Gianni Berengo Gardin

di Cinzia Colzi // pubblicato il 17 Febbraio, 2007

Anche lo scorso anno, nel periodo di carnevale, ebbi a suggerirvi la Versilia e, come allora, la passione senza mediazione per la fotografia, un’arte ignorata e trascurata in Italia, forse perché obbliga a fermarsi e pensare, e allora… ancora una volta… il proseguimento fino a Seravezza dove, la terza edizione di Seravezza Fotografia" ospita, al Castello Mediceo, fino al 5 marzo, la mostra di Gianni Berengo Gardin.
Questa rubrica vuole solo essere uno spunto per chi, amando la Nostra terra, Terra di Toscana, ogni mese, coglie occasioni artistiche per scoprirla un pezzettino in più. Personalmente vivo questo peregrinare non come lavoro, ma gioia e pausa di bellezza serenatrice. L’incontro con Gianni Berengo Gardin è stato, oltre a una straordinaria chiave di lettura delle 150 opere in bianco e nero esposte, la constatazione di come, uno dei pilastri della fotografia del ventesimo secolo, sia uomo semplice che ama le cose che fa e come le fa.
Un genio tranquillo capace di regalarci cinquanta anni di fotografia, con l'umiltà e la passione dell’artigiano (come si definisce con orgoglio) caratterizzata da un intenso umanesimo venato d'ironia, il rispetto di fronte alla realtà e lontano da interpretazioni troppo violente.
Un artista, uno dei più originali cronisti contemporanei poiché sono proprio gli archivi, tipo quello del Maestro (oltre un milione e duecentocinquatamila negativi), a garantire l’immagine della storia dove, dopo l’avvento del digitale, quanto vediamo, bello o anche straordinario, può non essere vero.
"La fotografia è la mia benzina, è quello che mi dà l'energia e la forza di muovermi e vivere ogni giorno" .
Nato il 10 Ottobre 1930 a Santa Margherita Ligure, vive da tempo a Milano dopo aver vissuto in Svizzera, a Roma, Parigi e Venezia. Inizia a occuparsi di fotografia nel 1954 e già in quell’anno pubblica le prime fotografie di reportage suIl Mondo di Mario Pannunzio, con cui collabora fino al 1965. Dal 1962 si dedica professionalmente alla fotografia collaborando con le principali testate della stampa italiana ed estera. Nel 1972, la rivistaModern Photography lo annovera tra i "32 World's Top Photographers". Nel 1975 Cecil Beaton lo inserisce nel libro "The magic image. The genius of photography from 1939 to the present day". Nel 1975 Bill Brandt lo seleziona per la mostra "Twentieth Century Landscape photographs" al Victoria and Albert Museum di Londra. E.H. Gombrich lo cita come unico fotografo nel libro "The image and the Eye" (Oxford 1982).
Nel 2005 Parigi lo celebra con una grande mostra alla Maison Européenne de la Photographie.
Ad oggi ha pubblicato oltre 200 volumi fotografici (di cui solo due con foto a colori) e realizzato oltre settanta mostre personali in tutto il mondo.
Le sue immagini sono inserite nelle collezioni di numerosi e autorevoli musei e fondazioni culturali, tra cui il Museum of Modern Art di New York e la Bibliotheque Nationale di Parigi.

Ma torniamo a Seravezza dove i visitatori possono avere un quadro d’insieme dell’opera di Gianni Berengo Gardin negli undici percorsi tematici in cui è suddivisa la mostra: Venezia, Lavoro quotidiano, Donne, Parigi, Empatia, Contro, Paesaggi con figure, Cerimonia, Milano, Sottigliezze, Vita di Provincia. Ci sono i reportage dedicati alla città della sua famiglia da dove è partito per diventare fotografo, a Milano, dove vive da tanti anni, e c’è la Parigi degli anni '50, luogo “dell'acculturazione fotografica”, ma ci sono anche i celebri lavori di denuncia: i manicomi, la protesta del '68 e gli zingari. E ancora: i lunghi reportage sul lavoro, la quotidianità, le donne, la provincia italiana, e le tante "sottigliezze" che il suo obiettivo ha saputo cogliere, con tutta la possibile empatia, l'estrema sensibilità, la grandezza formale, l'attenzione costante verso la realtà e le persone, che non smettono di interessarlo e di incuriosirlo. Una sezione è dedicata ai "paesaggi con figure" il tema forse più noto di Berengo.
In conferenza stampa, il Maestro ci ha raccontato una sua esperienza di membro di giuria, la scorsa estate, proprio in Toscana, quando non fu possibile proclamare i vincitori della mostra fotografica perché, nonostante il regolamento ne facesse espresso divieto, le foto in concorso erano “taroccate”.. rielaborate con i moderni mezzi di alta tecnologia!
Quest’ultimo spunto di riflessione, riterrei, di grande significato, per il corollario di iniziative parallele alla mostra di Berengo. Infatti, in collaborazione con il Circolo Fotografico L'Altissimo, troverete a Serravezza altre tredici esposizioni dedicate a fotografi emergenti e il “Primo Portfolio al Mediceo”, manifestazione non competitiva dedicata alla lettura di portfolio fotografici, organizzata in collaborazione con la Federazione italiana Associazioni Fotografiche. Gli autori avranno la possibilità di presentare collezioni di foto singole, non necessariamente legate a un tema, e le opere saranno sottoposte alla valutazione di una commissione di esperti fotografi. E ancora, per il secondo anno consecutivo, “Seravezza Fotografia” organizza il corso di tecnica fotografica in bianco e nero, tenuto da Giovanni Umicini. Infine, sono previsti tutti i lunedì di febbraio una serie di incontri dedicati alla storia, all'evoluzione e ad altri aspetti rilevanti della fotografia mondiale.
Concludo utilizzando le parole dell’Assessora alla Cultura Danila Giovannetti “Seravezza Fotografia intende diventare un punto di riferimento per tutti coloro che amano questo tipo di arte così tanto contemporanea ma ancora non pienamente valorizzata, per la sua capacità di cogliere i sentimenti del mondo”.

(pubblicato Terra di Toscana gennaio 2006 e riportato sul blog in data odierna)

 

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