Gioielli contemporanei al Museo degli Argenti

di Cinzia Colzi // pubblicato il 19 Aprile, 2007

Nasce nel Museo degli Argenti di Palazzo Pitti una?galleria dedicata ai gioielli contemporanei d?autore.
Il Museo, al piano terreno, a sinistra, entrando a Palazzo Pitti, occupa gli ambienti dell'Appartamento d'Estate del Granduca Ferdinando II dei Medici, splendidamente decorati con affreschi del Seicento dov?è conservato, intatto, il Tesoro dei Medici, dai vasi in pietre dure di Lorenzo il Magnifico, ai cammei e intagli di Cosimo I, dai cristalli di rocca di Francesco I alle ambre di Maria Maddalena d'Austria e ai vasi in avorio di Mattias de' Medici e la collezione di gioielli di Anna Maria Luisa (si è da poco conclusa la straordinaria mostra di cui vi ho riferito in dicembre e seguenti). Al mezzanino del museo?il Tesoro di Salisburgo, composto da argenti sacri e profani dei secoli XVI, XVII e XVIII da cui deriva il nome stesso e, nella Sala delle Donazioni, è esposta la collezione di gioielli dal Settecento al Novecento, ma accanto alle più splendide gemme del tesoro dei granduchi, alla sterminata raccolta di preziosissimi monili, brillanti, ori, smalti e galanti rarità giunta incredibilmente fino a noi grazie, appunto all?Elettrice Palatina, da oggi anche?l?inedita Schatzkammer contemporanea, tanto inestimabile quanto unica, un nuovo elegante allestimento progettato dagli architetti Antonio Fara e Mauro Linari e realizzato dai laboratori Opera grazie.
?E? la sede ideale per questi piccoli capolavori al confine tra molte arti e abilità tecniche, ispiratori di leggende, oggetti del desiderio?, ha detto il soprintendente per il Polo Museale, Cristina Acidini, presentando alla stampa la nuova galleria, insieme al presidente dell?Ente Cassa Edoardo Speranza ?Firenze deve acquisire piena coscienza della presenza viva di questi beni culturali unici e tipici?.
Oltre cento pezzi unici firmati da 53 orafi e artisti internazionali (alcuni nomi: Buccellati, Torrini, Bini, Giò Pomodoro, Cavalli, Finotti, Sofia Vari, Bueno) costituiscono il nucleo delle donazioni più recenti con le collezioni già acquisite in questi anni (Barocchi, Bergonzi, Tesei Manganotti) prende così vita un concerto fiabesco di cinquecento opere, che spazia dal ?600 ai giorni nostri, in perfetta simmetria e continuità con l?eredità medicea, massima raccolta di preziosità in Europa.
Il percorso del Novecento inizia con un Diadema in stile ghirlanda (collezione Barocchi) tipico della maison Cartier databile 1900. E sempre Cartier, in platino e di gusto decò, è uno dei primi orologi da polso, invenzione che avrebbe presto soppiantato quelli da taschino. Di Mario Buccellati è invece una fantastica spilla lavorata a tulle e tempestata di brillanti che risale al 1926. Folta, inevitabilmente, la rappresentanza di autori fiorentini, sia per l?alto rango della tradizione orafa locale che per la contiguità con il Museo. Con Bini e Torrini ecco dunque, per citarne alcuni, Armando Piccini, primo premio alla Biennale di Venezia del 1936, Alessandro Poli, Ada Daverio, Stefano Alinari, Orlando Orlandini, Gualtieri Nativi. Al gruppone toscano si affiancano il torinese Bruno Martinazzi, i romani Enrico Pinto e Fausto Maria Franchi, la bella scuola veneta dei Mario Pinton, Alberto Zorzi, Angelo Rinaldi, Maria Rosa Franzin, i marchigiani Claudio Mariani e Giorgio Facchini. Le loro opere si chiamano Corona solare, Rara vegetazione, Blob ring, Ondina infinita, Deinos. E i materiali virano dai più preziosi agli umili, simboli di epoche, ispirazioni e stili diversissimi, ma uniti da un pensiero elementare. Scrive il già soprintendente Antonio Paolucci nel catalogo edito da Sillabe: ?Supremo artificio della bellezza, del rango, del censo?il gioiello è una categoria eterna, non solo dell?arte, ma della condizione umana. Sempre si sono fatti gioielli, sempre se ne faranno e di bellissimi?finché ci saranno uomini e donne sotto il cielo?.

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A far da cornice all?evento, è stato presentato anche il nuovo allestimento realizzato per la collezione di porcellane cinesi e giapponesi, una delle più importanti in Europa con i suoi mille pezzi per lo più di provenienza medicea, ed è esposta in una sala al piano terra, attigua alle sale di rappresentanza. L?allestimento accoglie adesso anche una nuova acquisizione, la raccolta di antiche porcellane orientali e maioliche europee donata dai milanesi Michelangela e Giuseppe Scalabrino, ben 127 pezzi del XVII e XVIII secolo, tutti di grande qualità (entrambi i cataloghi?editi da?Sillabe).

 

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