Gian Gastone

di Elena Pratesi // pubblicato il 20 Luglio, 2008

Il Museo delle Cappelle Medicee ospita fino al 2 novembre una particolare e ricercata mostra su Gian Gastone, Testimonianze e scoperte sull’ultimo Granduca De’ Medici.
 Fra il 24 e il 25 maggio 1671 era nato il terzo figlio di Cosimo III de’ Medici, colui al quale il fato legò le sorti di una dinastia, che con lui si estinse.

Il caso ha voluto che il 25 maggio 2004 si sia dato avvio al Progetto Medici: una ricerca paleopatologica, storica e storico artistica sui resti dei componenti il ramo granducale della famiglia Medici, studio proposto già nel 2003 da Gino Fornaciari e approvato dall’allora direttrice Licia Bertani e dall’allora soprintendente Antonio Paolucci.

La piccola mostra, dedicata all’ultimo discendente de’ Medici, vede luce intorno all’anniversario della sua morte, avvenuta il 9 luglio 1737, ma solennemente celebrata in San Lorenzo il 14 luglio dello stesso anno.

Con Gian Gastone finisce una dinastia, da Gian Gastone inizia una serie di pubblicazioni di argomento mediceo curate dalla Soprintendenza volte a rendere noti i dati scientifici, storici e storico artistici che via via emergono dagli studi compiuti per il Progetto Medici.

L’occasione, dettata dal ritrovamento della sua sepoltura durante i lavori del Progetto Medici e dagli studi derivanti, porta a leggere diversamente la figura di Gian Gastone. La sua personalità appare oggi fortemente contrassegnata da una grande malinconia, una tristezza profonda che inclinava, fin da bambino, verso la depressione.

Il “tesoro” recuperato dopo un lungo restauro rende queste mostra ancora piu’ interessante: al centro della Cappella, entro una vetrina ottocentesca ottagonale, restaurata per l’occasione, trovano posto le magnifiche medaglie d’oro di Luis Siries, la corona Granducale, la lastra dedicatoria… e quanto altro legato all’ultimo atto dei Medici e al “magnifico funerale”, voluto dal nuovo granduca Francesco Stefano di Lorena, allestito, secondo le indicazioni di Anna Maria Luisa de’ Medici, in San Lorenzo il 9 ottobre 1737, con il progetto scenografico e teatrale di Ferdinando Ruggieri. Si tratta dell’ultimo atto della storia medicea, concepito nella tradizione delle celebrazioni pubbliche (matrimoni, nascite, funerali) fin dagli inizi del Granducato nella seconda metà del Cinquecento.

La mostra si compone di una selezione iconografica sulla figura dell’ultimo Granduca, raffigurato nelle varie fasi della sua vita, una raccolta di documenti e manoscritti che testimoniano l’attività politica del Principe: lettere autografe, libri, pergamene e documenti che disciplinavano la vita pubblica e privata della Toscana per terminare con la Relazione dell’ultima malattia morte e sepoltura, di Gian Gastone, edita nel 1737.

Presentate immagini poco note o inedite a testimonianza della sua complessa personalità e del suo ruolo di ultimo conduttore di un potere che con lui si estingueva.

I gravi danni inflitti al corpo del Granduca dalla furia delle acque dell’Arno nel 1966 hanno portato a un rallentamento delle ricerche mediche, per necessariamente privilegiare gli aspetti conservativi.

Sotto la Soprintendenza di Cristina Acidini, con i finanziamenti già destinati al Progetto Medici da Antonio Paolucci oggi siamo in grado di presentare al pubblico i primi risultati raggiunti:

La camera sotterranea, ove il Granduca era stato collocato assieme a otto piccoli di casa Medici, è stata completamente risanata, imbiancata, dotata di illuminazione e di un sistema di controllo di umidità. Dopo aver consolidato adeguatamente la volta, l’accesso- prima angusto- è stato ampliato ed è stato studiato un sistema che permette di aprire e chiudere con sufficiente facilità il vano, rispettando tuttavia il motivo decorativo del pavimento. Un telaio in ferro sostiene infatti i marmi e un sistema meccanico permette lo scorrimento laterale dell’insieme per accedere alla camera. Questo renderà possibile, alla fine degli studi, la nuova deposizione dei i resti e di effettuare i successivi controlli senza difficoltà.

• Grazie alla disponibilità della Parrocchia di San Lorenzo siamo stati in grado di collocare i resti del Granduca e del ‘Bambino in rosso’ (probabile Don Filippino, figlio di Francesco I e Giovanna d’Austria, morto nel 1582) in una stanza adeguatamente attrezzata con teche in plexiglas a tenuta, al cui interno è stato inserito l’azoto. La stanza è costantemente monitorata, in attesa dei risultati delle ricerche tese al recupero degli abiti, fortemente compromessi dal fango del 1966.

• E’ stata realizzata l’illuminazione a norma della cripta lorenese e della zona dove si trova il pilastro sepolcrale di Cosimo Pater Patriae (visibile così anche dal Museo del Tesoro di San Lorenzo). Dopo attenti studi volti a trovare il metodo migliore per illuminare la cripta sono stati utilizzati gli ‘scannafossi’ costruiti per volere di Anna Maria Luisa al fine di risanare le fondamenta dell’edificio e testimoniati nella relazione di Ferdinando Ruggieri. Ancora una volta l’Elettrice Palatina è stata fondamentale nel ‘restauro’ e ‘manutenzione’ dell’edificio a lei tanto caro.

Gian Gastone poteva essere studiato e presentato in molti modi: quello scelto è stato porre l’attenzione non sulla sua fortuna o sfortuna critica, ma farlo conoscere attraverso i documenti dell’epoca, seguendo le fasi della sua vita fino alla malattia e alla morte.

Alla memoria complessa e contraddittoria dei Gian Gastone, sono dedicati un volume e questa mostra che intendono tributare un riconoscimento in termini di ricerche e di studi, dedicati tanto alla sua figura storica quanto ai reperti ritrovati durante le indagini nel sepolcreto familiare nelle Cappelle Medicee a San Lorenzo.

 

Dettagli