodite e Apollo o Achille e Penthesilea) nel loro silente stare insieme cambiano postura voltandosi verso l’altro osando una dimensione non contemplata nella storia.
I marmi bianchi mostrano alterazioni a causa delle loro ombre giallastre sui visi, che li fanno sembrare come se fossero appena stati esumati.
Tecnicamente differenti e artisticamente riconoscibili, vengono usate stelle hollywoodiane (fotogrammi di Audrey Hepburn, Gina Llollobrigida, Shirley Temple, Humprey Bogart e Marylin Monroe nelle loro più famose) che l’artista interpreta in una dimensione storica completamente diversa. 
Le dimensioni dei sui lavori spaziano da 20x30cm a 150x210cm. sono invece di di piccole dimensioni le sculture, ma, come nel caso di "Sabrina" perfettamente riconoscibile.
Fino al 6 dicembre 2008
Ingresso libero