Giovanni Bellini

di Amici in Visita // pubblicato il 04 Novembre, 2008

di Elisa Mazzagardi

Penso non ci sia occasione migliore di questa per una piccola riflessione sulla natura di una Mostra d’arte.

Essa è un salto nel tempo, dove la ricostruzione oggettiva di un evento non sa svincolarsi dalla passione che spinge l’individuo che la compie, e tutto si evolve, si schiude, si rende concreto in essa.

Una mostra non deve essere ima pubblicità, né risvolto economico, ma occasione di studio, straordinaria opportunità di espressione del proprio pensiero che inevitabilmente supera quello degli altri nel suo legarsi senza dialettica ai soli fatti concreti.

Questa è una vera mostra, è il fascino di una ricostruzione possibile ed oggettiva della storia.

Non può non appassionare nemmeno il più cinico individuo, nemmeno chi non si sa lasciar coinvolgere nella poesia dell’arte, ma anzi cattura chi sa leggere e comprendere. Spiega alla casalinga, all’impiegato all’ingegnere come la storia dell’arte sia a portata di chi sa indagare, e non solo di chi sa aprire il cuore ed esclamare “che bello!”.

E ora vengo al dunque, vengo alla più straordinaria mostra che l’Italia, per quanto i crisi, saprà capire.

La mostra di Giovanni Bellini alle scuderie del Quirinale curata da Mauro Lucco e Giovanni Villa.

La premessa era d’obbligo per poter giungere a comprendere come questa mostra sia un’occasione di approfondimento e soprattutto di chiarimento di quello che è il ruolo del grandissimo pittore veneziano, nell’economia della storia dell’arte della seconda metà del Quattrocento.

Risulterà magari ostico, in un primo momento, il principio primo di questa mostra, volto a ricostruire un’autonomia crescente al “Giambellino” rispetto ai grandi nomi del tempo, poiché è indiscutibile che anche all’appassionato in fasce il solo pensiero del nome riecheggi entusiasmo e poesia di colore. 



Eppure l’illustre opinione di Roberto Longhi, considerato il più grande storico dell’arte italiana, ha avuto per una volta il demerito di limitare la parabola artistica del nostro pittore entro un susseguirsi di influenze esterne, prima paterne, definite persin gotiche, poi mantegnesche, poi antonelliane e infine giorgionesche.

A porre le basi della trattazione storica una riflessione cronologica relativa alla data di nascita.

Da Fiocco a Longhi sulla base di ricostruzioni stilistiche “anti-mantegnesche” l’anticipazione della data di nascita di Giovanni al 1425 consentiva di inserire Mantegna (nato nel 1431) nell’orbita del Bellini e non viceversa, inserendo la nascita dell’illegittimo figlio di Jacopo, in anticipo sul suo matrimonio con Anna Rinversi da cui sarebbero nati poi Nicolosia (futura moglie del Mantegna) Nicolò e Gentile.

Ma così non potevano quadrare i lemmi del problema, non ci si può aspettare un successo così tardo né, tanto meno, il suo comparire nel ritratto della famiglia Bellini come il più giovane, né, ancora, esser chiamato Giovanni e non Nicolò come prescriveva la tradizione del passaggio del nome del nonno paterno al primogenito.

Insomma più plausibile la data di nascita successiva al 1432 e più probabilmente intorno al 1440 ultimo figlio fuori dal matrimonio e già indipendente ad un’età precoce seppur riconosciuto dal padre.

Accettando la fine degli anni Trenta per la nascita, assume diversa connotazione anche tutto l’apprendistato fatto da Giovanni sul Mantegna padovano, e al contempo pur svincolato da questo nome così ingombrante, perché fatto in assenza del cognato già trasferitasi presso i Gonzaga a Mantova e quindi solo sulle sue opere.

Dalle forme di Donatello alla forza straordinaria del Mantegna, Giovanni Bellini riesce ad assorbire il minimo per nutrire il suo intelletto avido fatto di vita vera, le figure vengono riplasmate via via sotto l’influsso di una Fede religiosa composta e vivificata. Le immagini sacre si fanno di carne e popolano i paesaggi veri, luoghi modificati dalla mano dell’Uomo che è Gloria di Dio. 



Ad affascinarlo e a nutrire la sua curiosità: le prime opere fiamminghe che circolano in Italia, queste gli svelano il fascino di un mondo analizzato al microscopio, il fascino di una pedissequa definizione del mondo reale e della luce soprannaturale.

Così ogni aspetto della sua vita artistica non sa fare a meno dell’entusiasmo della resa botanica del dettaglio ed del Vero Naturale, un entusiasmo vissuto da un uomo cresciuto nel mondo di roccia e onde di Venezia, immaginifico e precursore. Del resto di lì a pochi anni, e già se ne sentono le idee circolare, proprio in quella città si concretizzerà l’Arcadia di Jacopo Sannazaro e l’idea di una Natura come mondo di sogno ed evasione.

Tutto il creato è riflesso dell’Opera di Dio e perciò ambisce alla sacralità della scena Santa e come cassa di risonanza riverbera l’emozione nella scena. 



Così nella Pala Pesaro non ci interesserà riconoscere il castello di Gradara né voler vedere nella composta poesia della scena ritmata e silenziosa altro che non il meraviglioso cannocchiale prospettico dato dal quadro nel quadro, né tantomeno voler a tutti i costi individuare un debito difficile nei confronti di Piero della Francesca, ma rimarremo attoniti di fronte al riverbero del marmo color avorio del trono, o alla sofferenza del Cristo Morto nella cimasa. 



Il tono macabro dell’arte nordica non lo ha toccato, composto e dolente, suggerisce il dolore del corpo che, pur esanime e pur sostenuto, si sorregge ancora.

Come dice Lucco: è l’arte di un uomo tranquillo, che sa meditare, che non si stanca mai sulle sue idee ma che evolve incessantemente, e sa arricchire chi lo guarda chi lo ascolta.

“Giovanni parla ancor oggi la lingua dei sentimenti umani” 



E’ questa l’Arte di Giovanni Bellini, resa nobile dalle date precoci in cui è nata, dalla luce magica che solo un veneto può ideare, dalla straordinarietà del giorno comune, dalle nuvole che corrono spazzate dal vento d’autunno, dal silenzio che ci impone al cospetto del dolore.


Giovanni Bellini
Roma, Scuderie del Quirinale
Fino all'11 gennaio 2009


Didascalie immagini in ordine di pubblicazione: 
- Cristo morto sorretto da quattro angeli,
  tempera su tavola trasportata su tela e applicata su supporto rigido
  Rimini Musei Comunali
- Crocefissione con Cimitero Ebraico (già Niccolini di Cumigliano),
  Prato Cariprato - Cassa di Risparmio di Prato S.p.A.,
  Gruppo Banca Popolare di Vicenza
- Incoronazione della Vergine (Pala Pesaro) part.
  Tempera e olio su tavola
  Pesaro Musei Civici
- Pala Pesaro part
  Tempera e olio su tavola
  Pesaro Musei Civici
- Allegoria Sacra
  Firenze Uffizi

 

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