Gli ori dei cavalieri delle steppe a Trento

di Cinzia Colzi // pubblicato il 06 Giugno, 2007

Fino al 4 novembre, al di Trento, una grande mostra archeologica sui tesori dei popoli nomadi delle steppe dell’Ucraina.Il progetto espositivo rappresenta l’ideale prosecuzione delle prestigiose rassegne “Ori delle Alpi” e “Guerrieri, principi ed eroi fra il Danubio e il Po”, come una sorta di espansione verso Est delle aree tematiche già affrontate in passato dal Museo, grazie alla collaborazione instaurata con istituti museali, di ricerca e specialisti internazionali. La mostra costituisce un ulteriore tassello dell’affascinante ricostruzione dei tratti emblematici delle antiche civiltà europee, lungo il filo conduttore della simbologia del potere e del prestigio, che i cavalieri nomadi delle steppe ostentavano attraverso l’utilizzo dell’oro e di altri materiali preziosi, ma anche nelle grandi sepolture a tumulo (kurgan).Il percorso espositivo si articolerà negli ambienti del Castello dove saranno riuniti circa 400 oggetti provenienti dai più importanti musei archeologici della Repubblica dell’Ucraina, in particolare dalla cosiddetta “Camera d’Oro” nell’Historical Treasures Museum, dell’Archaeological Institute dal National Historical Museum of Ukraine di Kiev, dall’Archaeological Museum di Odessa e dal Museo di Vinitza . Si tratta di pregevoli reperti in oro e in altri materiali preziosi, altamente significativi per la cultura, la storia e l’arte dell’Ucraina, datati all’interno di un arco cronologico compreso fra l’avanzato Neolitico,V-IV millennio a.C., e lo sviluppo del Principato Rus’ di Kiev nei secoli X, XI e XII d.C. In questo quadro, grande risalto e ampio spazio espositivo verrà dato alle testimonianze degli antichi popoli nomadi delle steppe dell’Europa orientale che in misura alterna hanno influenzato il mondo occidentale: i Cimmeri, gli Sciti, i Sarmati, gli Avari, gli Unni, i Goti. Gli oggetti esposti - principalmente splendidi gioielli e armi con destinazione funzionale, ma anche da parata - sono tra i più preziosi e rappresentativi dell’arte dei nomadi delle steppe eurasiatiche, caratterizzata da uno stile del tutto particolare, denominato “animalistico”, in virtù della costante presenza di raffigurazioni di animali, reali e fantastici, riprodotti sia in pose naturali sia in forme stilizzate e schematiche. La mostra intende conferire ampio risalto anche ad altri aspetti della cultura dei nomadi: la vita a stretto contatto con la natura; la costante mobilità, grazie ad un sapiente uso del cavallo nel vasto spazio geografico delle steppe, dove non esistevano confini e costrizioni; la ferocia, la forza e la velocità dell’arte della guerra basata sulla rapina e sull’imboscata improvvisa; e ancora la profonda ammirazione verso le creazioni dei grandi maestri d’arte ellenistici, cui venivano commissionati magnifici pettorali, bracciali, orecchini, diademi, ma anche decorazioni d’oro e d’argento per le spade, le faretre, i cavalli e i carri utilizzati alla ricerca di nuove terre da sfruttare. Grande novità nel panorama espositivo internazionale sarà la presenza, a livello di introduzione storica, di testimonianze relative ai popoli sedentari che hanno preceduto l’affermazione della cultura nomadica. In quest’ambito saranno presentate testimonianze appartenenti alla cultura neolitica e dell’età del rame di Tripolye, manufatti prodotti in argilla, raffiguranti modellini di case - santuari o templi - personaggi maschili e femminili, animali. Si tratta di autentici capolavori di un’arte del tutto sconosciuta al grande pubblico europeo che evidenzia il livello di complessità sociale e artistica raggiunto da queste antiche popolazioni.

