Giovanni Paszkowski: L’ora sospesa
di // pubblicato il 17 Febbraio, 2007
Con la mostra L'ora sospesa, di Giovanni Paszkowski, si conclude il ciclo, di esposizioni nella cripta del Museo Marino Marini, dal titolo "Controcampo" il cui itinerario, dedicato ad artisti fiorentini e toscani, ha proposto esempi di arte formalmente indirizzata al primato del disegno e a una lirica meditazione con affondi naturalistici sospesi fra materia e simboli che approda, fino al prossimo 11 novembre, alle silenti prospettive di una moderna città ideale, entro la quale il museo è oggetto e insieme movente di sguardi e pensieri che Paszkowski ?utilizza, quale tramite personale dialogo con i maestri, spesso scultori, prediletti dalla sua ispirazione. Come rileva Carlo Sisi ?? Marino Marini ha posizione eminente e il museo di San Pancrazio è incluso nella geografia artistica e sentimentale dell?artista che, permeato di esperienze e passioni americane, si muove negli scenari urbani fra i temi dell?estraneità e il ?piacere estetico di vedere?, senza che questa impercettibile oscillazione venga a minare l?organicità poetica della sua pittura. Anzi l?incerto discrimine, analizzato da Antonio Natali nel saggio che introduce il catalogo, è in fondo penosa metafora dell?aspirazione contemporanea a ricercare nella confusa compagine delle città la ?sezione aurea?, il nucleo purificato delle incrostazioni volgari, l?identità insomma della nostra casa comune e quindi del nostro consistere nella storia?. ?
Riassume le componenti di un dibattito attuale, molto acceso attorno al progredire inarrestabile del degrado e, come continua Sisi: ?..esigente nei confronti della concezione di spazi espositivi destinati più ?all?avventura dello sguardo? che non alla venerazione del capolavoro. In questo senso la pittura di Paszkowski è limpido teorema d?una condizione esistenziale in cerca di identità, anche se l?ordinata composizione degli spazi non riesce a nascondere il ?tempo sospeso? e la ?malinconia dell?ora??.
Paszkowski non gradisce si faccia riferimento alla diretta parentela con Giovanni Papini, come chi ha in famiglia personalità di spessore artistico tale da generare il sospetto che la propria opera possa essere, in qualche modo, oscurata o paragonata. Però, come considerare ininfluente essere cresciuto in una casa frequentata, per fare qualche nome, da Soffici, Carrà, Rosai, Conti, Messina, Prezzolini, Cicognani, Bargellini, Spadolini? e Antonio Natali nell?introduzione alla mostra aggiunge: ??né sarà stato di scarso peso l?esercizio creativo per le copertine dei libri che Enrico Vallecchi pubblicava a Papini, e che il nonno, lungimirante, affidava alle cure inventive d?un nipote che si mostrava di precoce sensibilità. E poi le discussioni con lui. Il confronto coi grafici di mestiere. I commenti degli uomini di cultura, ch?erano amici di famiglia. E in quegl?incontri si sarà forgiato il gusto. E non sarà mancato chi gli abbia additato modelli eleganti e aggiornati; chi l?abbia spinto alla spregiudicatezza; chi gli abbia fatto notare la nobiltà della linea classica ovvero la solidità della tradizione. Nel 1948, quando aveva solo quattordici anni, Papini lo mette alla prova chiedendogli la copertina di ?Passato remoto??.
Gli stati d?animo, il suo approccio alla natura e alla vita sembrano immutati come se il tempo di Paszkowski si fosse fermato agli anni belli della giovinezza conservando il candore e lo sguardo sbalordito sugli eventi. E ancora Antonio Natali: ?La sua visione s?è come fissata ? si potrebbe dire ? in un?assolata istantanea. E? l?espressione di cui Giovanni si vale per tradurla in forma è una sintesi delle esperienze culturali da lui vissute; perché Giovanni? ? se n?è ragionato ora ? non ha materialmente praticato le vie che si sono viste battute dagli altri artisti di ?Controcampo?; non ha sperimentato il transito difficile della tradizione alla rottura dell?informale; non ha recuperato la figurazione veridica fruendo del cuscinetto della pop art; e non è, infine, dopo quest?ultimo lavoro, tornato alle origini. Tutte queste fasi le ha vissute solo sul piano concettuale, coltivandole come esperienze intellettuali, traducendole, tutt?al più nell?eloquio (esso pure artistico) della grafica pubblicitaria. E? come se di quei linguaggi avesse sperimentato soltanto la dimensione ideologica, talora condividendone gli assunti, talora invece marcando la propria diversità. Di sicuro, trascorrendo la sua produzione, si potrà dire che non gli saranno rimasti estranei; perché in ogni sua opera riesce agevole costatare i riverberi dei pensieri da lui elaborati sulle scelte formali d?artefici grandi, operosi fuori dei confini nazionali?.
?E vieppiù riuscirà agevole sincerarsi di quei suoi interessi quando ci si soffermi sulla figurazione che proprio in questa rassegna al Marini viene pubblicata. Qui per la prima volta si vedrà un nucleo di tele in cui Giovanni affronta il rapporto con l?uomo e l?opera d?arte. Negli ultimi tempi la figura umana aveva preso ad abitare, nei suoi quadri, le sale dei musei. Rari ? ma, più spesso, solitari ? visitatori sostano davanti a tele che, in quieta pausata sequenza, campeggiano sulle pareti bianche d?ambienti espositivi progettati con intenti razionalistici. Talora è proprio il museo a essere protagonista: capita nella tela dove una donna, affondata nel silenzio d?una fila di stanze vuote, se ne sta seduta, con una guida in mano, a fissare un quadro a noi celato; in un?atmosfera che rammenta l?aura ? appunto ? sospesa d?interni danesi dell?Ottocento...?.
E sempre Natali conclude: ?? oggi Giovanni illustra la relazione diretta fra l?uomo e l?opera. Il contesto, il museo, si perdono. L?uomo osserva l?opera e al suo cospetto è solo. Benché la gestualità sia raggelata, dovrebbe pur sempre essere lui a esprimere il senso dell?esistenza. E invece è statica e muta presenza delle sculture a render vitale e perfino dinamica la scena. Perché sono le opere, col loro autonomo linguaggio, coi sentimenti che del loro artefice trattengono, con le trame di affetti che l?hanno generate, coi segreti che sembrano e chiedon d?essere interpretati, gli attori principali?.
(pubblicato Terra di Toscana settembre 2006 e riportato sul blog in data odierna)