Georges Seurat - Paul Signac e i neo impressionisti
di // pubblicato il 09 Ottobre, 2008
di Gian Luigi Zucchini
L’impressionismo, che tanto rivoluzionò la storia della pittura, ebbe durata abbastanza breve. Un decennio circa, tra il 1870 e il 1880, dopodiché si aprì ulteriormente la ricerca per una rinnovata stagione di esperienze che, partendo dalla luce, approfondissero lo studio delle vibrazioni ottiche, delle suggestioni cromatiche, nel tormentato assillo di offrire alla pennellata una sempre maggiore intensità di vibrazioni, l’idea quasi concreta del movimento.
Già in Monet, ad esempio, e – in misura minore – in altri impressionisti, questo assillo era stato presente, ma nei primi anni del 1880 si cominciò a considerare superata l’esperienza puramente impressionista, a cui rimase legato fedelmente il solo Sisley, e ci si misurò con nuovi tentativi e più approfondite indagini sul colore, anche in seguito alle ricerche ed agli esiti sempre più analitici ottenuti dagli studi di fisica, e particolarmente quelli sulla fisica ottica.
L’approccio al neo-impressionismo è dunque caratterizzato anche da supporti scientifici, in un incontro pluridisciplinare che caratterizzerà in gran parte il lavoro artistico di fine Ottocento e soprattutto del Novecento, come già peraltro si era svolto in tempi antichi, nel Rinascimento, quando gli studi sulla geometria e la matematica coinvolsero pure gli artisti, consegnando loro le chiavi della prospettiva, dell’ordine compositivo, delle proporzioni esatte, e sviluppando in campo artistico gli studi che Luca Pacioli aveva elaborato nel suo trattato intitolato appunto “De Divina Proportione”.
Il principio su cui si basava l’approfondita indagine sull’esperienza impressionista partiva dalla luce, ovviamente, trasferita sulla tela mediante il colore. E si fondava sul principio scientificamente provato che il bianco è l’insieme di vari colori, i quali, suddivisi opportunamente in tocchi di colore puro, lasciano nella retina dello spettatore l’idea di un vibrare ottico, dato appunto dall’accostamento scientificamente esatto di questi piccoli punti colorati.

È ciò che proveranno a realizzare George Seurat (1860-1891) e Paul Signac (1863-1935) quando i due artisti si incontrarono per la prima volta nel 1884 e fondarono, l’anno dopo, il movimento neo-impressionista, basato appunto su queste teorie, e che in seguito verrà meglio conosciuto come pointillisme, in ragione appunto della miriade di punti cromatici con i quali viene costruita l’immagine. Il dipinto che segna l’avvio e la definizione di queste ricerche è la grande tela eseguita da Seurat, denominata “Una domenica pomeriggio nell’isola della Grande Jatte” (1884-86, c/o Art Institute of Chicago, non in mostra a Milano), per la quale eseguì numerosi studi e ricerche.
Nel contempo Signac, partito – come del resto anche Seurat – dalla pittura en plein air, affronta con maggior vigore cromatico l’esperienza innovativa della divisione del colore, tracciando sulla tela trattini sempre più carichi di colore invece dei fragili punti di Seurat, ed allargando sempre più questa dimensione di acceso cromatismo, che offrirà poi interessanti spunti a Matisse, a Mondrian, a Kandinsky e ad altri, aprendo così la strada al Fauvisme.

La mostra che si aprirà domani a Milano presenta un cospicuo tracciato di questo movimento e della sua evoluzione, suddiviso in sette sezioni, più un’ultima appendice dedicata alla fotografia, in particolare quella basata sul colore e sulle teorie relative, con diverse, suggestive immagini.
Le opere presenti sono circa un centinaio, ed oltre i dipinti di Seurat e Signac, si espongono tele di Lucien e Camille Pissarro (che pure tentò per breve tempo l’esperienza ‘puntillista’), Henri Edmond Cross, di intenso ed acceso vigore cromatico, dei belgi Henry van de Velde, Théo van Rysselberghe e Costantin Meunier, di Maximilien Luce, cantore, nella trepida luminosità del colore, del mondo operaio e delle tensioni sociali che all’epoca emergevano dietro l’impulso delle idee socialiste, e di altri ancora.
Inoltre, sono esposte pure opere di alcuni italiani, come Balla e Severini, ad indicare come il movimento avesse interessato non soltanto la Francia ma gran parte dell’Europa artistica, e particolarmente l’Italia, per mezzo di alcuni artisti che ripresero e svilupparono in modo originale e personale le suggestioni neo-impressioniste e ‘puntilliste’.
La mostra milanese, allestita in Palazzo Reale fino al 25 gennaio, si avvale di un catalogo Skira, con interessanti saggi sul colore e sulla fotografia e colori.
Gian Luigi Zucchini
Didascalie immagini in ordine di pubblicazione:
Georges Seurat Chahut, étude
Chahut, studio
1889-1890, olio su tela, 55,7x46,2 cm
Buffalo, The Albright-Knox Art Gallery
Paul Signac Saint-Briac. Les balises. Opus 210
Saint-Briac. Le boe. Opus 210
1890, olio su tela, 63,8x80 cm
Collezione privata