 

 

 

SEZIONI MOSTRA Prima sezione: Prima dei nomadi. Il percorso della mostra si apre con una sezione dedicata alle comunità stanziali che hanno preceduto l’affermarsi, fra la fine del II e gli inizi del I millennio a.C., delle popolazioni nomadiche. La mostra riunisce eccezionali modelli di abitazione in argilla con significati rituali che richiamano la vita sedentaria di agricoltori e allevatori. Alla dimensione magico-religiosa di queste culture si riferiscono pure affascinanti statuette antropomorfe femminili in terracotta, alcune delle quali presentano una forte caratterizzazione degli attributi sessuali. Il profondo significato simbolico di queste figure legate al ciclo della fertilità, note in molte aree d’Europa, è argomento di discussione e si interpretano ora come la rappresentazione di divinità (la dea Madre), ora di individui di particolare importanza o di antenate. In mostra è pure presente uno degli esemplari più antichi (IV millennio a.C.) di modello in terracotta di carretto che ha fatto ipotizzare che l’invenzione della ruota vada collocato nelle steppe piuttosto che nel Vicino Oriente. Una selezione di armi e ornamenti in metallo del III-II millennio a.C., segni di esibizione dell’emergere del potere e del prestigio del guerriero che si impongono anche in Occidente, conclude la sezione che accoglie pure una statua stele. Seconda Sezione: L’avvento dei Nomadi. Il mondo dei cavalieri delle steppe è introdotto emblematicamente, in contrasto con i modelli di casa in argilla, da una splendida tenda - una yurta - tipica abitazione “mobile” delle popolazioni nomadi d’epoca antica e moderna. La tenda, risalente al secolo scorso, è abbellita da variopinti elementi d’arredo originali e contiene una sella e finimenti degli ultimi nomadi che vivono di pastorizia transumante negli Altaj. A fianco, uno spettacolare modellino di carro in argilla del I secolo d.C., proveniente dalle coste settentrionali del Mar Nero, rappresenta una concreta testimonianza dell’uso dei carri come “abitazioni mobili” da parte delle popolazioni delle steppe: “Non hanno fondato città e mura, ma si portano appresso la casa e son tutti arcieri a cavallo” (Erodoto). Gli affascinanti paesaggi naturali degli sterminati territori delle steppe sono evocati dalle foto di Giorgio Salomon che ha anche realizzato un filmato di “ambientazione”, presentato al Filmfestival internazionale della Montagna, Espolorazione e Avventura di Trento. Terza sezione: Mito e natura: l’arte delle steppe Il territorio dei nomadi è una fascia di erba senza confini, dove l’occhio acuto del nomade può notare tutto quello che si muove: cavalli e cervi che brucano in branchi, felini in agguato, rapaci pronti a piombare sulla preda e piccoli fiori dai pallidi colori che sembrano inermi di fronte ai freddi venti settentrionali. Le forme della natura, di piante e animali delle steppe, si traducono in un’arte significativamente definita “animalistica”, caratterizzata da figure zoomorfe nelle quali tratti naturalistici tendono a fondersi con stilizzazioni allusive, come testimoniano i preziosi oggetti esposti in mostra: placche in oro con rappresentazioni di grifoni, felini e cervi, destinati a decorare gli abiti dei personaggi di rango. Fra le testimonianze più preziose, alcune delle quali mostrano chiari influssi dell’arte greca e orientale, spiccano un cinghiale su di un fodero di spada, un delfino in oro e cristallo di rocca e un pesce posto a ornare la bardatura di un cavallo regale. Favolosa la coppa rituale, rinvenuta nel Tumulo di Ol’ gino, interamente d’oro, decorata ad altorilievo da sei teste di cavallo la cui disposizione circolare sembra suggerire la ciclicità delle stagioni e del tempo della natura. Quarta sezione: La “piramide” delle steppe: il kurgan – la tomba di principi e re A gloria perenne dei principi, i tumuli funerari si innalzano come “un filo di perle” lungo il mare d’erba delle steppe; punti fissi di riferimento geografico e custodi dei valori culturali, sociali e sacrali delle comunità nomadiche. I sovrani defunti trasportati su carro ricevevano l’omaggio delle comunità circostanti e in casi eccezionali erano accompagnati nell’al di là da consorte, servi, sudditi e cavalli sacrificati. La sezione, costituita dalla ricostruzione di un kurgan, consente al visitatore di accedere all’interno di una camera funeraria dove è riproposto il sontuoso abbigliamento di una principessa, secondo quanto emerso con gli scavi condotti a Tolstaja Mogila, uno dei più ricchi tumuli funerari degli Sciti lungo il corso del Dnepr. Da questo imponente monumento funebre provengono gli ornamenti originali in oro di un copricapo femminile che, unitamente ad altri maschili, sottolineano il valore altamente simbolico dell’abbigliamento. Quinta sezione: Le principesse