Giacomo e Pio Manzù a Bergamo

di Martina Tinti // pubblicato il 31 Ottobre, 2008

E' uno scultore che tocca il cuore, Giacomo Manzoni (Manzù in bergamasco), e bene lo racconta la mostra allestita negli spazi della Gamec di Bergamo, in collaborazione con la Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, in ricordo di questo illustre bergamasco nel centenario della sua nascita: “Giacomo Manzù scultore. Gli anni della ricerca. 1938-1965”. Sono anni fondamentali quelli presi in considerazione dalla mostra, nei quali si alternano filoni di ricerca che lo hanno fatto conoscere in tutto il mondo, facendolo rientrare assieme ad Arturo Martini e Marino Marini nelle tre grandi “M” della scultura italiana del Novecento.

“Il mio lavoro è il ritratto della mia voce, l’incontro coi morti della ‘spagnola’ e con la natura, dai dieci ai quattordici anni. Vi è la sedia, che è l’unica eredità di casa mia, vi sono i cardinali, che sono il ricordo della mia infanzia, vi è il Cristo dell’umanità, che è stato il mio primo conforto e poi sconforto, vi è la vestaglia che portava la signora Lampugnani, vi è il partigiano impiccato che ho visto, vi sono i morti innocenti della guerra, l’incontro con Inge, che mi ha portato l’amore nella vita e nel lavoro, vi è Lenin che ho visto morto, vi sono gli incontri con Papa Giovanni, vi sono i miei figli Giulia e Mileto che vivono con me, vi sono le pieghe che mi perseguitano e, in ultimo, tutti i sacrifici con i quali vivono le mie speranze”.
La sua prima scuola è la bottega di un intagliatore, ma più di questo, la sua scuola è l'osservazione. Importantissimo è il suo rapporto con il sacro: la serie dei Cardinali, incominciata dopo una visita a San Pietro nel 1934, colpito dalle figure dei porporati seduti accanto al Papa, dalla forma essenziale ma monumentale; le Crocifissioni, bassorilievi del 1938-1941, una denuncia contro la guerra e la violenza, una riflessione struggente che presenta Cristo come rappresentante dell'umanità indifesa ed innocente; i ritratti di Giovanni XXIII, bergamasco come lui, ai quali ha lavorato fin quasi allo svenimento.
Per finire la Porta della Morte di San Pietro in Vaticano inaugurata nel 1964, opera innovativa nella quale ha voluto rappresentare l'aspetto umano del divino, la cui ideazione e realizzazione è raccontata in mostra da un bellissimo documentario realizzato nel 1964, nel quale si può vedere la febbrile ricerca della forma perfetta, gli schizzi pensati, studiati, il fare e il distruggere fino ad arrivare ad una espressione totale del significato. Sono sempre le mani che modellano, le mani che plasmano e creano. Molto importante per Manzù è la parte manuale del lavoro dell'artista, la sua qualità di artigiano, di colui che fabbrica, tanto che la Porta di San Pietro porta impressa come firma l'impronta della sua mano. Ma la porta non è sola, fa parte di una trilogia che comprende la Porta dell'Amore del duomo di Salisburgo e la Porta della Guerra e della Pace della chiesa di S. Laurenz a Rotterdam.



Di grande forza espressiva sono i ritratti, nei quali sembra quasi, a volte, che sia riuscito ad intrappolare l'anima della persona ritratta: quello di Francesca Blanc (1940-41), vincitore della IV Quadriennale di Roma, i ritratti della moglie, dei figli; ci sono anche diverse personalità della cultura e dell'arte che lo hanno seguito e sostenuto, tra i quali Brandi, Carrà e Kokoschka. Il Grande ritratto di signora, del 1946, troneggia da solo in una sala appositamente lasciata per lui...ed è veramente una grande emozione vedere la figura di Alice Lampugnani che gli vale la vittoria nella XXIV Biennale di scultura di Venezia. E poi la Bambina sulla sedia, il David...figure fragili, profondamente umane.

Molto commovente l'idea di presentare accanto a quella del padre anche la figura del primo figlio di Manzù nella mostra “Pio Manzù. Quando il mondo era moderno”. Scomparso prematuramente a trent'anni in un incidente d'auto nel 1969, Pio Manzù era diventato in poco tempo una delle promesse più brillanti del design internazionale.
Primo italiano laureato ad Ulm in Industrial Design, si dedica soprattutto al disegno di autovetture, che considera come elementi di un sistema sociale, mettendo in primo piano il problema della funzionalità nel rapporto uomo-macchina, intendendo la progettazione come possibilità di cambiare le condizioni di vita delle persone. Consulente della Fiat, non molti sanno che fu lui a disegnare la Fiat 127. Ma la sua creatività spazia dalle lampade ai bicchieri, dalle scale alle bottiglie, fino agli orologi.

Come il padre ha modellato una visione moderna nell'arte, così il figlio ha disegnato un modo moderno di vedere il futuro.


Giacomo Manzù scultore. Gli anni della ricerca 1938-1965
Pio Manzù. Quando il mondo era moderno

Fino all'8 febbraio 2009 Gamec, Bergamo
www.gamec.it

 

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