Le principesse delle steppe anche dopo la morte esibivano il loro potere e prestigio attraverso straordinari corredi di gioielli, prodotti dai migliori maestri orafi delle steppe pontiche: girocolli, diademi, orecchini, anelli, bracciali e decine di placchette in oro cucite su mantelli e vesti, alti copricapo e calzature. Se fra il VI-III secolo a.C. prevalgono monili prettamente d’oro con raffinate raffigurazioni zoomorfe, nei secoli successivi si impone la moda di gioielli che associano l’oro a pietre semipreziose, come la corniola, il turchese, il granato e il cristallo di rocca, e le paste vitree policrome e variegate. Preziosi orecchini ed elaborati pendenti manifestano un gusto dell’ornamento comune a molti popoli ma che ha, presso i nomadi, un carattere particolarmente fastoso. Fra gli splendidi ornamenti presentati per la prima volta in Italia, figura una collana in oro e paste vitree policrome con un pendente a forma di farfalla, un motivo figurativo di derivazione mediterranea. Sesta sezione: I principi Splendidi principi e allo stesso tempo feroci guerrieri - abili arcieri a cavallo - guidavano i popoli delle steppe. Le loro armi e gioielli, simboli di potere e prestigio carichi di valenze simboliche, rappresentano il filo conduttore della sezione dove si ammirano rilucenti spade in ferro rivestite d’oro, una faretra per arco e frecce magistralmente sbalzata e cesellata in oro secondo l’arte greca, elmi ed elementi di cintura riccamente decorati. Un probabile scettro in oro, un sigillo in pietra per sancire transazioni economiche e diverse monete d’oro sono espressioni della supremazia dei principi nomadi di diverse popolazioni che in rapida successione hanno dominato le steppe: Sciti, Sarmati, Goti, Unni, Avari, Khazari, Peceneghi e Polovzi. Settima sezione: I cavalieri delle steppe La grande abilità e velocità delle offensive a cavallo, era il proverbiale punto di forza dei nomadi delle steppe, tanto che il modello degli innovativi morsi di cavallo detti di tipo cimmerio, risalenti all’VIII-VII secolo a.C., per l’efficacia nella guida dei destrieri, conobbe una larga diffusione in Europa. In epoca tardoantica cavalieri Sarmati furono reclutati dall’esercito imperiale di Roma che ne riconobbe le capacità belliche sfruttandole a proprio vantaggio. Nella sezione sono esposti morsi di cavallo, elementi di bardatura in oro e argento finemente decorate secondo il patrimonio mitologico nomadico e greco classico. La figura del cavaliere è evocata da statuette votive in terracotta dei primi secoli d.C. e da una placchetta decorativa – il logo della mostra – di un originale principe slavo del VII secolo d.C., cui si affiancavano due grifoni. Ottava sezione: Contatti e scambi, fra Oriente e Occidente. I fasti e la raffinatezza della vita aristocratica condotta da principi e cavalieri delle steppe - in contrasto con lo stereotipo di un’esistenza solo selvaggia all’insegna di guerra e dei patti di sangue tramandati dalle fonti scritte - è testimoniata da preziosi oggetti provenienti dal mondo mediterraneo e orientale. Ceramica greca di accurata fattura e corni potori decorati da rivestimenti figurati in oro, impiegati nei banchetti di corte, ci consegnano l’immagine di una società incline alla convivialità e al divertimento, ispirata a modelli del mondo greco. Ippocrate, smentendo l’immagine di fieri cavalieri, narra curiosamente come i nomadi fossero grassi, pigri e sempre di buon umore e approfittassero nel miglior modo di ogni istante, bevendo vino, brindando alla fraternità da un solo vaso, indulgendo al canto e alla danza con accompagnamenti di tamburi e di strumenti a corda simili a liuti. Nona sezione: Il mondo sacro Al mondo dei cavalieri delle steppe si riferiscono numerose testimonianze che indicano quanto fossero importanti credenze religiose e culti, esemplificati in mostra da una serie di manufatti con valenze simboliche e cerimoniali, spesso di difficile decifrazione. E’ noto come la sapiente arte di ispirati sciamani permetteva all’uomo comune di travalicare i confini della realtà quotidiana e di raggiungere nella dimensione soprannaturale un connubio con le forze della natura che governavano i cicli della vita. Specchi in bronzo con manico figurato zoomorfo, vasi in legno e argilla decorati con figure di animali, coppe rituali d’oro sono tra gli oggetti impiegati in pratiche magiche e religiose, come pure l’elaborato coronamento d’asta con la raffigurazione di una divinità scitica di nome Papai. Altri preziosi manufatti presenti in questa sezione evidenziano invece la diffusione della dottrina cristiana nel mondo orientale delle steppe, quando si affermò il Principato Rus di Kiev che riuscì in parte ad arginare la mobilità dei nomadi.
 

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